I goliardi conquistano Roma

I goliardi si riprendono Roma. Lo scorso fine settimana la "legione" degli infelucati del +Pontificatus Romani Archigymnasii, l'ordine goliardico sovrano sugli studenti della città di Roma, ha celebrato nella cornice della Città Eterna le 709me Feriae Matriculares Romanae, la tradizionale festa delle matricole universitarie.

Oltre 200 i goliardi accorsi dalle varie università italiane per festeggiare la ricorrenza con i loro fratelli di Roma. Sotto l'egida di Augustus Trilussa Rugantino II Scassacazzus Papa Borghetti, Pontefice Massimo dei goliardi romani, gli studenti hanno celebrato una tre giorni ininterrotta di libagioni e lazzi all'insegna dell'irriverenza e dello sberleffo.

Venerdì sono stati accolti in gran pompa dal Magnifico Rettore della Sapienza, Luigi Frati, che li ha omaggiati stappando champagne. Subito dopo, la tradizionale cerimonia dell'imberrettamento della Minerva: anche la gigantesca statua simbolo della prima università romana ha ricevuto dalle mani del pontefice la feluca, lo storico copricapo che da sempre contraddistingue gli studenti universitari italiani. Sabato mattina è toccato invece al sindaco Gianni Alemanno, insignito ai piedi del Campidoglio del titolo di "Goliarda ad Honorem". Nemmeno il primo cittadino ha potuto sottrarsi alle consuete burle degli infelucati: dopo l'investitura, rigorosamente pronunciata in latino maccheronico, Alemanno si è visto recapitare in dono un secchiello, una paletta e una confezione di sale grosso, in memoria delle disavventure "nevose" dell'inverno appena trascorso. Poi l'allegra masnada si è diretta in processione verso i giardini del Pincio, dove ha concluso la giornata di festeggiamenti tra brindisi, giochi (le Olimpiadi Goliardiche, a compensazione della perdita di quelle "vere", con la gara di birra e salsicce e la staffetta etilica) ed il concerto rock/folk/demenzial/goliardico dei Clerici Vagantes. Per il prossimo anno, il Pontefice ha già annunciato la corsa delle bighe per le strade della città. Anche questa, forse, come compensazione di quel Gran Premio di Formula 1 tanto agognato e mai arrivato a destinazione.

Già lo scorso autunno i goliardi erano stati invitati a chiudere ufficialmente la cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza. Intonando Gaudeamus Igitur, l'inno internazionale degli studenti universitari. Era stato lo stesso Frati ad insistere perché toccasse a loro un ruolo di primo piano nelle celebrazioni. E, in segno di riconoscenza, il pontefice degli studenti romani lo aveva insignito Frati del titolo di "diacono" del +Pra. Un avvenimento che aveva segnato il ritorno in pompa magna di una tradizione antichissima nel pantheon delle più importanti istituzioni universitarie italiane.

Dopo oltre trent'anni di ghettizzazione forzata, causati dagli strascichi di una subcultura sessantottina divenuta per decenni preponderante negli atenei nazionali, la Goliardia sembra poco a poco tornare in auge, a ricoprire quel ruolo che storicamente le è sempre spettato: il più significativo, e il più autorevole, in tutte le sue mille sfaccettature, reale organo di rappresentanza degli studenti universitari. Ai danni della Goliardia, nei secoli, è stato detto e fatto di tutto.

Ma la Goliardia si è rivelata un'istituzione "resistente", in tutti i sensi. È sopravvissuta a tre scomuniche papali. Ha pagato senza fiatare e con grande spirito di sacrificio uno dei più consistenti tributi all'unità d'Italia, col sangue di tanti giovani studenti in armi. Ha combattuto due guerre mondiali e una guerra civile. L'ha fatta in barba alla dittatura fascista, che ha inutilmente tentato di farla propria fondendola nel Guf, ma anche alla contestazione sessantottina, agli yuppies figli di papà degli anni '80, all'università di massa degli anni 2000, e alla sempiterna diffidenza di chi la goliardia non ha mai capito bene cosa fosse e l'ha confusa con tutto ciò che capitava a tiro: dal nonnismo alla massoneria, passando per tonnellate di varie altre "amenità".

Con alterne fortune, i goliardi sono rimasti sempre lì al loro posto: all'Università. Insieme alla quale sono nati, un po' come nel famoso indovinello dell'uovo e della gallina, e insieme alla quale vanno a braccetto da quasi mille anni, o giù di lì. Da Torino, dove proprio in questo fine settimana si sono celebrate le Feriae cittadine, a Bologna. Ma anche da Genova a Ferrara, a Padova, Pisa, Parma, a Milano e a Roma, così come a Trieste, Perugia, Camerino, Sassari, Palermo, Catania, Firenze, Pavia, Foggia, Salerno e Verona. E adesso, non solo nella Capitale, tornano finalmente a far parlare di sé.