La vera notizia non è che Massimo Ciancimino abbia detto che Forza Italia era praticamente “Forza Mafia” avendola fondata alla fine del 1993 Dell’Utri e Berlusconi per stare ai patti con la mafia. Il tutto per sentito dire dal padre morto e da lui riferito come “testimone con licenza di dire quel che gli pare” nell’udienza di ieri del processo all’aula bunker dell’Ucciardone, in cui l’ex comandante del Ros, Mario Mori, e l’ex colonnello Mauro Obinu sono imputati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995 dopo le segnalazioni di un confidente. No, la vera notizia è che nemmeno uno come Pino Arlacchi, eurodeputato dell’Idv, gli crede. Anzi sente puzza di trappola e avverte persino Di Pietro nel non sbilanciarsi troppo con ciò. Magari con dichiarazioni roboanti ad effetto durante “Annozero” o a “Ballarò”. Sostiene infatti il Pino nazionale di “non credere a una parola di quanto detto da Ciancimino.” E aggiunge: “...queste storie le abbiamo già viste e sentite. Sono parole che non giovano altri che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale”. Pino Arlacchi, tra i creatori della Direzione Investigativa Antimafia e amico di Falcone, dice che “Ciancimino ha una posizione giudiziaria interessata ed ha una scarsa attendibilità, a tanti anni di distanza. Lavorando insieme a Falcone so che questo tipo di dichiarazioni vanno prese con grande cautela e non vanno sbandierate – aggiunge Arlacchi – e non sono d’accordo nemmeno con Di Pietro che parla di governo paramafioso. Proprio Di Pietro che ha avuto a che fare con casi molto delicati sa che queste dichiarazioni vanno prese con grande prudenza. Infine, trovo paranoide il discorso di Forza Italia che nasce da una trattativa Stato-mafia. Forza Italia è stata una operazione di marketing politico molto lucida, sofisticata e di successo ed è con questo che dobbiamo fare i conti dal ’94.
La presunta trattativa tra Stato e mafia – conclude Arlacchi - non c’entra nulla”. Ora, a meno di non volere pensare che anche Arlacchi stia per entrare nel Pdl, e fatta la tara all’esigenza del personaggio di mettersi in mostra, queste parole fanno molto riflettere. Anche perché Ciancimino non ha nulla da perdere a parlare così e a sostenere che persino i servizi d sicurezza avrebbero fatto pressioni su di lui perché non tirasse in ballo il Cav. Durante la sua deposizione di ieri, Ciancimino ha dichiarato che “Forza Italia è il frutto della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del ’92”. A riferirglielo sarebbe stato, come al solito , il padre Vito, che secondo “papello figlio di papollo”, avrebbe avviato dopo il maggio del 1992 la trattativa con i Carabinieri da un lato e i boss mafiosi dall’altro. Tutto questo spiegando il contenuto di un pizzino che molti pensano che potrebbe essere stato scritto da chiunque. “Intendo portare il mio contributo - si legge nel pizzino - che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi. Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive”. “Mio padre - ha spiegato Ciancimino jr - mi disse che questo documento, insieme all’immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un’unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell’accordo”. Dura la replica del Ministro della Giustizia Angelino Alfano che parla di “tentativo di delegittimazione dell’azione del governo Berlusconi sempre in prima linea nella lotta a Cosa Nostra. La mafia non sempre sceglie la via dell’assassinio fisico, ma a volte quella delle delegittimazione”. Peccato, però, che oggi tanti giornali daranno spazio proprio alle parole di Ciancimino junior.

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