4 docufilm per 4 eroi nazionali

“Nel nome del popolo italiano”. Quattro storie avvincenti e dolorose, quattro docufilm, quattro biografie di eroi nazionali, quattro diverse visioni del mondo. Il magistrato Vittorio Occorsio, il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, il giuslavorista Marco Biagi, il capitano Natale De Grazia. Un intenso progetto prodotto da Gloria Giorgianni, con Tore Sansonetti e Carlotta Schininà per Anele, con Rai Cinema e Rai Com, che andrà in onda, in prima visione, dal 4 al 7 settembre 2017, in seconda serata, su Rai Uno.

I racconti, della durata di 60 minuti ciascuno, sono dedicati a quattro servitori dello Stato e sono diretti da quattro registi italiani: “Vittorio Occorsio” di Gianfranco Pannone, “Piersanti Mattarella” di Maurizio Sciarra, “Marco Biagi” di Gianfranco Giagni e “Natale De Grazia” di Wilma Labate. Le vicende sono narrate dagli attori Dario Aita, Mimmo Cuticchio, Massimo Poggio, Lorenzo Richelmy e Gianmarco Tognazzi. Con il contributo di numerosi testimoni diretti dei fatti. I docufilm rievocano lo sfondo storico, culturale e sociale in cui i quattro personaggi hanno vissuto e operato, andando incontro al loro destino, nel ventennio che va dalla fine degli anni Ottanta ai primi anni del nuovo millennio.  

La narrazione sposa il punto di vista delle nuove generazioni, che hanno sentito parlare di quelle vicende, ma vogliono capire gli intrecci umani, sociali e politici che le hanno generate. Lo stile dei quattro “capitoli” è una commistione tra l’inchiesta giornalistica e il cinema civile. Ma riecheggia anche il linguaggio classico del documentario, riportando, fedelmente, le immagini di repertorio private e quelle dell’immenso patrimonio delle teche della Rai.

Al Cinema Quattro Fontane di Roma è stato presentato, in anteprima assoluta, uno dei quattro docufilm che compongono il ciclo: quello dedicato a Piersanti Mattarella, alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso, che appare sullo schermo tra i testimoni intervistati nel corso del racconto. La visione dell’opera è stata preceduta dalla proiezione dei trailer degli altri tre episodi. Lo stesso Grasso, in un suo celebre libro, “Per non morire di mafia” (edito nel 2009 da Sperling & Kupfer nel 2009), firmato con il giornalista Alberto La Volpe, ha scritto che Piersanti Mattarella “stava provando a realizzare un nuovo progetto politico-amministrativo, un’autentica rivoluzione. La sua politica di radicale moralizzazione della vita pubblica, secondo lo slogan che la Sicilia doveva mostrarsi ‘con le carte in regola’, aveva turbato il sistema degli appalti pubblici con gesti clamorosi, mai attuati nell'isola”.

Il soggetto e la sceneggiatura del docufilm sul presidente della Regione siciliana sono firmati da Graziano Diana, Marco Videtta e dalla Giorgianni, con la collaborazione di Maurizio Sciarra e la consulenza del giornalista Francesco La Licata, che appare tra i testimoni del racconto.

L’acuta regia di Sciarra segue Dario Aita nelle aule e nei bellissimi saloni settecenteschi di Palazzo d’Orleans, sede palermitana della Presidenza della Regione Sicilia, omaggiando la teoria del pedinamento di matrice zavattiniana. E mostra, facce, gesti, corpi, palazzine abusive dal volto deturpato e sontuosi edifici, per allestire un impianto narrativo solido e di partecipata commozione, nel quale emerge il metalinguaggio. La storia nella storia raccontata dal magistrale Mimmo Cuticchio “attraverso” i suoi pupi. Sciarra sottolinea, con sobrietà, ora i racconti appassionati di Salvatore Butera, amico e consigliere economico di Mattarella e di Mariagrazia Trizzino, capo di gabinetto alla Regione Sicilia, ora il messaggio politico sulle speranze del centrosinistra moroteo enunciato da Leoluca Orlando, “sempiterno” sindaco di Palermo, per virare, infine, sugli attestati di stima politici e umani di Achille Occhetto, l’ultimo segretario nazionale del Pci.    

Ma, tra i testimoni intervistati nel docufilm dedicato a Mattarella, figurano anche il vicepresidente del gruppo Pd alla Camera dei deputati Gero Grassi, il giurista Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, i nipoti di Mattarella, Giorgio, Piersanti, Andrea e Giovanni Argiroffi, lo scrittore e regista Roberto Andò.

Piersanti Mattarella, secondogenito di Bernardo, più volte ministro negli anni Cinquanta e Sessanta e fratello di Sergio, presidente della Repubblica, è stato il massimo rappresentante di Aldo Moro in Sicilia. Il presidente della Democrazia Cristiana, infatti, teorizza una sperimentazione del “compromesso storico” (l’accordo per un governo di alternativa democratica tra Dc e Pci) proprio in Sicilia. Con l’appoggio esterno dei comunisti al governo presieduto da Mattarella. La fine di Moro, nel ’78, per mano delle Brigate rosse, è un tragico preludio dell’uccisione di Piersanti Mattarella, fiero oppositore del potere criminale di Cosa nostra.

L’agguato si consuma domenica 6 gennaio 1980, il giorno dell’Epifania, in via della Libertà, a Palermo. Mattarella è in auto. Davanti alla propria abitazione. Sta per andare a messa, insieme alla famiglia: la moglie, due figli e la suocera. Un uomo si avvicina al suo finestrino e lo uccide sparando numerosi colpi di pistola. Nel luogo dove è avvenuto l’omicidio, tra il civico 135 e il 137, è stata posta una targa in suo ricordo.

Il delitto Mattarella inaugura una stagione di sangue che avrebbe visto cadere magistrati, poliziotti, esponenti politici. Tra il ’79 e l’82, in piena “guerra di mafia”, fra corleonesi e palermitani, vengono uccisi il capo della mobile Boris Giuliano, il segretario provinciale della Dc Michele Reina, il segretario regionale del Pci Pio la Torre, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, i giudici Costa e Chinnici. Le indagini del delitto siciliano “più impenetrabile” sono molto accurate. Vengono condotte dal giudice istruttore Giovanni Falcone e dallo stesso Grasso, allora sostituto procuratore. Per la morte di Piersanti Mattarella sono stati riconosciuti come mandanti i vertici di Cosa nostra. Ma restano ancora sconosciuti gli esecutori materiali.

Del presidente della Regione Siciliana restano l’attualità del pensiero politico, scandito dalla questione morale in un’ottica di autentico sviluppo per la Sicilia e lo sguardo, benevolo eppure esigente, rivolto alle giovani generazioni.