Pagina 2 - Opinione del 31-8-2012

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il paese dei tecnici, cara: il
governo fa il governo stu-
diando le misure per la produt-
tività delle imprese, alla ricerca
di quel “riparti Italia” che sem-
bra ancora di là da venire. I par-
titi fanno i partiti, cercando di
uscire dal groviglio della legge
elettorale, forse ancora più lon-
tana dell’annuncio delle misure
di Passera e compagnia cantante.
Raramente, nella storia del do-
poguerra, partiti e governo han-
no mai agito in modo così indi-
pendente, tanto da sembrare due
corpi completamente avulsi l’uno
dall’altro. In casa democratica
poi, oltre al dibattito sulla legge
elettorale, continua ad imperare
il discorso sulle alleanze.
Gli sfidanti al singolar tenzo-
ne (sui giornali,
of course
) di ieri
sono stati all’angolo sinistro Ni-
cola Latorre, vicepresidente dei
senatori Pd e all’angolo destro
Enrico Morando, migliorista ai
tempi del Pci ed impegnato nella
lotta pro-privatizzazione dell’ac-
qua, in barba ai referendum. Sec-
co Morando su
La Stampa
:
«Vendola sbaglia, dobbiamo ri-
prendere l’agenda Monti». Più
politichese ma di opposta fazio-
ne Latorre su
L’Unità
: «Le pri-
marie saranno la volata del par-
tito nuovo, con Vendola». Spiega
Latorre infatti che bisogna cer-
care a via per un «unico grande
partito nel quale c’è» anche il
governatore pugliese. Precisa-
mente, oltre a Bersani e «a Ren-
zi, che è già un esponente del Pd,
tutte le altre candidature posso-
no essere un fatto propedeutico
alla partecipazione di queste per-
sonalità, e dei mondi che rappre-
sentano, all’interno di questo
partito».
Aggiunge Latorre: «Sono con-
vinto che siano maturi i tempi
È
oggi. Il Pd non pensa ad annes-
sioni: lavora ad un grande pro-
getto politico che ha come obiet-
tivo quello di restituire alla
democrazia italiana un soggetto
in grado di ricostruire il paese».
Di parere diverso chiaramente
Morando: secondo lui lo schema
per cui Pd e vendoliani forme-
rebbero l’asse progressista che
poi trova l’accordo con Casini è
«uno schema che non funziona».
Il Pd, aggiunge il senatore, «non
può essere il semplice regista di
alleanze tradizionali: deve essere
l’asse di riferimento programma-
tico». Un po’ come l’Spd con i
Verdi in Germania, ammonisce
Morando. «Un ruolo guida e un
profilo egemone molto netto»,
per dirla in poche parole. Con
un bel
niet
a Vendola. Morando
infatti auspica una linea di con-
tinuità con il governo Monti:
«Rinegoziare con Bruxelles, co-
me dice Vendola, e immagino si
riferisca al
fiscal compact
e al
meccanismo europeo di stabilità,
è una strada che non ci porta da
nessuna parte». Riaprendo
L’Unità
, Latorre è più vicino in-
vece a Vendola sul governo
Monti: «Che vuol dire continuità
con l’agenda Monti? Il program-
ma di questo governo è un pro-
gramma di emergenza, in una fa-
se eccezionale, non a caso
sostenuto da forze alternative».
Vendola sì, Vendola no, continui-
tà con Monti sì, continuità no:
il Pd è come un
call center
dove
tutti rispondono e nessuno sente
cosa dice il vicino di stanza.
L’estate sta finendo, un anno se
ne va, si torna dalle ferie e si ri-
trovano sempre le stesse care
vecchie abitudini: siamo confor-
tati dall’averti ritrovata, cara,
vecchia indecisione di casa Pd.
ENRICO STRINA
di
PIETRO SALVATORI
on il finire del caldo è rispre-
so il grande risiko in campo
Democratico. L’autunno sarà fo-
riero di scelte potenzialmente do-
lorose per i vertici del Pd. Alle
porte una campagna elettorale
per le primarie che vedrà confron-
tarsi il segretario Pierluigi Bersani,
il sindaco di Firenze Matteo Ren-
zi e il leader di Sel Nichi Vendola
(al netto della presenza di quarti
incomodi. In queste ore circola
con insistenza il nome del rutel-
liano Bruno Tabacci). Chiusa
quella partita, rimarrà sul piatto
il tema delle alleanze. Tra i ven-
doliani e i centristi dell’Udc il se-
natore piddino Giorgio Tonini,
sponda veltroniana, ha pochi
dubbi: «Il rischio è quello di ri-
petere l’esperienza del 2006. In
quell’occasione mettemmo insie-
me istanze troppo disomogenee,
ed è noto a tutti come andò a fi-
nire».
Vede all’orizzonte un pericolo-
Vendola?
Non è un mistero che il segre-
tario di Sel sostenga da mesi che
occorre fare una dura opposizio-
ne nei confronti di questo gover-
no. Chi come me è convinto che
l’agenda Monti sia un patrimo-
nio, e che il Pd debba essere il ga-
rante della continuità su questo
versante, non può che guardare
con preoccupazione alle posizioni
di Vendola.
Meglio Casini?
Mi sembra evidente una mag-
giore omogeneità con le proposte
di Pierferdinando Casini.
Forse Bersani ha paura di un’ul-
teriore emorragia di voti. La rea-
zione ai toni dei grillini potrebbe
essere un segnale in questa dire-
zione.
Ritengo che ci siano momenti
C
nei quali mettere i puntini sulle
“i” diventa doveroso, perché nella
sfera pubblica il linguaggio non
dovrebbe mai trascendere. Beppe
Grillo deve capire che non è più
un semplice comico, ormai da po-
litica, e con un notevole risultato
a livello di consenso. E che per
chi fa politica la responsabilità e
la civiltà di linguaggio sono un
principio inderogabile.
Il timore è che il Movimento 5
stelle, oltre che al Pdl, sfili con-
sensi anche al Pd?
È un dato di fatto che Grillo
dreni voti al nostro partito. Non
avrebbe stime che lo accreditano
a due cifre altrimenti. Ci sono nu-
merose ricerche che dimostrano
come in occasione delle regionali
del 2010 ad essere penalizzato fu
soprattutto il Partito democratico.
Il fenomeno di travaso di voti da
destra, come nel caso di Parma, è
più recente. Ma alimentare il tono
delle polemiche non basta.
Cosa occorre?
Il Pd deve formulare una vera
proposta di governo, cosa che an-
cora non ha fatto in maniera ade-
guata. Occorre ristabilire una coe-
renza tra il sostegno convinto che
stiamo dando al governo Monti
e quel che ci si propone di fare
nella prossima legislatura. Il cam-
po della protesta populista è già
occupato, dobbiamo pensare a
rinnovare la nostra classe dirigen-
te abbandonando la cooptazione
e aprendoci alla società civile.
Le primarie potrebbero essere una
buona occasione?
Siamo il partito delle primarie
anche per questo. Sono uno stru-
mento che deve diventare un’abi-
tudine, all’interno di regole certe.
Non si possono ridiscutere da ca-
po ogni volta. Anche se anni fa
parlare di primarie in Italia sem-
brava un’utopia, mentre grazie a
noi sono stati fatti passi da gigan-
te.
Il ricambio generazionale è uno
dei cavalli di battaglia di Matteo
Renzi.
Per i parlamentari basterebbe
applicare lo statuto: massimo tre
mandati consecutivi, deroghe pari
ad un massimo del 10%. Sulla
rottamazione mi fermerei alle re-
gole che ci siamo dati, eviterei psi-
codrammi. Da Renzi mi aspetterei
piuttosto che insistesse su un
cambio radicale della cultura po-
litica. Siamo ancora fermi agli an-
ni ’70. La rivoluzione che hanno
compiuto nei rispettivi partiti To-
ny Blair o Gerhard Schroeder da
noi non è ancora avvenuta.
Meglio Renzi di Bersani?
Al segretario rimprovero
senz’altro di aver incoraggiato
questa regressione culturale verso
i temi propri della sinistra degli
anni ’70.
Sosterrà il sindaco di Firenze?
Con chi come me condivide
l’esigenza di portare avanti l’agen-
da Monti ci riuniremo entro set-
tembre e prenderemo una deci-
sione. A Renzi dico di non
innamorarsi della rottamazione.
Ci deve conquistare sul versante
della proposta politica. Avrebbe
gioco facile, perché nella segrete-
ria di Bersani c’è chi, come Fas-
sina, Damiano e Orfini, remano
nella direzione esattamente oppo-
sta. Per dire, propongono di ri-
scoprire Togliatti, guardano al
passato invece di porre le basi per
il futuro.
Sembra che Renzi si sia avvicinato
alle posizioni di chi si pone in
continuità con il governo dei tec-
nici.
Mi sembra un passo decisa-
mente importante. Anche perché
se vuole essere un vero leader,
non gli basta essere “contro”.
II
POLITICA
II
segue dalla prima
Napolitano e Ingroia
(...) Forse ci sarà pure qualcuno disposto
ad ipotizzare l’esistenza dentro la procura
palermitana di una talpa berlusconiana che
ha accesso al “sancta sanctorum” dove so-
no conservate le intercettazioni e le passa
a “Panorama”, settimanale del Cavaliere,
per sputtanare Napolitano e dare fuoco
alle polveri della campagna elettorale. Ma
forse è più probabile che la “manina” del
rivelatore non sia di una “quinta colonna”
del leader del Pdl ma di un qualche più raf-
finato regista di scuola giustizialista paler-
mitana, interessato a far esplodere lo scan-
dalo per raggiungere un proprio obbiettivo
politico. E quale potrebbe essere questo
obbiettivo se non quello di aggravare lo
scontro in atto a sinistra tra post-comunisti
ortodossi e giustizialisti scatenati fino a co-
stringere qualche procuratore eccellente a
rompere gli indugi ed a scendere diretta-
mente in campo a rinforzare le schiere giu-
stizialiste? Visto che proprio a Palermo si
è riesumata a suo tempo la tesi gesuitica
del “sospetto come anticamera della veri-
tà”, non si può non sospettare che tutta
questa ultima baraonda sia stata messa in
piedi in vista della ormai prossima cam-
pagna elettorale. Non è un mistero che il
sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ab-
bia chiesto ad Antonio Ingroia di candi-
darsi a governatore della Sicilia. Come non
sospettare, allora, che qualcuno possa ave-
re in mente di costringere lo stesso Ingroia
a fare un passo più lungo, per diventare il
testimonial del giustizialisti alle prossime
elezioni nella speranza di conquistare l’ege-
monia nella sinistra italiana?
ARTURO DIACONALE
Ryan e il liberismo
(...) Il discorso del candidato vicepresiden-
te è un attacco a testa bassa allo statalismo
di Obama, soprattutto alla sua riforma
della sanità: «Nonostante tutte le tasse oc-
culte o palesi che milioni di piccoli im-
prenditori dovranno pagare (per l’Oba-
macare, ndr), i pianificatori di Washington
non avevano ancora soldi a sufficienza.
Ne volevano di più. Avevano bisogno di
centinaia di miliardi in più. E così li hanno
sottratti al programma Medicare (assisten-
za medica per gli anziani, ndr). Settecen-
tosedici miliardi di dollari drenati dal Me-
dicare. Un dovere nei confronti dei nostri
genitori e nonni è stato sacrificato sull’al-
tare di nuove coperture assicurative che
non abbiamo neppure chiesto». Paul Ryan
non vuole sopprimere Medicare, ma pri-
vatizzarla, istituendo un sistema di buo-
ni-sanità per gli “over 65”, da spendere
nel libero mercato.
Ma può essere accattivante il messaggio
di Ryan, in un periodo di crisi economica?
Si fonda sul sogno americano, quello del-
l’individuo pioniere e creatore, vero leit-
motiv di tutta la Convention: «Dietro ad
ogni piccola impresa, c’è una storia che
merita di essere conosciuta. Tutti i negozi
nelle vie e piazze delle nostre città e citta-
dine, ristoranti, lavanderie, palestre, bar-
bieri,negozi di computer, non sorgono dal
nulla. C’è tanta passione dietro a ciascuno
di questi negozi. E se i loro proprietari di-
cono che hanno fatto tutto da soli, essi
vogliono dirci che nessun altro ha lavorato
sette giorni alla settimana al posto loro».
E un editoriale di E. J. Dionne, sul Wa-
shington Post, paragona la ricetta di Ryan
al programma di fitness del candidato vi-
cepresidente. Un allenamento da Rocky.
Vedremo a novembre quanti americani se
la sentiranno ancora di allenarsi per vin-
cere sul ring, con il vecchio spirito dei pri-
mi anni ’80.
STEFANO MAGNI
Tonini: «Renzi ci conquisti!
Tra Udc e Sel,meglioCasini»
Latorre non pende
versoMorando
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VENERDÌ 31 AGOSTO 2012
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