Direttore ARTURO DIACONALE
Fondato nel 1847 - Anno XVII N.285 - Euro 1,00
DL353/2003 (conv. in L 27/02/04 n. 46) art.1 comma 1 - DCB - Roma / Tariffa ROC Poste Italiane Spa Spedizione in Abb. postale
Venerdì 7 Dicembre 2012
delle Libertà
I sacerdoti mediatici (emalvagi) del bene comune
onostante la temporanea di-
scesa del nostro spread sui ti-
toli pubblici, dovuto essenzialmente
all’azione della Bce di Mario Dra-
ghi, dobbiamo registrare il preoc-
cupante aumento del debito pubbli-
co il quale, malgrado le stangate
fiscali degli ultimi tempi, è cresciuto
di ben 98 miliardi dall’inizio del
2012.
Eppure, considerando che
molti altri indicatori macro-econo-
mici sono nettamente negativi, sui
media nazionali prosegue senza so-
sta un dibattito a dir poco surreale.
In sostanza, si mettono in scena di-
scussioni e contraddittori (l’ultima
è quella sull’ennesima assunzione in
blocco dei cosiddetti precari della
N
pubblica amministrazione, che vede
in prima linea la grancassa televisi-
va, il
Tg3
,
della sinistra montante)
tra i vari esponenti dei partiti tradi-
zionali con un intento abbastanza
preciso: scovare nel mare magnum
della politica la miglior soluzione
per uscire finalmente dalla crisi che
sta letteralmente soffocando il paese
reale.
Ora, in primis occorre rilevare
che, nonostante il colossale fallimen-
to che ha caratterizzato anche la co-
siddetta seconda Repubblica, in que-
sti spettacolini di pseudo
approfondimento il conduttore-im-
bonitore di turno, oltre a cercare di
far accreditare in modo quasi subli-
minale le tesi politiche a lui più vi-
cine, si rivolge ai vari ospiti - gente
che magari ha passato metà della
propria esistenza in Parlamento -
come se attraverso di essi parlasse
l’oracolo della verità rivelata. Ora-
colo di una visione sostanzialmente
costruttivistica della società, in cui
si dà per acquisita una concezione
della realtà che acquisita non è af-
fatto. Ovvero l’idea, del tutto desti-
tuita di fondamento, secondo la
quale ogni cosa - compresa la solu-
zione di qualunque problema sociale
-
discenderebbe da un atto delibe-
rato della sfera politico-burocratica.
Pertanto ne consegue sul piano me-
diatico che solo interpellando fino
in fondo i soci vitalizi della stessa
casta politico-burocratica risulte-
rebbe possibile offrire al popolo de-
gli ascoltatori un ventaglio di ricette
accettabili. Ma in realtà, come se si
trattasse di un frattale (particolare
figura geometrica che ripete nelle
sue componenti più piccole l’iden-
tica forma d’insieme) ideologico, le
tesi dei politici della stragrande mag-
gioranza dei politici di professione,
con varie sfumature, ruotano tutte
intorno ad alcuni punti fermi. In sin-
tesi si invoca più Stato e maggior
regolamentazione, con forti iniezioni
keynesiane di spesa pubblica per
uscire dalla crisi.
Continua a pagina
2
Il casoPassera spezza l’ipocrisiadel governo tecnico
n altro governo in bilico
per questioni di Passera».
In una battuta fulminante il giorna-
lista Enzo Sara, ha sintetizzato due
anni di politica italiana. Il prologo
lo conoscono tutti, caso Ruby e va-
rie. Quello che potrebbe rappresen-
tare l’epilogo di questo biennio, in-
vece, è stato avviato con la
dichiarazione che il ministro tecnico
allo Sviluppo Corrado Passera ha
fatto ad Agorà contestando la deci-
sione di Silvio Berlusconi di presen-
tarsi alle prossime elezioni politiche
e sostenendo che la ricandidatura
dell’ex premier rapresenterebbe agli
occhi del resto del mondo e dei no-
stri partner un passo indietro del-
«
U
l’Italia. Una dichiarazione politica,
insomma. Che tradisce senza mar-
gine di equivoci, l’intenzione del mi-
nistro di riposizionarsi e precosti-
tuirsi un futuro politico personale
sotto l’ala protettiva del centrosini-
stra. Legittime aspirazioni, certo. Ma
sarà singolare che un ministro di un
governo tecnico, che quindi dovreb-
be ricoprire un ruolo di terzietà, si
esponga personalmente, usando il
suo ruolo istituzionale, davanti alle
telecamere ed entrando a gamba te-
sa nel confronto tra gli schieramenti
politici pronti alla sfida della pros-
sima tornata elettorale per delegit-
timare il leader del partito a mag-
gioranza relativa che sostiene
l’esecutivo di cui fa parte? E che uti-
lizzi la rete televisiva nazionale per
distribuire patentini politici e stig-
matizzare il rischio di retrocessione
del paese senza, tra l’altro, che una
riforma a favore dello sviluppo e
dell’economia sia stata presa a van-
taggio dell’Italia inabissatasi nel frat-
tempo in un regime di insostenibile
vessazione fiscale, di recessione e di
innegabile peggioramento econo-
mico e sociale? Quando Passera par-
la della retromarcia cui è esposta
l’Italia per via della decisione di Ber-
lusconi e addossa le responsabilità
dell’attuale crisi agli ultimi dieci anni
di governo (pur avendo parlato di
reponsabilità diffuse), omette di ri-
conoscere un dato che di cui è ben
consapevole: l’impoverimento del
paese è dovuto in massima parte
all’esplosione di un sistema che per
cinquant’anni ha retto all’insegna
della trasformazione delle strutture
pubbliche in strutture clientelari e
della conseguente e progressiva cre-
scita della spesa pubblica. È evidente
che il procuratore aggiunto di Pa-
lermo, Antonio Ingroia, ha dato il
buon esempio e avviato la norma...
Continua a pagina
2
di
BARBARA ALESSANDRINI
Il ministro di un governo
tecnico dovrebbe
ricoprire un ruolo
di terzietà. Non può
esporsi, usando
il suo ruolo istituzionale,
entrando a gamba tesa
contro il leader
di un partito che sostiene
l’esecutivo di cui fa parte
di
CLAUDIO ROMITI
Malgrado i dati negativi
della nostra economia,
sui media nazionali
prosegue senza sosta
un dibattito a dir poco
surreale, in cui si danno
per scontate concezioni
della realtà del tutto
destituite di ogni
fondamento razionale
Per il centrodestra Berlusconi è come Silvio Piola
accontano le storie del calcio
che Silvio Piola giocò fino alla
soglia dei quarant’anni. Con l’età
era diventato più lento e meno po-
tente. Ma bastava il suo nome per
mettere in ansia le difese delle
squadre avversarie. Perché la classe
non era affatto scomparsa e tutti
sapevano che gli sarebbe bastato
un solo guizzo per far vincere la
partita alla propria squadra e giu-
stificare la presenza in campo.
Per il Pdl, Silvio Berlusconi è
l’equivalente di Silvio Piola. Sarà
pure diventato più lento, meno po-
tente di prima. Ma lasciare in pan-
china un talento puro delle cam-
pagne elettorali come il Cavaliere
R
sarebbe un atto di autolesionismo.
O va relegato in tribuna dopo
avergli tolto la divisa ed avergli im-
posto di mettere gli scarpini al
chiodo. Oppure gioca e costringe
la squadra avversaria a concentrar-
si su di lui nel tentativo di scon-
giurare il famoso guizzo del cam-
pione in grado di risolvere la
partita o ribaltarne il risultato. Il
Pdl, quindi, sarebbe autolesionista
se non decidesse di puntare ancora
una volta sul suo fondatore. Per-
ché, malgrado l’appannamento e
le infinite campagne di denigrazio-
ne subite ed ancora in corso, rap-
presenta ancora una speranza ed
un punto di riferimento per quella
parte dell’elettorato di centrodestra
che non vuole arrendersi alla pro-
spettiva di consegnare il paese ad
una sinistra fatta di gente che sa-
luta la vittoria di Bersani alle pri-
marie con il pugno chiuso della
vecchia tradizione comunista.
Esiste nel Pdl una alternativa al
vecchio campione? Se ci fosse sta-
ta, sarebbe spuntata in questi ulti-
mi mesi di passo indietro berlusco-
niano e di tormento interno dei
quadri dirigenti del partito. Ma
l’alternativa non è spuntata. Non
solo in veste di leader nuovo. Ma
soprattutto in veste di linea politica
innovativa. Chi pensava che al ber-
lusconismo vecchio stampo si sa-
rebbe dovuta sostituire l’alleanza
ad ogni costo con i centristi ex-de-
mocristiani e finiani, è rimasto al
palo. La prospettiva di dare vita
insieme all’Udc ed agli altri cespu-
gli centristi il Ppe italiano, scari-
cando gli ex-An e i liberali storici
ex-Forza Italia, è miseramente nau-
fragata. Perché Casini è ammalato
di tattica, Fini è la zavorra di qual-
siasi progetto politico, Monteze-
molo non corre, i cespugli di area
cattolica hanno già deciso di sal-
tare sul carro del vincitore bersa-
niano e , soprattutto, gli elettori
hanno già condannato un esperi-
mento che non sa proporre...
Continua a pagina
2
di
ARTURO DIACONALE
Più che resistere
all’idea di rivedere
il Cavaliere in campo,
il Pdl deve affrettarsi
a rimettere tutta
la squadra al servizio
del suo“campione”
(
pur stanco e azzoppato)
e della logica bipolare
da lui incarnata
Il Pdl stacca la spina al governo
Il Popolo della Libertà non vota il decreto legge sullo sviluppo, astenendosi sia al Senato sia alla Camera.
Parla Napolitano: «Non lasciate andare tutto a picco». Ma il Cav: «I miei mi chiedono di tornare in campo»