Americani in fuga da "California Nightmare"

venerdì 11 maggio 2012


U-Haul è una delle maggiori ditte che affittano camion e camioncini negli Stati Uniti. Se vuoi fare un trasloco e avere un'idea di quanto costi, ti basta andare sul sito ufficiale della società (uhaul.com/ trucks) e fare la ricerca. Scopri così che affittare un furgone da Sacramento (California) a Houston (Texas) solo andata, costa 2.300 dollari. La tratta inversa solo 1.007, meno della metà. Simili i prezzi se vuoi partire da San Francisco (California) verso San Antonio (Texas) o viceversa: 2.214 dollari contro 1.069. Può sembrare bislacco, invece è solo la legge della domanda e dell'offerta, quella che forma il prezzi. Tradotto: i viaggiatori dalla California al Texas sono più del doppio di quelli che fanno la strada al contrario.

Sono ormai anni che le cose vanno così. E qualcuno già comincia a parlare di Esodo. Il momento magico della California, insomma, sembra archiviato. Per più di un secolo e mezzo milioni di sognatori si sono trasferiti nel Golden State, certi che se avevano un'idea per cambiare il mondo, proprio sulla costa ovest abitava la speranza di trasformare quel progetto in realtà. Era il 1848 quando i coloni scoprirono un filone aureo a Sutter Mill, dando via alla frenetica e selvaggia stagione della corsa all'oro. Persino Washington si fece influenzare dalle notizie cha arrivavano dal Far West e non perse tempo: spedì la marina, sotto il comando del commodoro John D. Sloat, nella Baia di San Francisco con l'ordine di abbattere la repubblica che vi era stata costituita e rivendicare l'appartenenza della California agli Stati Uniti. Così nel 1850 il nuovo stato venne ammesso nell'Unione. Negli anni che seguirono, mentre a est si combatteva la Guerra Civile, a ovest di costruiva il mito della terra dove tutto è possibile, anche le svolte personali più eclatanti. Se qualcosa era impensabile nel resto del mondo, in California poteva diventare realtà.

Per molti americani la California è  ancora un dono di Dio, il miglior posto dove vivere al mondo. Ma per chi ci vive davvero non è più così. Almeno non per tutti. Ha fatto scalpore l'intervista che Koel Kotkin, uno dei demografi americani più conosciuti, ha rilasciato al Wall Street Journal. Kotkin ama la California, dove abita dal 1971, quando abbandonò la natia New York per andare a studiare a Berkeley.  A quell'epoca la California era il paradiso degli artisti hippy, ma attirava anche giovani ambiziosi con il sogno di costruire gradi imprese innovative. Accadde con Intel, Apple, Hewlett-Packard. In quegli anni la Valle di Santa Clara si andava trasformando nella famosa Silicon Valley, regno delle nuove aziende legate alle tecnologia e allo sviluppo dei personal computer. Chi aveva l'ambizione di scommettere sul futuro, doveva giocoforza approdare qua.

Oggi quell'euforia è sparita. Tutta colpa della crisi? Non proprio e, comunque, non solo. Secondo Kotkin infatti molta colpa va data alla gestione dello stato. Quel che cresce di più in California, ormai, sono la spesa pubblica, la burocrazia statale e le tasse. Pensi alla California e ti vengono in mente i conti in rosso, come per la Grecia. Non più le ragazze in bikini di Baywatch e nemmeno i grandi Studios di Hollywood.

Il "California dreaming", insomma, è un po' appannato se è vero che giovani famiglie e giovani imprese, abbandonano il Golden State e vanno a inseguire altrove la propria felicità. I numeri parlano piuttosto chiaro: quasi quattro milioni di residenti hanno cambiato stato negli ultimi vent'anni. Una bella inversione di tendenza rispetto agli anni '80, quando la popolazione aumentava costantemente e il bilancio tra chi arrivava e chi partiva era sempre positivo. Quel che preoccupa di più il professor Kotkin è il fatto che chi abbandona la California sono soprattutto «ragazzini tra i 5 e i 14 anni e adulti tra i 34 e i 45»: in poche parole famiglie giovani. Il perché è presto detto: vivere in California costa moltissimo. Se non sei miliardario, di certo non puoi comprare una villetta familiare vicino alla costa. Perciò, per avere una casa alla portata delle proprie tasche, la classe media si è prima spostata nell'entroterra, in zone che non hanno certo lo stesso fascino della costa. A quel punto hanno cominciato a chiedersi se valesse davvero la pena di vivere in California. Tanto vale trasferirsi in Nevada o in Texas, dove le tasse sono molto più basse e le case costano davvero molto meno. 

Secondo Kotkin le cose non possono che peggiorare da questo punto di vista. Soprattutto con il governatore democratico in carica, Jerry Brown e i suoi piani per la crescita intelligente che vorrebbe spingere le famiglie ad abbandonare la tradizionale casa monofamiliare con il giardino per andare a vivere in aree densamente abitate, in appartamenti. «Quel che trovo inconcepibile - spiega il demografo al Wall Street Journal - è che i maggiori sponsor di questa soluzione siano generalmente persone che abitano in ville gigantesche e guidano macchine costose, ma vorrebbero che tutti gli altri vivessero come mia nonna a Brooklyn negli anni '20».

Kotkin non esita a chiamare «nuovo regime» l'apparato politico burocratico Democrat che governa oggi la California, in piena sintonia con le leggi draconiane volute dall'amministrazione Obama sulla lottizzazione dei terreni, la spinta verso l'utilizzo dei trasporti di massa e le politiche "cap and trade". Le politiche sulla casa, sostiene poi Kotkin, sono soltanto uno dei fronti aperti. L'altro, fondamentale, è quello della guerra ecologista al consumo di energia. Una politica fatta di limiti e divieti che non intaccherà di un oncia le emissioni globali di carbonio, ma che in compenso sta facendo salire alle stelle il prezzo della benzina e dell'energia in generale. La pretesa cioè di ottenere per il 2020 un terzo dell'energia necessaria alla vita della comunità attraverso fonti rinnovabili. Nella speranza, tra l'altro, che i nuovi "lavori verdi" possano rimpiazzare i posti di lavoro perduti con la crisi. Eppure l'effetto più probabile delle nuove regole sarà quello di far aumentare il costo dell'energia. Un problema non da poco se si considera che già oggi i californiani pagano l'energia il 50% in più della media degli altri stati.

Nel frattempo, le tasse stanno danneggiando l'economia privata. La California è agli ultimi posti della speciale classifica che calcola dove, negli Stati uniti, convenga avviare un'impresa. E l'effetto di tutto ciò è quasi scontato: la fuga in massa. Nel Golden State restano i ricchissimi che possono permettersi una fattoria in Napa Valley o una villa in West LA e i poverissimi che vivono dell'assistenza statale. Il resto, però, la classe media produttiva sta già votando con le gambe: abbandonando la California e il suo sogno ormai avvizzito, per nuove terre più libere. I posti dove emigrare negli Stati Uniti, del resto, non mancano di certo. C'è Salt Lake City (Utah) ad esempio, dove stanno migrando molte high-tech company come Twitter, Adobe, eBay, Oracle.

E c'è il Texas, che ce la sta mettendo tutta per favorire le aziende e rubare il primato alla California. Apple sta costruendo ad Austin una nuova sede da da 304 milioni di dollari che porterà 3.600 nuovi posti di lavoro. Anche Facebook sta aprendo attività nel Lone Star State e eBay pianifica altri mille posti di lavoro. Ma il tradimento più doloroso è quello di Hollywood: gli studios hanno scoperto New Orleans (Louisiana), dove chi gira un film gode di parecchi incentivi e dove la vita è molto meno costosa. Intanto, a ovest, il sogno californiano si sta trasformando in un incubo.


di Cristina Missiroli e Andrea Mancia