“A Ciambra”, il neorealismo del melting pot

Ambientato nell’omonimo quartiere rom di Gioia Tauro, coprodotto da Martin Scorsese, recitato dagli abitanti in dialetto sottotitolato, è uscito in sala il 31 agosto “A Ciambra”. Secondo lungometraggio di finzione di Jonas Carpignano, apprezzato alla scorsa edizione della “Quinzaine des Realisateurs” del Festival di Cannes, il potente e promettente film segue un adolescente lungo il suo orizzonte, che va dall’ampia famiglia al rapporto tra comunità calabrese, zingara e africana. Per l’occasione, rivolgiamo alcune domande al regista (e sceneggiatore).

Ce lo presenta, in breve?

Sembra un film di formazione, che parla di Pio, un ragazzo rom, e del suo mondo. Noi vediamo il quartiere in cui vive, a Ciambra, attraverso i suoi occhi.

Com’è venuta l’idea del fim?

Il progetto è nato soprattutto quando ho conosciuto il protagonista, Pio. Nel fare un film, cerco sempre di portare un personaggio, che rappresenta il posto, al pubblico. Nel momento che ho incontrato lui, ero sicuro che fosse proprio la guida perfetta per mostrare questo mondo, che per molti è sconosciuto.

È un luogo che lei già conosceva?

La prima volta che ci sono andato era un teso, perché stavamo girando un cortometraggio a Gioia Tauro, e a un certo punto è sparita una nostra automobile con dentro tutte le attrezzature della troupe. Ho chiesto ai miei amici di lì il da farsi, e mi hanno risposto: “Devi andare giù, a parlare con gli zingari”. Non sapevo cosa dovessi dire, ma sono sceso in questo quartiere rom, che si chiama “A Ciambra”: sono stato molto colpito dalla zona, con bambini e personaggi da tutto il mondo.

E cos’è successo?

Ho iniziato a frequentarlo, con la mezza idea di realizzare un cortometraggio. Poi, ho conosciuto Pio, che all’epoca aveva 9 anni e mi seguiva dappertutto. Fumava e aveva un carisma particolare, siamo diventati subito amici. Attraverso lui ho conosciuto tutto il suo mondo, e volevo riportare questa esperienza.

Come è stata questa frequentazione?

Io vivo da sette anni a Gioia Tauro, e da cinque conosco bene loro. Vado lì 3-4 volte a settimana, mangiamo sempre insieme, quando devono andare da qualche parte mi lasciano i bambini, ormai abbiamo un rapporto molto stretto, familiare. Nel momento in cui avevamo cominciato a girare, la situazione era un po’ più delicata, perché quando si filma, con una troupe, in un posto, si entra dentro una comunità; la maggior parte delle persone ci ha accolto molto bene, ma ogni tanto c’è stata qualche tensione.

La decisione di Scorsese di sostenere il film?

Dovremmo chiederlo a lui, non capisco bene il come e perché sia successo. Semplicemente, ha letto la sceneggiatura, aveva visto il mio primo lungometraggio, “Mediterranea”, ed era molto interessato a saperne di più del sapore del film. Io ho realizzato, per lui, un libro con fotografie scattate da me nella Ciambra in questi anni, per fargli capire il contesto, e glielo ho mandato con una lettera, in cui spiegavo esattamente perché questo film è importante per me. Lui ha messo insieme tutti questi materiali, e ha deciso di partecipare come produttore.

Per la scrittura ha fatto tutto da solo, oppure è stato un lavoro in divenire, di confronto con gli interpreti?

All’inizio ho scritto la struttura di un film di formazione, per me era molto importante averla solida, e allo stesso tempo aperta; quindi più o meno ho creato la storia, e poi insieme agli abitanti cercavo sempre di arricchire le scene con dettagli della loro vita. Perciò, se vedevo qualcosa che faceva capire un aspetto importante della psicologia di Pio, e di come funziona la sua famiglia, la inserivo nel film; il quale è abbastanza fedele a come queste persone vivono veramente, però all’interno di un contesto cinematografico.

Com’è, nella realtà, l’interazione tra le comunità?

È qualcosa in via di sviluppo, nel territorio il tessuto sociale sta cambiando, c’è un flusso di migranti ed è difficile dire come siano i rapporti, stiamo cercando di approfondire e capire la nuova vita calabrese nel film che stiamo realizzando.

La reazione del pubblico, nel percorso del film da Cannes alla distribuzione?

Abbiamo presentato il film al cinema Nuovo Sacher (che lo terrà in programmazione, mentre un mese fa - sempre nella sala di Nanni Moretti - l’opera precedente di Carpignano, “Mediterranea”, ha ricevuto il premio Bimbi Belli, ndr), finora tutto bene, la gente sta rispondendo in una maniera molto positiva.