Undici leoni a Madrid

Una squadra, una leggenda. Nonostante i quattro titoli mondiali all’attivo, due dei quali negli Anni Trenta e l’ultimo del 2006 a Berlino, il vero e unico Mondiale di calcio che ha fatto letteralmente sognare gli italiani, oltretutto nel periodo del boom economico, è stato quello vinto dagli “azzurri” nella finale dell’11 luglio 1982 contro la Germania Ovest. Un 3 a 1 passato agli annali dello sport, un rigore sbagliato che ha fatto tremare la Penisola e un Paolo Rossi da “pallone d’oro”. Tra i pali c’era un certo Dino Zoff, uno dei migliori in quel ruolo, davanti a lui atleti del calibro di Claudio Gentile, Gaetano Scirea e Antonio Cabrini. E poi ancora il buon Fulvio Collovati, Beppe Bergomi, Lele Oriali, il tenace Marco Tardelli, il velocista Bruno Conti e la coppia d’attacco formata da Ciccio Graziani e Paolo Rossi. Franco Causio entrerà dalla panchina mentre Alessandro “Spillo” Altobelli sostituirà l’infortunato Graziani. Ad onor del vero non fu un bel torneo per i nostri “azzurri”. Tante furono le difficoltà per la Nazionale allenata da Enzo Bearzot, almeno nella prima fase. La ripresa, dopo la fase a gironi, grazie al capocannoniere Rossi, non ha lasciato scampo a nessuno, compreso il Brasile del grande Paulo Roberto Falcao.

L’Italia, un rullo compressore che ha travolto tutto, ed a nulla sono valsi campioni come i verdeoro Socrates e Zico, il tedesco Karl-Heinz Rummenigge, il polacco Zibì Boniek e un “gigante” di nome Michel Platini. I nostri leoni avevano una marcia in più, un qualcosa di magico, di irripetibile, che nasceva prima ancora di entrare in campo. Lo spogliatoio unito, la voglia di vincere, la forma fisica e l’amicizia, nelle strepitose notti spagnole, hanno reso concreta e palpabile una speranza che è poi divenuta un sogno. Una vera favola terminata a lieto fine a Madrid con i goal di Rossi, Tardelli e Altobelli. Sei le reti dello juventino, recordman del Mondiale. Quella corsa indimenticabile e quell’urlo rivolto alle stelle del magnifico Tardelli è e resterà sempre nei ricordi di tutti. Come dimenticare la coppa alzata al cielo, l’Italia in festa, un Juan Carlos sorridente insieme ad un raggiante Sandro Pertini e soprattutto quella celebre partita a scopa sull’aereo di ritorno da trionfatori. Pertini, Bearzot, Zoff e Causio, concentrati tra un settebello e una primiera che, immortalati dai media di tutto il mondo, hanno saputo rendere semplice e normale un qualcosa che invece aveva un sapore esclusivo.

Tutto in quelle notti di mezza estate era gioioso, vitale, strepitoso, grazie ai nostri piccoli grandi eroi che, ancora oggi, si portano addosso, stampato sul petto, un successo dai contorni incantevoli.