Page 2 - Opinione del 21-10-2012

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SOCIETÀ
II
Il Med FilmFestival è diventatomaggiorenne
di
GIORGIO DE NERI
transessuali in Pakistan difficil-
mente si riuniscono annualmen-
te per un bel gay pride. Con i ta-
lebani che girano la cosa non è
consigliabile. Quest’anno il “Med
Film festival” apre proprio con
una pellicola che si occupa di que-
ste tematiche intitolata
Noor
,
dal
nome del protagonista di una sor-
ta di
road movie
.
Noor infatti
vuole essere un uomo. Non fa più
parte della “Khusras”, la comuni-
tà transgender pakistana che lascia
definitivamente, quando sceglie di
fare un lavoro da uomo, e si ritro-
va in un’officina di decorazioni di
camion. Ma Noor coltiva un so-
gno: avere barba e baffi e trovare
una donna che lo ami, così com’è.
Il saggio Baba lo incoraggia: «Bi-
sogna essere coraggiosi nella ri-
cerca dell’amore» e gli racconta
la leggenda di un luogo lontano,
un lago sacro, un tempo frequen-
tato dalle fate, dove le preghiere
vengono esaudite.
«
Io non desidero nient’altro
che il tempo passato insieme alla
mia donna e quello che ci resta
ancora da vivere insieme». Ed è
proprio il ricordo di quest’affer-
mazione del vecchio saggio Baba
a mettere in marcia, alla ricerca
dell’amore, l’omonimo protago-
nista del film. Lungo la magica e
magnifica strada del Karakoram,
alla ricerca del lago magico, il
viaggio diviene esplorazione spi-
rituale, parabola e favola di un
uomo in lotta per la sua identità.
La pellicola promana dal duo di
documentaristi-viaggiatori, la tur-
ca Çagla Zencirci e il lionese Guil-
laume Giovanetti, e la sua cifra
onirica è un po’ idealmente quella
del Med Film Fest del 2012. In-
fatti siamo davanti a un film sulla
vita di un uomo in lotta per la
propria identità in un viaggio esi-
stenziale
on the road
.
Le immagini, fotografate da
Jacques Ballard, corrono lungo la
I
strada del Karakoram, attraverso
le montagne, fino a raggiungere le
terre del Gilgit, la valle di Hunza
e il lago Shadur, per raccontare
una storia vera, commuovente,
una parabola sull’amore e la liber-
tà.
E con questo film presentato
in Italia in anteprima venerdì 19
ottobre a all’Auditorium di via
della Conciliazione il Med Film
Festival è diventato idealmente
maggiorenne. Ai blocchi di par-
tenza di questa kermesse cinema-
tografica, che è la più antica della
Capitale e che rinnova l’appunta-
mento di Roma con i protagonisti
del cinema del Mediterraneo, c’è
infatti il viaggio come dimensione
di vita. Dai Balcani, lungo i con-
fini del Sahara, fino alle porte
d’Oriente verrà proposto al pub-
blico del MedFilm un mega trip
dai contenuti intensi, per provare
a declinare insieme il tema del
cambiamento, un’occasione pre-
ziosa per scoprire e far emergere
punti di contatto e linguaggi con-
divisi.
Quest’anno si sono anticipate
le date ad ottobre, dal 19 al 28 ot-
tobre, a causa della concomitanza
del Festival del cinema di Roma
che invece è stato posticipato dal
31
ottobre al 7 novembre. Con-
fermati i luoghi dell’anno passato,
l’Auditorium della Conciliazione
e la Casa del Cinema.
Offrendo continuità ad un pro-
getto di alto profilo culturale e
istituzionale che accoglie, da 18
anni, nei luoghi più prestigiosi del-
la Capitale, le cinematografie e le
delegazioni artistiche e istituzio-
nali provenienti da 40 paesi, Med-
film sostiene e promuove il ruolo
dell’Italia quale ponte ideale per
favorire la reciproca conoscenza
e l’integrazione tra i popoli che si
affacciano sulle sponde del Medi-
terraneo.
A simboleggiare e promuovere
il dialogo artistico e culturale tra
i paesi dell’area euro-mediterra-
nea, il festival proporrà un ricco
programma: un cartellone di 86
film, documentari e cortometraggi
come sempre variopinto, eteroge-
neo e stimolante, il consueto map-
pamondo di pellicole, rigorosa-
mente in lingua originale
sottotitolate, e rigorosamente di
qualità. I film inoltre saranno ac-
compagnati da ospiti internazio-
nali di assoluto rilievo. Quest’an-
no la sponda nord del
Mediterraneo è rappresentata dal-
la Slovenia, paese cinematografi-
camente tra i più vitali in Europa,
mentre la sponda sud è raccontata
da Marocco, Tunisia, Algeria,
Egitto, Turchia e Libano, i paesi
con cui il MedFilm ha stretto le
alleanze più forti nel corso di 18
anni di lavoro, e da cui avremo te-
stimonianze dirette della prima-
vera araba a due anni di distanza
dal suo inizio. Il “mood” dei regi-
sti nord africani è quello della di-
sillusione e della paura per l’on-
data islamista. Gli autori della
sponda sud, abbandonano infatti
la precedente “eccitazione” e gli
entusiasmi della rivoluzione, in-
quadrando invece le spaccature e
le tante ombre della società ara-
ba.
Il cinema, con una critica fero-
ce ma onesta (perché indirizzata
agli stessi protagonisti della rivo-
luzione), approfondisce le contrad-
dizioni e sottolinea gli smarrimenti
che venivano dai laboratori di de-
mocrazia che fervevano nel Nor-
dafrica. E si sottolineano le fru-
strazioni che hanno preso il posto
delle primigenie speranze. Un di-
scorso a parte viene fatto sul
dramma della Siria. I film selezio-
nati sono la preziosa testimonian-
za della ventata di libertà di un
movimento che, non interrotto e
lontano dal concludersi, “invoca
e cerca un cambiamento militante
e vigile, che possa preservare le ca-
ratteristiche di unicità e dunque
di diversità proprie di ognuno dei
paesi dell’area Nordafricana”.
Troppo spesso da noi europei er-
roneamente omologati in defini-
zioni generiche e indistinte. Chi
segue il festival ha imparato a co-
noscere ed approfondire le diffe-
renze che caratterizzano il cinema
nordafricano, in grande crescita,
testimonianza del rilancio sulla
scena culturale internazionale di
un’area del mondo che ha moltis-
simo da offrire alla stanca Europa
che continua a ignorare colpevol-
mente il tentativo, magari goffo
ma spontaneo, di cambiamento
dei vicini dell’altra sponda.
segue dalla prima
Italia eAmerica,
promesse elettorali
(...)
Tagliare li, significa tagliare il ramo su
cui è seduta la politica italiana.
Da questo, ora che ci siamo ridotti ad avere
un governo tecnico a vita “perchè ce lo chie-
de l’Europa”, e ad adottare misure econo-
miche draconiane e inutili leggi come la co-
siddetta anti-corruzione, sempre su gentile
richiesta di Bruxelles, come se una legge “an-
ti-qualcosa” avesse mai risolto il problema
di quel “qualcosa” (anti-droga, anti-prosti-
tuzione, anti-stalking eccetera), discende la
conseguenza che la già fragile democrazia
italiana non ha più nulla di liberale e di va-
gamente paragonabile a uno stato di diritto.
Viviamo in un paese dove altri decidono per
noi e le campagne elettorali si sono ridotte
a insopportabili geremiadi di propaganda e
di menzogne, gentilmente veicolate dalle tv
pubbliche e private. Gli ultimi venti anni ci
dimostrano come sia un finto problema la
vittoria di uno o dell’altro schieramento.
Lo stato corporativo ormai non si può più
cambiare ma solo abbattere. Gli unici che
hanno tentato di fare qualcosa di riformista
sono stati i radicali di Pannella, non a caso
unico partito veramente “amerikano”, dalla
concezione del sistema elettorale a quella del-
la giustizia, vedi non obbligatorietà dell’azio-
ne penale e responsabilità civile dei giudici,
ma la gente è loro talmente grata che, pur
usufruendo delle conquiste civili e politiche
che i vari referendum hanno portato, li pre-
mia con il due per cento scarso dei voti.
E il paradosso è che entrambi gli schieramen-
ti li odiano e li ripudiano per “scarsa affida-
bilità partitocratica”.
Da ultimo il Pd di Bersani che nemmeno ci
pensa a farli partecipare alle primarie, o alle
secondarie, benchè abbiano da soli fatto ca-
dere prima la giunta Polverini e poi quella
Formigoni, con battaglie di legalità e traspa-
renza iniziate con la questione delle firme
false raccolte per le liste del Pdl in Lombar-
dia. Ma il ragionamento dei vari D’Alema,
Bindi, Bersani, Vendola e Di Pietro, quelli
che Totò avrebbe chiamato “la banda degli
onesti”, è semplice: “se ti metti un radicale
in coalizione cade l’omertà politica dell’aum-
ma aumma”.
E come oggi hanno fatto cadere la Polverini
o Formigoni domani potrebbero fare la stessa
cosa con un Vasco Errani, un Nichi Vendola
o con lo stesso Bersani.
Per cui il Paese sembra condannato all’anti-
politica da circo di quelli come Grillo e que-
sto presto o tardi darà dei risultati a dir poco
devastanti. Roba da emigrare.
DIMITRI BUFFA
Bersani, trappole
contro Renzi
(...)
per chi - da sempre - è abituato a seguire
il partito e le organizzazioni sindacali fian-
cheggiatrici nelle sue tante sinistre mobilita-
zioni. Ed è proprio contando sulla disciplina
degli antichi sfrittellatori dei festival dell’unità
e di chi ha distribuito per decenni il medesi-
mo giornale che i “poliziotti cattivi” di Ber-
sani hanno elaborato l’infernale regolamento
stritola-rottamatori. Ed è proprio in reazione
a questo colpo da magliari che, pur avendo
deciso di non votare alle prossime elezioni
politiche, potrei anche cambiare idea, andan-
do a rompere le uova nel paniere ai bizantini
del Pd. In fondo, pur con le idee molto con-
fuse, il sindaco di Firenze una cosa sembra
averla capita: uscire dalla linea del rigore,
così come il connubio Bersani-Vendola si
propone di fare una volta raggiunta la stanza
dei bottoni, sarebbe una catastrofe per tutti.
CLAUDIO ROMITI
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DOMENICA 21 OTTOBRE 2012
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