Pagina 4 - Opinione del 09-9-2012

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l tempo delle serate pizza e
DVD è finito, a questo ci sia-
mo arrivati da un pezzo. Si usci-
va di casa e si passava da Block-
buster, poi in pizzeria, e la serata
era fatta. Semplicemente non si
fa più. Questo però non significa
che sia finito il tempo in cui si
noleggiavano i film. I film si pos-
sono ancora noleggiare e c’è an-
che voglia di farlo, ma oggi si
può restare a casa e fare tutto da
lì, on line.
È più veloce. È più comodo.
Insomma, c’è ancora mercato
per il noleggio di film. Questo l’-
hanno capito tutti, meno che chi
avrebbe dovuto davvero capirlo,
cioè quelli che dal noleggio di un
film ci dovrebbero guadagnare,
le case di produzione. Dovrebbe
essere tutto più semplice e godi-
bile per chi desidera passare una
tranquilla serata pizza e film.
Hollywood sembra non ca-
pirlo. Tanto che David Pogue,
editorialista del New York Ti-
mes, ha persino stilato una lista
di facili regole con le quali Hol-
lywood può continuare a fare
soldi allentando un po’ la presa
e muovendosi in modo intelli-
gente.
Il prodotto noleggiato on line,
infatti, non è per niente lo stesso
di quello che si portava a casa
prima.
Anzi, i contro del mercato del
noleggio digitale superano net-
tamente i pro.
Tra i lati negativi del noleggio
digitale messi in evidenza da Po-
gue, c’è un problema di tempi-
stica. Quando si noleggia la ver-
sione digitale di un film si hanno
spesso solo 24 ore per vederlo.
Ma c’è anche un problema qua-
litativo. Non è infatti possibile
accedere a nessun tipo di conte-
nuto extra, come ad esempio sce-
I
ne tagliate, interviste al cast, er-
rori durante le riprese, ecc. Tutto
materiale che si poteva invece
guardare affittando il caro vec-
chio DVD. A ciò si andrebbe ad
aggiungere un problema di infra-
strutture, infatti non sempre la
connessione internet è sufficien-
temente potente.
Ma il problema più grande ri-
guarda la disponibilità dei film.
Dopo l’uscita nelle sale, passano
mesi prima che sia disponibile a
noleggio in versione digitale nelle
case dei cinefili. Perché? Perché
prima di arrivare al tuo sito di
noleggio on line preferito, il film
deve essere disponibile per una
serie di canali privilegiati, quali
ad esempio gli hotel, i sistemi
pay-per-view, la HBO ecc. Solo
in ultimo potrai affittarlo per go-
dertelo in santa pace. Qualche
film, poi, è addirittura introva-
bile.
Quello che fino ad ora l’indu-
stria dell’intrattenimento non è
riuscita a fare (per fortuna) è fer-
mare la voglia di cinema che ha
la gente. La gente vuole vedere i
film, possibilmente senza pagare
troppo e il prima possibile. Se
non dai loro questa possibilità,
si procureranno il film in altro
modo, ovviamente in modo ille-
gale.
Dal 2009 il traffico di utenti
sui siti che consentono di scari-
care film illegalmente è aumen-
tato di sei volte. Si calcola che il
download di film di qui al 2015
aumenterà del 23%. E in tutto
questo, dei 10 film più piratati
del 2011, ad oggi, nell’estate del
2012, nessuno è ancora disponi-
bile in affitto on line. Curioso.
Sembra che l’industria cinema-
tografica stia effettivamente in-
coraggiando la pirateria on line.
IRENE SELBMANN
di
GIOVANNI COLOMBO
l Cardinal Martini ha termina-
to la sua corsa terrena.
Scompare dai nostri occhi
uno dei personaggi principali del-
la vita della chiesa nell’ultimo
trentennio, un (quasi) Papa, mol-
to letto, molto ascoltato dai me-
dia (anche se non è mai stato, a
differenza di Wojtyla, l’uomo del-
le folle e del gesto).
Se ne va il Gigante, il princi-
pale riferimento religioso, mora-
le, intellettuale della mia giovi-
nezza. L’ho seguito fin dal suo
arrivo in diocesi, ho avuto la for-
tuna di conoscerlo personalmen-
te e di confidarmi con Lui come
fosse mio padre. A lungo mi so-
no vantato di essere un “marti-
niano”, poi ho smesso, visto che
lui stesso mi ripeteva: di Maestro
ce n’è uno solo!
Martini si è speso fino all’os-
so per farci conoscere la Parola.
“In principio la Parola” è il
titolo della sua più intensa lettera
pastorale e ben sintetizza il cuore
del suo magistero. “Leggi la Pa-
rola... sottolinea la Parola”,
quante volte l’ha ripetuto. La Pa-
rola che parla di Gesù è Gesù
stesso, e come lui incessantemen-
te in moto, senza fine nel movi-
mento di dare tutto di se stessa.
Se ascoltata e “ruminata”, susci-
terà in noi le parole giuste per
quest’epoca di alto sbandamento,
le parole gocciolanti in grado di
“rimettere al mondo il mondo”.
Con le sue parole intorno alla
Parola, Martini mi ha cambiato
Dio. Non più il Dio lombardo,
cupo, controriformista, il Dio col
vocione che produce l’inflazione
del senso di colpa. Ormai Dio è
vento sottile e sua volontà la no-
stra liberazione: la partenza da
tutti i varchi, l’apertura di tutte
I
le gabbie. Ah, le gabbie...
In Martini ho visto da vicino
la fatica di star dentro le tante
costrizioni in cui s’infossa la vita
della chiesa cattolica d’Occiden-
te, sia dal punto di vista morale
sia dal punto di vista pastorale.
Alla fatica si è presto aggiun-
ta (metà degli anni Ottanta) an-
che la viva preoccupazione di
non apparire l’anti-Papa, l’anti-
Wojtyla, e di riuscire a sottrarsi
al continuo controllo vaticano.
A mio avviso, era in battaglia
continua, fuori e dentro di sé,
con il marmo di sacra romana
chiesa. Da un certo punto in poi
il campo di questa battaglia è di-
ventato il suo stesso corpo, come
se il tremolio parkinsoniano non
foss’altro che la costante lotta
tra la spinta ad essere se stesso
e la controspinta a non esserlo,
per non disobbedire all’ autorità
costituita.
Alla fine il controllo estremo
ha avuto il sopravvento e il Gi-
gante si è trovato rinchiuso den-
tro una corazza. Ha dovuto ri-
nunciare alla sua originalità, alla
sua “martinità”.
È stato bello, sì, molto bello
conoscere e frequentare padre
Carlo. E il modo migliore di ri-
cordarlo sarà quello di seguire
la strada che lui stesso aveva in-
travisto dal suo personale monte
Nebo e di cui parlò tanti anni fa
durante la messia esequiale di
uno dei suoi più cari amici, don
Luigi Serenthà: «procedere per
una più grande scioltezza nella
Chiesa, per una più grande liber-
tà di spirito, per una più grande
creatività, soltanto in questo mo-
do si manifesta la vitalità della
Parola, del mistero pasquale del-
la morte e della risurrezione di
Gesù».
Aveva capito assai bene quan-
t’è indispensabile alleggerire e, in
tal senso, è riuscito a fare più di
quanto lasciasse prevedere la sua
estrazione alto borghese, la sua
impostazione perfetta e il suo
ruolo di “principe della Chiesa”.
Oggi, finalmente sciolto da
pesi obblighi dolori, è giunto
«nella pienezza totale che non è
cancellazione delle singole indi-
vidualità ma affermazione piena
dell’ individualità di ciascuno in
una perfetta armonia in Dio» (ci-
tazione dell’ Inno all’ universo di
un altro gesuita, Teilhard de
Chardin, che Martini stesso usa-
va per spiegare come sarà in Cie-
lo).
Adesso tocca a noi, che re-
stiamo per qualche giorno anco-
ra su questa terra di terra e sassi,
non farci frenare dalle pesantez-
ze del vivere e volteggiare in li-
bertà di spirito sopra ogni pietra
tombale.
II
POLITICA
II
K
Carlo MARTINI
segue dalla prima
Bondi e Obama
(...) Ma abbiamo provato a comprendere co-
sa passava per la loro testa: il primo presi-
dente nero, certamente molto cool, giovane,
bello. Ha tutto, pazienza se non è bravo.
Adesso però è quasi finito il primo mandato
di questo signore e ci ritroviamo un’America
più debole, meno ricca, meno ottimista, con
un debito pubblico ormai insostenibile. Gli
americani, almeno una buona parte, iniziano
a pensare che forse quella scelta non è stata
la più felice possibile. I leader (o presunti tali)
del Pdl invece insistono. Se quattro anni fa
Bondi si è innamorato della “perla nera” (ci-
tazione tratta da una sua poesia dedicata al
presidente americano) e della sua immagine
così travolgente, vorremmo capire cosa ci sa-
rebbe da salvare di questi quattro anni di go-
verno. Non è questione di lana caprina per-
ché c’entra, moltissimo, con quello che il Pdl
vorrà essere in futuro.
Crediamo in una politica estera che, dal 2001
al 2006, ci ha portato ad essere mille volte
al fianco degli Stati Uniti all’insegna di un
rinnovato protagonismo del Patto atlantico
e dell’interventismo democratico o crediamo
nel pavido “leading from behind” di questo
Presidente e dei suoi consiglieri? Crediamo
che rovesciare il regime di Saddam Hussein
sia stato un errore o che invece rappresenti
un errore assistere inerti ai massacri siriani?
Di più, da cattolico, Bondi pensa normale
sostenere un candidato che nella versione
originale della sua “piattaforma program-
matica” fa togliere ogni riferimento alla pa-
rola “Dio”. Caro Sandro Bondi, credo ci sia
un gigantesco malinteso. Questa America in-
carnata da Obama che a lei piace molto,
semplicemente non è l’America. E’ una sua
copia timida e sgualcita che assomiglia molto
all’Europa socialdemocratica che quelli di
centrodestra dovrebbero lottare per cambiare.
Fosse vivo Ronald Reagan le direbbe soltanto
un sibillino: «There you go again». Reagan
e Thatcher, appunto. Siamo partiti ispirandoci
a loro e siamo finiti sostenendo Obama. C’è
qualcosa che non va in questo centrodestra
e non siamo certo noi.
SIMONE BRESSAN
Campagna Usa
(...) ha permesso solo di sospendere (e non
fermare) la procedura di espulsione per circa
il 2% di clandestini ancora in attesa di giu-
dizio.
Terzo: non aspettiamoci che Romney sia un
guerrafondaio e Obama un pacifista. Sotto
il presidente democratico (premio Nobel per
la Pace), gli Usa hanno partecipato ad una
guerra (in Libia) senza chiedere l’autorizza-
zione al Congresso. La guerra in Afghanistan
è continuata con maggiore intensità. Obama
si è ritirato dall’Iraq, è vero, ma la decisione
era già stata presa da Bush. Gli attacchi dei
droni contro le cellule terroriste nello Yemen,
in Somalia e in Pakistan, sono quadruplicati
rispetto all’amministrazione Bush. Romney
non farebbe nulla di meno. Ma difficilmente
riuscirà a far molto di più.
Quarto: non aspettiamoci che Romney abo-
lisca la sanità pubblica. Promette di respin-
gere la riforma di Obama, ma lui stesso,
quando era governatore del Massachusetts
promosse e istituì una sanità mista (Stato-
privato) quasi identica all’Obamacare. Paul
Ryan, inoltre, non propone di abolire Medi-
care (il piano di assistenza pubblica agli an-
ziani), ma solo di riformarla, introducendo
i buoni-sanità e permettendo una maggior
concorrenza dei privati.
Lasciate a terra la scure, dunque. Nei pros-
simi due mesi vedremo i due partiti americani
scannarsi come non mai. Ma l’America che
uscirà dai prossimi 4 anni non sarà così di-
versa da quella che conosciamo oggi.
STEFANO MAGNI
Saluti alleparoledelGigante
Il (quasi) Papaanticonformista
Hollywood spiana
la strada ai pirati
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DOMENICA 9 SETTEMBRE 2012
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