Teatro Sala Umberto: stagione 2017-18

Evviva il teatro dal vivo! Oggi parliamo della presentazione del primo giugno relativa all’attività di quel piccolo, prezioso Graal (che, poi, era l’umile coppa di legno di Gesù nell’Ultima Cena) di teatranti rappresentato dalla storica Sala Umberto di Roma, sotto l’abile e assai meritoria conduzione di Alessandro Lombardi che, com’è noto, porta sulle sue robuste spalle l’ulteriore onere dello spazio Brancaccio. Anche questa volta, tra un nutrito parterre di registi, autori e attori, si è svolto il rito semi-sacro dell’illustrazione alla stampa di ciò che avverrà nella prossima stagione teatrale. Per accennare a quella appena archiviata, varrà la pena di citare le complessive 324 alzate di sipario e i 60mila spettatori, quotati per tutte le sezioni di un sempre più ricco palinsesto con scuole e accademie di recitazione, musica dal vivo, teatro dei ragazzi e laboratori della domenica per i più piccoli. Apre lo show delle anteprime il padrone di casa, che ci tiene a qualificare la sua struttura come un “avamposto culturale, un punto di riferimento come le parrocchie, per costruire oggi lo spettatore di domani, facendo tutto ciò che è possibile per portare giovani e giovanissimi a teatro”.

Un cenno rapido al cartellone, che inizia con “Odio Amleto” (19-29 ottobre), interpreti Ugo Pagliai, Gabriele Garko e Paola Gassman, per la regia di Alessandro Benvenuti. Il tema è la paura di Amleto di affrontare il drago che è in lui, dissimulato dall’odio per un padre di cui si teme non essere all’altezza. Alla fine si scopre un Amleto vittorioso su sé stesso che impara a non più odiarsi. “Un’ora di tranquillità” (30 novembre-17 dicembre), invece, è uno spettacolo comico-pirotecnico, così come annunciato da un’amante argento vivo che spezza assieme ad altri folletti suoi pari la languida attesa per un’ora di pace del suo uomo, che ha appena messo sul giradischi un vinile nostalgicamente acquistato in un mercatino dell’usato. In merito, si prevede un ritmo furioso e un’elevata dose di adrenalina. Con “Il Pomo della discordia” (16 gennaio-4 febbraio), invece, nella veste di attore-regista, Buccirosso ci presenta una sua variante impegnata per uno spettacolo giovane (originato da un titolo privo di copione!), in cui si trattano temi forse un po’ troppo “politically correct”, ma senz’altro riequilibrati dallo stesso Buccirosso che reagisce come un padre molto tradizionalista di fronte a un figlio omosessuale, e si lamenta per non essere stato invitato alla festa di compleanno del figlio che si svolge a... casa sua! Buccirosso, con un piede nella più genuina tradizione maschile, verrà messo sotto pressione e martirizzato da decine di familiari stretti che la vedono esattamente all’opposto di lui. Perché, poi, “è sempre difficile dire certe cose in famiglia”...

Anche per il prossimo anno ritroveremo in qualità di autore la straordinaria ironia di Gianni Clementi, con un promettente seguito de “I suoceri albanesi”, spettacolo di grande successo nella stagione passata. Stavolta si tratta del loro ritorno in Italia, con la pièce che prende il titolo “Bukurosh, mio nipote” (19 dicembre-14 gennaio), in cui la ragazza si trova ad affrontare a Roma la sua gravidanza. Una festosa, bizzarra e colorita umanità, fatta di personaggi amati e derisi che hanno già suscitato tanta simpatia. La medicina del buonumore è dispensata generosamente da Pannofino, che preferisce evitare scocciature casalinghe lavorando a Natale in teatro, posto dove si sta molto meglio che a casa propria! Boccaccini, poi, scrive la “Foto del carabiniere” in onore di Salvo d’Acquisto (suo padre, Tarquinio Boccaccini, fu uno dei 22 che vennero salvati grazie a quel sacrificio), che andrà in scena il 23 settembre, anniversario della morte dell’eroico carabiniere. Con “La Partitella” (29 marzo-15 aprile) “la giovinezza diviene la grande star”, in quell’età che rappresenta l’ultimo stadio dell’adolescenza, quando si pensa di fare l’ingegnere nucleare e ci si ritrova assicuratori nella vita reale. Come battere un calcio d’angolo con la palla nella scarpata!

 

Le “Partitelle” sono due, in realtà: quella dell’anno prima e l’altra di quello dopo. Il palcoscenico ospita un grande workshop, come fosse un campetto da calcio, in cui però l’atto sportivo è vissuto in maniera marginale, sul filo di ciò che accade nel film “Una giornata particolare”. Si tratta in realtà, di raccontare le storie di un gruppo di giovani per far emergere uno spaccato reale della periferia romana, in cui lo sport regala grandissime gioie ai meno abbienti. Poi, tocca a quel fenomeno naturale della comicità italiana, Gabriele Cirilli, incontenibile dal palco, che rompe un’atmosfera fino allora tranquilla con il suo “#taleequaleame” (3-13 maggio), ricordando che - come gli ha insegnato suo figlio ispiratore della pièce - “#” richiama l’argomento che viene dopo il cancelletto. Cirillo confessa la sua pregressa ignoranza in materia, scoprendo di essere stato prima un “Signor Nessuno” perché, appunto, non conosceva il significato di “hashtag”. A ogni foto e immagine parte un monologo improvvisato, dove tra l’altro il comico balla e canta senza centro (a dispetto della sua “circonferenza” corporea), dispensando segreti per fare imitazioni.

 

Dulcis in fundo, la fisica quantistica Gabriella Greison che il 7 novembre farà rivivere brillantemente a teatro le storie di due donne straordinarie, Marie Curie e Hedy Lamarr. Felice stagione a tutti!