Il tenore al cabaret

sabato 6 maggio 2017


Ian Bostridge è da lustri uno dei più noti tenori inglese. Non è sovrappeso, come gran parte dei suoi colleghi nella professione lirica. Sulla cinquantina, pallido e magrissimo potrebbe interpretare non gli ambigui personaggi di Britten , ma Jacopo Ortis o Werther. Indubbiamente, è perfetto nei lieder del primo romanticismo, dolenti e raffinati. Non considera, però, il canto la sua professione principale. Oltre ad essere interprete squisito di Schubert , Schumann, Liszt Monteverdi e Britten, è professore ordinario di storia moderna e di  filosofia della scienza ad Oxford, dove insegna in pieno orario accademico. Studia arti magiche , su cui ha scritto un libro considerato fondamentale. Chi si reca a Londra (dove vive)ed ha la ventura di essere invitato a cena a casa sua , ne apprezza le qualità di cuoco raffinatissimo. Ha anche tre lauree honoris causa ed è Commander of the British Empire (Cbe), una delle più altre onorificenze del Commonwealth.

Non canta quasi più opere perché la lirica comporta impegni poco compatibili con i suoi orari accademici e con le sue ricerche. Continua , però, la sua attività concertistica sia in Gran Bretagna sia all’estero. Quest’anno lo si è ascoltato alla Scala, al San Carlo e all’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) di Roma .Dopo il concerto romano (23 aprile) ha una tournée in Gran Bretagna ma lo si rivedrà presto a Roma sia peri suoi interessi accademici sia perché almeno due volte l’anno è ospite delle nostre istituzioni musicali. La affianca con una vasta attività discografica.

 Vale la pena soffermarsi sul concerto tenuto alla Iuc perché mostra un volto nuovo di Ian Bostridge e del soprano Sophie Daneman (per anni nel complesso barocco Les Arts Florissants animato da Sir Wiliam Christie): quello di cabarettista. Il programma, breve, comprendeva Façade – An Entertainment (45 minuti) di Sir William Walton introdotto dalla Sinfonia per pianoforte, clarinetto, tromba e violoncello Op. 53/54 di Alfredo Casella (un quarto d’ora circa). Appartengono, all’incirca allo stesso periodo anche se del lavoro di Walton, pur se ha avuto una sistemazione definitiva nel 1951, si hanno  più versioni dal 1922 al 1951. Quello di Casella è del 1932. Negli anni venti e trenta, compositori, pu austeri, si avvicinavano sempre più a quella che poteva essere considera musica leggera, principalmente al jazz, allo stile del cabaret (anche politico) ed alle canzonette. Tanto Façade – An Entertainment (per l’appunto un divertimento) di Walton quanto la Sinfonia di Casella appartengono a questo stile, in Italia in gran parte dimenticato.

E’ utile ricordare che, a differenza di Bostridge , Walton lasciò Oxford per creare una jazz band e che i suoi guadagni provenivano in gran misura dalla musica per film (tra cui capolavori come Enrico V e Riccardo III interpretati da Lawrence Olivier). Viveva, con sua moglie, gran parte dell’anno in una villa , con uno splendido giardino, a Forio un piccolo comune nell’Isola di Ischia,. Il torinese Casella visse a lungo a Parigi dove si impregnò di vita da cabaret.

Ma veniamo a Façade – An Entertainment . Mette in musica, nella versione finale, 21 poesie della poetesse Edith Sitwell. Non trattano argomenti seri, ma sono filastrocche, piccole satire e simili , grondano tutte di ironia. In alcuni casi il richiamo alla musica leggera è esplicito (Polka, Something Lies beyond the Scene, Valse, Popular Song, Fox-Trot ‘Old Sir Faulk). In altri sottotraccia. Walton ne fece anche due suite’ orchestrali e, nonostante l’opposizione della Sitwell, il coreografo Frederick Ashton, un breve balletto con scena dipinta da Picasso. La prima fu molto controversa. Virginia Wolf  scrisse alla sorella di non avere capito quasi nulla. Tuttavia, a poco a poco, il brano conquistò il pubblico. Viene dato raramente in Italia perché senza una comprensione perfetta dell’inglese è difficile apprezzare, le poesie recitate da due cantanti, con voce impostate e dense di ritmo e di armonia. Ian Bostridge and soprano Sophie Daneman recitano come se cantassero in un cabaret.

Un lavoro pieno di charme. Così come la breve sinfonia di Casella.


di Giuseppe Pennisi