Violenza e rinascita
della donna a teatro

di Maurizio Bonanni

18 marzo 2017CULTURA

 

Il cuore in un diamante. Ovvero: quando bellezza e talento artistico si fondono in un unico mirabile composto con intensi riflessi rosa e blu. Così ci è apparsa Valeria Perdonò, voce splendida, bellezza statuaria dotata di una presenza scenica dall’irraggiamento violento come quello di una stella embrionale in rapida rotazione, in cui le parole in musica e in prosa, dure come diamanti, affilate come lame e lancinanti come la disperazione dell’amore tradito e ucciso, si posano e riposano quiete sui volti e sulle espressioni di chi assiste al monologo. Il tutto cadenzato dagli inserti e dagli effetti davvero speciali di un maestro di musica (Marco Sforza), che si agita come uno strano folletto in un bosco di fatti infidi, deturpanti di cui si rende responsabile un’umanità urbanizzata fuori di testa. “Amorosi assassini”, così s’intitola lo spettacolo agrodolce della Perdonò (in scena fino a domani al Teatro Brancaccino di Roma all’interno della rassegna al femminile “Una stanza tutta per lei”).

La Perdonò lavora e scolpisce le sue statue di sale sullo scenario più inquietante dell’era moderna, operando interessanti distinguo tra i due termini “femminicidio” e “femmicidio”. Dove il primo ingloba il complesso di discriminazioni che colpiscono la personalità femminile, mentre il secondo è l’atto estremo di violenza, come l’assassinio, che ha come obiettivo la distruzione del corpo della donna da parte di un esecutore maschio, parente prossimo (marito, amante, compagno) o alla lontana. Il caso narrato con un’intensità, una profondità che ci lasciano ammirati e stupiti è tratto da un episodio di cronaca vera. Un bel giorno, nel 2006, un ragazzo e un poliziotto si trovano a tirare fuori da un cassonetto un sacco sanguinolento contenente il corpo ripiegato e moribondo, che solo il debole filamento di un lamento di fine vita ha trovato la forza di fare da richiamo. Quel debole filo di voce è di Francesca Baleani, massacrata senza pietà dal suo ex marito, uomo colto, nobile, rispettabile e di successo della comunità maceratese: Bruno Carletti.

La storia, in tutti i suoi inquietanti chiaroscuri, contiene due effetti speciali. In primo luogo, la miracolosa resurrezione di Francesca, in cui l’amore e le cure incessanti di medici, infermieri, parenti e amici hanno contribuito a rimarginare le numerose, gravissime ferite riportate dalla vittima, picchiata con inaudita violenza a bastonate. Il secondo, invece, riguarda la figura del suo assassino mancato, salvato da improvvide perizie di consulenti giudiziari e di parte che ne hanno certificato il famoso “raptus”, ovvero la momentanea incapacità di intendere e di volere. Quando i fatti oggettivi, invece, come ci dimostra la Perdonò, gridano e invocano la premeditazione senza attenuanti! Il tutto attutito nella sua estrema gravità dall’imbottitura di piume con cui si è inteso accomodare la vicenda del reo confesso, da parte dell’intera società bene maceratese e, cosa sgradevole, dei magistrati di sorveglianza che hanno permesso al Carletti di scontare la sua pena fuori dal carcere, in comode cliniche per la cura di malattie nervose. Fino alla condanna definitiva con sentenza passata in giudicato.

Perdonò, attraverso un recitativo carico di furia e di emozione, ci fa rivivere il tutto con lucidità e dolorosa ironia, leggendo dal vivo le lettere di Francesca, commentate da una musica bella, rapida e appassionata. E, poi, ancora un altro episodio di questo terribile buio urbano, intriso di inciviltà, vigliaccheria e panico di vivere una vita da giusti che spinge i timorosi di tutto a non vedere, a lasciare che certa violenza domestica non affiori mai all’esterno, non venga mai registrata nei verbali di polizia. Ma c’è davvero molto altro nel travolgente show della Perdonò, con citazioni di testi classici di profondo disprezzo per la donna e il suo straordinario universo affettivo. Il tutto declinato da una giovane e bellissima attrice che invece continua a credere, malgrado tutto, che un uomo e una donna si possano amare veramente.

(*) Per info e biglietti: Teatro Brancaccino