27 Ottobre 2009 - Interni
L’attacco de “La Repubblica”
La ferocia degli amici si abbatte su Marrazzo

Ovviamente il caso di Piero Marrazzo, anche per le rime e i calambour che il suo cognome suggerisce da sempre, potrebbe essere consegnato alla categoria di spirito della “pochade”. E bisogna ammettere che i giornali del centro destra, “Libero” e “Il Giornale” principalmente, non si sono fatti mancare quasi nulla in materia di titoli di prima come “La sinistra è finita sotto un trans” o “A trans con l’auto blù”. Ma questo era nelle cose. Basta andare su “Facebook” dove la battuta più “carina” che circola (Le altre? Irriferibili) è “Lo sapete hanno riassunto Marrazzo a Saxa Rubra? Sì, ora ha un nuovo programma: Mi manda Rai Trans”. Ma i lazzi e i fescennini fanno parte dell’immaginario italico sin dai tempi dei romani e ancora prima degli stessi etruschi. Altra cosa è la ferocia giustizialista, la crudeltà mediatica, con cui giornali come “La Repubblica” hanno trattato sin dalla prima ora la questione. Venerdì il quotidiano debenedettiano ha intervistato pressoché tutti i trans della palazzina di via Gradoli 96 per sentirsi dire amenità del tipo “noi a Piero gli volevamo tutti bene”. O anche: “ci pagava molto generosamente e quando sceglieva una invece dell’altra erano litigi a non finire”. E infine: “all’Acqua Acetosa lo conoscevano tutti, ci andava con l’auto blu”.  Se questi sono gli amici indubbiamente il povero ex governatore non sembra avere bisogno di nemici. Poi sabato, “La Repubblica” fa en plein: in un solo giorno intervista prima la mitica Natalie, che dice “io e Piero eravamo fidanzati da sette anni” e poi la moglie di Marrazzo. che lavora anche lei al Tg3, la quale gli preannuncia gli otto giorni. Un capolavoro di tatto e delicatezza, niente da dire. Domenica un editoriale di Giuseppe D’Avanzo che per fortuna non gli ha fatto anche le famigerate “dieci domande” e ieri, lunedì, un bel pezzo di Carlo Bonini che preannunzia nuovi guai con il filone del traffico di cocaina e con le mazzette di soldi con cui Marrazzo è stato visto pagare i trans.

Finito tra le amorevoli cure del duo Bonini-D’Avanzo, a Marrazzo fra poco non rimarrà che cambiare paese, perché qui in Italia, tra i frizzi e i lazzi della gente che si da di gomito per strada e i seriosi editoriali di quei due cronisti che quando ti mettono nel mirino preferiresti loro persino l’intera procura della repubblica di Palermo e quella di Milano messe insieme, sembra avere poco margine di manovra. Restano da capire gli inconfessabili motivi di cotanto accanimento anti Marrazzo che ricorda archetipi come “Ferruccio a Maramaldo, vile tu uccidi un uomo morto”. Il primo sicuramente ha a che vedere con una sorta di punizione mediatica comminata per avere il suo caso rubato il proscenio a un’altra farsa, quella delle primarie del Pd, congegnata a maggior gloria di un partito che si perde i pezzi per strada e che non sa più che inventarsi per tentare di sconfiggere Berlusconi. Altro inconfessabile motivo potrebbe essere quello di avere suo malgrado Marrazzo posto le future competizioni elettorali tra Pd e Pdl su una falsariga che in parole molto povere può suonare così: “insomma qui dobbiamo scegliere tra la ’welt und schauung’ di un centro destra che adora un premier che si tromba le veline e le escort e le paga dai mille ai duemila euro a serata o tra quella di una sinistra che, da Sircana a Marrazzo, sembra decisamente prediligere l’altra sponda, quella trans, pagando per fare l’amore con dei camionisti con le tette di silicone qualcosa come 3 mila euro a marchetta e andando a trovarli con l’auto blu”. E anche in questo dilemma, indubbiamente cornuto, gli italiani di certo non avrebbero dubbi su chi scegliere. Tanto che il Pd, per la Regione Lazio potrebbe persino risparmiarsi le spese della campagna elettorale, come i manifesti, gli spot , le cene e così via. Dopo l’affaire Marrazzo infatti qui la sinistra per un bel pezzo difficilmente vincerà.

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