16 Marzo 2010 - Interni
Sono iniziate anche nel Pdl le grandi manovre del dopo elezioni
La “ragnatela” intorno al Cav

Silvio Berlusconi, da più di un anno, sta navigando tra Scilla e Cariddi. Fuor di metafora, tra problemi che gli piovono addosso dall’esterno e i grattacapi che gli procurano i suoi dirigenti di partito. Tra questi spicca il cofondatore Gianfranco Fini, a non gli passa per la testa alcuna scissione, ma si sta organizzando per essere per ora, il suo controcanto e, alla lunga, la sua alternativa.  Silvio Berlusconi è sotto una escalation di attacchi, di disgrazie e di infortuni alcuni di quali causati anche da sé. Per questa situazione, in Italia, si vive in un clima di “guerra civile” che oscilla tra l’alta e la bassa intensità, a seconda dei casi.  Da Casoria a Villa Certosa, da Palazzo Grazioli a Bari, da Palermo all’Aquila, dal Lazio alla Lombardia per arrivare a Trani, il Presidente del Consiglio non ha avuto un giorno tranquillo. Come se si fossero concentrate delle forze che vorrebbero comporre attorno a lui una ragnatela che lo dovrebbero avvolgere per ridurlo inoffensivo, per poi, sbarazzarsene. Epperò, Berlusconi ha la tempra e la forza di resistere e di non arrendersi di fronte ai suoi nemici e alla malasorte. Per difendersi e per non farsi “ammazzare” per via giudiziaria e non solo, è costretto a usare il Parlamento, varando provvedimenti che facciano al caso suo, cioè ai suoi guai giudiziari, molti dei quali costruiti strumentalmente nei suoi confronti. Secondo la vulgata, sono le leggi ad personam, fatte per sfuggire all’accanimento giudiziario che non è campato in aria: lo dimostra il processo Sme e il famoso avviso di garanzia recapitato attraverso il “Corriere della Sera” a Napoli, in pieno G7, il 22 novembre 2004, che causò la caduta del primo governo Berlusconi. Per non parlare del processo Mills: la Corte di Cassazione ha prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari all’avvocato inglese, perché il reato di corruzione va fatto risalire non al febbraio 2000, ma al novembre 1999. Da allora andrebbe conteggiato il periodo di dieci anni, dopo il quale il reato va in prescrizione. Il termine, perciò, sarebbe già scaduto. Diciamo che c’è stata una “svista” da parte della magistratura milanese.  Adesso, è scoppiato il caso della Procura di Trani, che, per come è venuta fuori la notizia delle intercettazioni che coinvolgono Berlusconi e per l’ipotetico reato di concussione di cui risulta indagato, non sappiamo se ridere o piangere. Per tutto quello che sta succedendo, alcune rogne se l’è cercate personalmente, altre, invece, gli sono state organizzate chiaramente contro. Che c’è in atto un’azione di rigetto nei suoi confronti, non c’è alcuna ombra di dubbio. Che, nella fattispecie, ci siano manovre per farlo cadere, è altrettanto sicuro.

Comunque sia, la sinistra confida molto nel combinato disposto di mezzi di informazione e di potere giudiziario. Il personaggio non è uno di pastafrolla che facilmente si piega su se stesso e si dà per vinto. Berlusconi ha in suo attivo la forza di rilanciare come se giocasse a poker.  E, comunque, tutto quello che è accaduto ha condizionato e rallentato la sua “politica del fare”, ossia quel modo di governare e comandare che più gli aggrada e più gli si addice. Ch’è, insomma, più nelle sue corde e nel suo modo, talvolta, impulsivo di fare e decidere. Per questo si sente il facitore, o, meglio ancora, il “solutore di problemi”, come il personaggio del film Pulp fiction di Quentin Tarantino. Ma la situazione è molto cambiata e il clima elettorale non è tra i migliori. Si respira in giro un aria di sconfitta rispetto alle previsioni rosee dei mesi passati. Vero è che nel Pdl sono iniziate le grandi manovre del dopo elezioni. Il primo aprile nascerà “Generazione Italia”, la risposta di Gianfranco Fini ai Promotori della Libertà battezzati da Silvio Berlusconi. La cosa strana di questa vicenda è che queste forme organizzative stanno venendo alla luce alla vigilia del voto. Il che significa che, di là da come sarà il risultato elettorale, ci sarà una sorta di redde rationem all’interno del Pdl o quanto meno una riorganizzazione del partito e una messa appunto della politica governativa, oppure un posizionamento per il dopo, cioè per arrivare alle politiche del 2013. Secondo le previsioni Berlusconi non dovrebbe più candidarsi alla premiership.  Che cosa sta succedendo all’interno del Pdl ?  Gianfranco Miccichè con Raffaello Lombardo si avviano a dare concretezza al progetto del Partito del Sud in cui dovrebbe confluire anche il movimento di “Io sud” di Adriana Poli Bortone, la stragrande maggioranza degli esponenti del Pdl si sta organizzando attorno alle Fondazioni e i due cofondatori danno vita alla formazione di due correnti, quella finiana coordinata da Italo Bocchino e quella berlusconiana è guidata da Michela Brambilla. Il Pdl si è trasforma a partito correntizio, essendo un partito carismatico, strutturalmente abbastanza liquido, senza organismi politici funzionanti al centro e alla periferia e, di conseguenza, senza democrazia interna. A ben vedere, è una contraddizione in termini, visto che il Pdl, con un uomo solo al comando, non è fatto per il partito dove i capi corrente trattano con Berlusconi. Alla luce dei fatti, è iniziata la lunga attraversata nel deserto con una prospettiva non chiara che non sappiamo dove porterà.

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