La vita di Aldo Moro  nel libro di Formigoni

Per risalire al momento storico in cui venne fondata la Repubblica Italiana, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, è utile la lettura del libro di Guido Formigoni che ricostruisce e racconta il percorso umano e intellettuale di Aldo Moro, lo statista democristiano ucciso dalla Brigate Rosse nel 1978.

Il libro, intitolato “Aldo Moro - Lo statista e il suo dramma”, pubblicato da “il Mulino”, è una bella e coinvolgente biografia che delinea il ritratto umano e intellettuale del più volte ministro e segretario della Dc. Nato in una famiglia della media borghesia a Maglie, un piccolo centro della Puglia, i genitori di Moro erano entrambi insegnanti della scuola elementare. Fin dagli anni in cui frequentò il liceo classico a Taranto, Aldo Moro iniziò a coltivare le sue passioni intellettuali leggendo nella biblioteca della città pugliese le opere di Kant e dei maggiori scrittori e pensatori. A Bari, in epoca fascista, incontrò il vescovo Marcello Mimmi. Moro, grazie alla guida illuminata di Mimmi, comprese che l’azione cattolica, di cui divenne presto dirigente, sotto il magistero di Papa Pio XI aveva abbandonato la vecchia pastorale intransigente e ostile alla modernità per aprirsi in un libero confronto con intellettuali e persone legate ad altre esperienze e sensibilità politiche e culturali.

Divenuto presidente della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci), epoca in cui ebbe inizio il sodalizio spirituale con Giovanni Montini, Moro intuì che era necessaria una apologetica e una visione della fede meno rigida e aperta al dialogo con altre culture. Nel 1929 la grande crisi economica negli ambienti cattolici fece sorgere l’idea della terza via, per evitare sia il modello di società basato sul liberalismo individualista sia il collettivismo materialista. In questi anni, in cui Aldo Moro diviene docente universitario, il futuro statista cattolico matura una concezione etica del diritto. Moro si distacca dalla scuola positivista, che poneva il diritto alla base della società, e riafferma e ribadisce il legame inscindibile tra il diritto e la morale. La concezione etica del diritto implicava l’idea grandiosa dello Stato rispettoso della dignità e della libertà personale di ogni cittadino. Moro subì l’influenza intellettuale sia dell’umanesimo integrale di Jacques Maritain sia del crocianesimo, mentre rifiutò sempre l’attualismo di Giovanni Gentile. Dopo la capitolazione del fascismo, Aldo Moro venne eletto come intellettuale cattolico nella Costituente, chiamata a redigere la Costituzione della Repubblica, facendo parte dell’importantissima Commissione dei 75. Citando Carlo Rosselli, Moro era convinto che vi fosse una distinzione tra l’antifascismo vuoto e formale e quello sostanziale e costruttivo. In nome di quest’ultimo, riteneva che la ricostruzione del Paese, dopo la fine della guerra, dovesse mirare ad integrare le masse nel nuovo ordine democratico. La politica, per Aldo Moro, come risulta dai primi articoli e libri pubblicati, doveva avere l’ambizione di interpretare e comprendere la realtà italiana e internazionale. Il centrismo, con i governi di De Gasperi, dopo la sconfitta del frontismo, era un processo politico volto a dominare un movimento di apertura della tradizione alla modernità, sicché l’idea del centrismo riassumeva in una sintesi mirabile i valori più alti derivanti sia dalla destra che dalla sinistra.

Per Moro, che venne colpito dal libro di Ignazio Silone “Ed egli si nascose”, a proposito dei rapporti tra cristianesimo e socialismo, era necessario coniugare universalismo, libertà, democrazia e carità. Durante il convegno democristiano, che si tenne presso il convento delle suore dorotee al Gianicolo, Moro insistette nell’indicare il pericolo rappresentato dalla destra italiana, retriva e conservatrice, in un Paese con convinzioni democratiche poco solide. Comprese in anticipo sui tempi che per favorire sia un allargamento della partecipazione democratica dei cittadini sia per distribuire i benefici dell’impetuosa crescita economica, fosse necessario superare il centrismo e dare vita a governi di centrosinistra. Per questo era necessario sostenere i socialisti a ripudiare il frontismo, che li aveva visti alleati con il Partito comunista dalle elezioni del 1948. Aldo Moro guidò da Presidente del Consiglio nel 1963 il governo di centrosinistra in Italia, la cui formazione e nascita fu possibile sia per la distensione internazionale, sia per il Concilio Vaticano II, sia per la pubblicazione dell’Enciclica “La Pacem in Terris” di Papa Giovanni XXIII, che favorì il venir meno delle barriere ideologiche tra i mondi separati. Formigoni nel suo libro osserva che i governi di centrosinistra, collocandosi nell’orizzonte della distensione internazionale, nascevano dalla convinzione di Moro che il mondo fosse divenuto più piccolo e i popoli erano uniti da una sempre più evidente interdipendenza. Le vecchie contrapposizioni ideologiche, secondo questa visione di Moro, dovevano essere superate.

Durante i governi di centrosinistra si ebbe il consolidamento del Welfare State Italiano. Infatti vennero approvate la riforma urbanistica, la normativa pensionistica retributiva, le Regioni, lo Statuto dei lavoratori, i provvedimenti a favore dell’industria di Stato e la riforma tributaria.

Con l’emergere della contestazione studentesca, l’aggravarsi della crisi economica dovuta al rincaro del petrolio, il diffondersi delle trame eversive di estrema destra e di estrema sinistra, Moro, dopo il risultato del 1976, con la Dc e il Pci che raccolsero la maggioranza dei voti degli italiani, pur essendo consapevole degli equilibri geopolitici della Guerra fredda, diede vita ai governi di solidarietà nazionale. Questi esecutivi rimasero in vita grazie all’astensione dei comunisti, di cui era leader Enrico Berlinguer. In una giornata di marzo del 1978 Aldo Moro venne catturato dalle Brigate Rosse, dopo che gli uomini della sua scorta furono uccisi con una ferocia inaudita in via Mario Fani. In seguito Moro fu processato in modo surreale dai brigatisti e ucciso. Intorno alla sua morte, malgrado le inchieste e gli innumerevoli processi, rimangono zone oscure, dubbi e fitti misteri. Un libro, questo di Guido Formigoni, tutto da leggere.