Pagina 4 - Opinione del 04-9-2012

Versione HTML di base

di
GIANLUCA PERRICONE
ignori, rilassatevi: provate a fa-
re un po’ di pace con il vostro
cervello e, soprattutto, non conti-
nuate a dar vita a teatrini di avan-
spettacolo mentre ci sarebbe biso-
gno, anziché di polemiche di
bassissima qualità, di una unione
per «salvare il salvabile» (copy-
right Edoardo Bennato).
Vi ricordate quando, a Pompei,
nel 2010, ci fu il crollo di parte
del muro perimetrale della Domus
Gladiatoria? Tutti ad indicare San-
dro Bondi (allora ministro dei Be-
ni culturali) quale unico respon-
sabile del cedimento e qualcuno
ebbe anche il coraggio di chieder-
ne addirittura le dimissioni.
Andiamo avanti. Mancava una
decina di giorni alla fine di agosto
(stiamo quindi parlando di una
quindicina di giorni fa) quando, a
Roma, è venuta giù parte del ri-
vestimento del muro del Pincio del
Valadier in via Gabriele D’Annun-
zio. In questo caso il “colpevole”
è stato identificato in Gianni Ale-
manno che già sulle spalle, secon-
do i suoi critici, ha già grosse re-
sponsabilità per aver fatto
nevicare lo scorso inverno e per
aver fatto diluviare qualche mese
prima. Questi del centrodestra,
d’altronde è noto, se le inventano
tutte per mettere in ginocchio le
città (o la nazione) che ammini-
S
strano, minandone addirittura la
stabilità delle testimonianze stori-
che. Non si capisce bene perché,
nel caso di Pompei, il crollo era
imputabile all’inefficienza del mi-
nistro, mentre, nel caso di Roma,
la colpa del tracollo murario è at-
tribuibile al primo cittadino e non
all’attuale ministro Lorenzo Or-
naghi (successore nel ruolo al Bon-
di di cui sopra). Misteri.
Ma l’altro giorno ogni ragio-
nevole limite è stato oltrepassato:
una focosa coppia è stata beccata
a fare sesso (reale, non virtuale)
nei pressi del laghetto del Giglio
a Villa Pamphili, sempre a Roma,
incurante di tutto ciò che accadeva
intorno all’improvvisato amplesso:
per i due (stavolta uomo e donna,
stiano tranquilli i lettori…) nulla
era più importante dell’improvviso
scatenarsi dell’ardore passionale
e non è esistito più tutto ciò che,
invece, era intorno a loro (bimbi
che giocavano, amanti del
jogging
o anziani impegnati a dibattere
sulle panchine). Di chi è la colpa
dell’improvvido amplesso secondo
voi? Ma naturalmente del povero
Alemanno reo tra l’altro, secondo
qualche esponente del Pd (oramai
ridotto come tutti possiamo vede-
re quotidianamente), di non aver
rispettato la proclamata sicurezza
per la città; addirittura il consi-
gliere regionale Pd Foschi afferma
che «con Alemanno siamo arrivati
al sesso
on the road
», facendo fin-
ta di dimenticare che episodi simili
sono prima avvenuti, durante que-
sta estate calda del 2012, a Firenze
(sindaco Renzi, 23 giugno) e a Mi-
lano (sindaco Pisapia, 4 luglio).
Nessun “Foschi”, in quelle circo-
stanze, aveva mosso critiche ai Pri-
mi cittadini delle città interessate
dalle erotiche performance.
In conclusione. Finchè la poli-
tica si ostinerà ad andare avanti
con le accuse di parte – talvolta,
è bene chiarirlo, gli addebiti che
non stanno in piedi arrivano an-
che dalle opposizioni di centrode-
stra verso sindaci dell’opposto
schieramento – anziché cercare di
risolvere le questioni che quotidia-
namente sono di fronte agli occhi
di tutti, non riuscirà mai ad af-
frontare alcun crollo: né dei pezzi
di storia, né del paese più ampia-
mente inteso, né (soprattutto) della
propria credibilità nel giudizio de-
gli elettori.
II
POLITICA
II
Alemanno, i crolli, il sesso
e le polemiche fuori luogo
Alemanno: il tweet
che copiaObama
Il dramma dell’Alcoa è una responsabilità di tutti
g 1 di domenica 2 Settembre,
ore 13,30. Il servizio riguarda
l’Alcoa, fabbrica sarda di allumi-
nio in corso di dismissione poiché
non più competitiva. Il giornalista
definisce la stessa come «l’indu-
stria in assoluto la più energivora
d’Italia». Segue l’intervista con un
operaio che si considera già disoc-
cupato e privo di speranze per il
futuro. Fin qui nulla di particola-
re. Se non che per un attimo, sullo
sfondo e dietro la fabbrica, si è
potuta osservare l’elica di una pa-
la eolica che girava. Molto lenta-
mente, come la nostra economia.
Ecco: la sintesi della follia ita-
liana, della malattia che ci pervade
e non ci consente di guardare con
realismo i fatti e le cose del mon-
do, è concentrata tutta in questa
immagine. Mentre la fabbrica più
energivora d’Italia è costretta a
chiudere perché non più remune-
rativa a causa degli elevati costi
energetici, una inutile pala eolica
si innalza verso il cielo, espressio-
ne della nullità dei politici, della
dabbenaggine dei cittadini italiani
tutti, della potenza del racket am-
bientalista che, di fatto, (s)governa
questo paese.
Gli operai sardi, privati del lo-
ro presente e del loro futuro, e gli
“ecologisti” che ingrassano alle
loro spalle. I sardi, come del resto
tutti gli italiani, hanno espresso
ed esprimono tutta la loro avver-
sità, unici al mondo, verso l’ener-
gia prodotta dall’atomo, di cui si
nutrono le nazioni a maggiore svi-
luppo economico, in nome non
T
solo di una salvaguardia da sup-
posti e inconsistenti pericoli, ma
soprattutto in nome di un convin-
cimento, molto pericoloso, di un
progresso possibile basato unica-
mente su sole, vento, maree o al-
tro che pervade i loro sogni in-
fluenzati da una propaganda
potente per mezzi e diffusione che
quotidianamente irrora l’elemento
tossico della menzogna e della fal-
sità.
Così, mentre l’antagonista di
Obama, il repubblicano Romney,
indica tra i suoi punti program-
matici l’indipendenza energetica,
e mentre lo stesso Obama, incas-
sati i voti degli ambientalisti, ha
dato anche lui il via a nuove pro-
spezioni petrolifere in ogni dove
e alla costruzione di altre centrali
nucleari, i sardi, e con loro tutti
gli italiani, si scavano la fossa del-
la recessione, della disoccupazio-
ne, della povertà economica.
Un’anticamera della perdita di in-
dipendenza e della sottomissione
a potenze che, pezzo dopo pezzo,
acquisteranno
assets
molto signi-
ficativi per la nostra economia.
Il tutto mentre politicanti pa-
rassiti, inadeguati per conoscenze
e coraggio civile, per onestà, per
capacità di servire il paese, discet-
tano di alleanze per il prossimo
governo, si spartiscono poltrone
prima ancora delle elezioni, e
mentre il governo dei professori,
ormai invischiato nella collosa tela
di ragno dei primi, assapora il dol-
ce del potere fine a se stesso, pen-
sando già a trasformarsi da teorici
quali sono, a praticanti, non pre-
cari né occasionali, della politica
italiana.
Inutile spiegare quindi ai sardi
i vantaggi che deriverebbero alla
loro comunità da un investimento
sul nucleare, inutile spiegare loro
quale flusso di capitali pioverebbe
sull’isola e quanti posti di lavoro
qualificati si creerebbero sia in fa-
se di costruzione che in fase di ge-
stione. Altrettanto inutile tentare
di far capire loro che con l’energia
a basso costo l’Alcoa sarebbe di
nuovo competitiva, come sarebbe
inutile rimarcare nuovamente che
una centrale di produzione elet-
trica sull’isola comporterebbe
sgravi niente affatto trascurabili
sulle loro bollette. Se interrogati,
con molta probabilità continue-
rebbero a voler vedere innalzate,
inutili totem del pianeta verde, pa-
le eoliche o altrettanto inutili pan-
nelli solari.
Di qui una responsabilità col-
lettiva dei politici e della società
(cosiddetta) civile nella cattiva sor-
te che ci stiamo scegliendo. Per-
ché, se è vero che l’Alcoa rappre-
senta oggi l’evidenza di un
fallimento dovuto alle (non) poli-
tiche energetiche di questo paese,
è altrettanto vero che essa non è
altro che la famosa punta dell’ice-
berg che non mostra il disastro
prossimo venturo. Causa di un go-
verno, quello attuale, che non go-
verna positivamente, e causa di un
ceto politico peggiore ancora di
quello che si sarebbe potuto im-
maginare e giudicare.
In questo quadro non è difficile
prevedere il decadimento della no-
stra economia, ma prima ancora
della nostra tenuta civile, della no-
stra capacità di sopravvivenza ri-
spetto alle sfide che da tempo, co-
me uragani, percorrono il globo.
Purtroppo a nulla valgono gli
ammonimenti o le ragionevoli in-
dicazioni.
La sintesi dell’Italia di oggi è
tutta in quella fugace immagine
descritta: un operaio che già si
sente disoccupato, e sullo sfondo
una pretenziosa pala eolica.
GIUSEPPE BLASI
Senza l’indipendenza
energetica il paese
è condannato
a essere povero
Un operaio disperato
e l’elica di una pala
eolica che gira lenta
come la nostra economia
a Repubblica
la impacchetta di
prima mattina: Berlusconi ha
chiamato il sindaco, alias Gianni
Alemanno per invitarlo a non ri-
presentarsi per la corsa al Campi-
doglio. «Li hai visti i sondaggi? Se
ti ripresenti, Roma è persa», avreb-
be detto l’ex premier al primo cit-
tadino della Capitale (un condizio-
nale che usiamo noi, dato che il
quotidiano di Ezio Mauro usa l’in-
dicativo). Nonostante Alfano sem-
bri testimoniare l’opposto (ha pa-
trocinato la presentazione della lista
civica Alemanno), nel Pdl la paura
di perdere la poltrona di Roma
sembrerebbe essere a buon punto,
tanto che Berlusconi, che vive di
sondaggi, si è allarmato non poco.
Pronte però le smentite dei diretti
interessati. Da Palazzo Grazioli ar-
riva un bel comunicato: «Non c’è
stata nessuna telefonata tra il pre-
sidente Berlusconi e il sindaco di
Roma Alemanno come invece ri-
porta stamani
La Repubblica
. È
un’altra invenzione giornalistica di
una lunga serie. Il presidente Ber-
lusconi conferma la sua fiducia nel
sindaco Alemanno». Diversa e me-
no “classica” la reazione dell’attuale
sindaco. La risposta, nel giorno del
temuto maltempo che alla fine ha
abbastanza risparmiato la Capitale,
è arrivata via Twitter, il
social net-
work
su cui il sindaco è stato am-
piamente dileggiato durante l’emer-
genza neve del febbraio scorso.
L
Nessun commento, ma solo una la-
conica foto: Alemanno di spalle, se-
duto sulla sedia del suo ufficio, la
scrivania piena di scartoffie, la foto
di Napolitano sullo sfondo, la lupa,
il casco per le sue uscite in moto.
Sotto campeggia uno scritto di li-
viana memoria: “Hic manebimus
optime”. Qui staremo benissimo.
Ma la citazione per il sindaco è
doppia: la stessa frase era anche di
frequente utilizzo per D’Annunzio,
che ne fece lo slogan per l’occupa-
zione di Fiume. Romanità ed ere-
dità del ’19, un compendio di storia
di un certo livello. Tutto ciò però
dopo che Obama, solo pochi giorni
prima, aveva anch’egli twittato una
foto analoga in relazione alle parole
di Clint Eastwood, con la seguente
dicitura: “This seat’s taken”. Questa
sedia è occupata, con l’uso di quel
“taken” che, nell’inglese americano,
è anche il modo per dare il due di
picche a qualcuno che ci prova con
te: “Sorry, but I’m taken” o per re-
spingere l’assalto di qualche cor-
teggiatore nei confronti della pro-
pria ragazza: “She’s taken”. È
meglio che ti allontani, in pratica,
pure di fretta e senza ripeterlo due
volte. Obama e Alemanno cerca-
vano di scrivere qualcosa di memo-
rabile da citare negli anni a seguire:
il risultato però è stato maggior-
mente simile ad un’esibizione di
muscoli da fine turno in palestra.
ENRICO STRINA
L’OPINIONE delle Libertà
MARTEDÌ 4 SETTEMBRE 2012
4