Cattaneo: il classico che parla ancora

Con una fortunata espressione Italo Calvino ebbe una volta a scrivere che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Tuttavia tra queste opere che istigano l’incessante dialogo con i posteri, alcune, in ragione dei tempi, paiono essere in certi momenti più provvide di altre.

È il caso delle Interdizioni Israelitiche di Carlo Cattaneo, di recente ripubblicate per Castelvecchi con l’introduzione critica di Gianmarco Pondrano Altavilla, direttore del “Centro Studi Salvemini” di Napoli. Perché dunque - si domanderà il lettore - scegliere Cattaneo e non altri e perché proprio le Interdizioni? La scelta del patriota milanese deve inquadrarsi in un ritorno alle radici della democrazia liberale, oggi minacciata da estremismi di ogni colore ed al tempo stesso svuotata al proprio interno da una crisi d’identità tutta occidentale. Il disordinato relativismo della buona coscienza, pare in qualche modo essere incapace di esprimere una chiara gerarchia tra nuovi diritti, dai nomi suadenti e altisonanti, e libertà civili - queste sconosciute! - irrimediabilmente cadute in desuetudine, come noiose e antiche mode dei «matusa». In questo clima di perenne rivoluzione schizofrenica contro noi stessi, contro le nostre tradizioni giuridiche e forse addirittura contro il senso della misura, conviene dunque ritornare alle origini, per ritrovare un poco di quell’onestà intellettuale e di quell’adamantina chiarezza che apparteneva ai nostri predecessori.

A motivare poi la scelta delle Interdizioni è soprattutto il favore quivi espresso dall’Autore per una società pluralista, da Barcellona a Parigi, da Nizza a Manchester, posta sotto duro attacco dai nemici irriducibili della modernità, incapaci di tolleranza alcuna. Cattaneo dal canto suo (per fortuna!) non aveva pagine sui social network da riempire di diabetici sentimentalismi o di retorica da commiserazione, ma scelse invece di trattare le discriminazioni che gravavano sulle spalle dei nostri fratelli Ebrei con il rigore scientifico tipico dello studioso. Così chi avrà il piacere di prendere tra le mani questo prezioso volumetto, si troverà ad essere accompagnato in un percorso che si snoda attraverso profili giuridici, economici ed etici, ma sempre accompagnato da un argomentare di ragione, coerente con la legge del filosofo Hume, la quale prescrive di discernere e tenere separati i giudizi di fatto dai giudizi di valore. Infine - diciamocelo con franchezza - ciò che più rende allettante questo libro è la sua scrittura saporosa e al tempo stesso elegante, ricercata ma mai ampollosa, educata ma mai affettata e oltrepiù costantemente venata da una sottile e brillante ironia. Proprio perché il libro possiede tutte queste qualità, può essere ascritto alla definizione di classico sopra riportata e a distanza di quasi due secoli pare abbia quindi molto ancora da dire. E noi, lo sapremo ascoltare?

(*) Centro di studi storici politici e sociali “Gaetano Salvemini”