Isis: “Il falso nemico”

“Lib(e)ri in scena”. Questo è il titolo di un’interessante rassegna di libri che si è appena conclusa a Pescasseroli, paese natale di Benedetto Croce, ambientata nella prestigiosa cornice del palazzo storico della famiglia Sipari, con la direzione artistica della scrittrice di fama mondiale, Dacia Maraini.

Il 25 agosto scorso, Corrado Formigli ha presentato il suo bel libro-inchiesta, “Il falso nemico”, edizioni Bur, sulla nascita e sulle radici geopolitiche e religiose della così detta “peste nera”, rappresentata dallo Stato islamico (Is) e dal suo autoproclamato Califfo Al-Baghdadi. Il libro è, in parte, la cronaca dettagliata dell’inviato di guerra di La7, Corrado Formigli, a Kobane e Sinjar. Le sue avventure ricordano un’altra grande interprete di quel mestiere pericoloso, al limite dell’azzardo suicida: quell’Oriana Fallaci profetica e ispirata, che lesse il pericolo fondamentalista (in questo caso sciita) ben prima di chiunque altro, con la sua devastante e furiosa intervista all’Ayatollah Khomeini. Formigli non arriva mai a strapparsi il velo, come fece Oriana dinnanzi al più venerato e temuto sacerdote dello sciismo, ma si cala fin nelle viscere della terra a odorare letteralmente i fetidi miasmi della morte, entrando nei cunicoli scavati dai guerriglieri neri dell’Is per resistere agli assedi irakeni e siriani contro le roccaforti del Califfo.

L’immersione nel cuore nevralgico di Kobane, città martoriata curda di cui nulla è oggi rimasto in piedi, racconta di soldati ridotti a pelle e ossa per fermare l’Is lungo un fronte sconfinato, combattendo quasi a mani nude, fatti salvi vecchi kalashnikov e munizioni contate. Donne e uomini curdi, male armati e peggio equipaggiati, costretti a combattere casa per casa, e a muoversi tra le macerie indossando rudimentali sandali ai piedi, che riescono nell’impresa impossibile di resistere e, al termine di inauditi sacrifici, sofferenze e molte perdite, costringere alla ritirata le milizie nere del Califfo. Impresa che ha dell’incredibile, tenuto conto che i loro (e nostri!) nemici erano molto meglio equipaggiati e armati, grazie al contrabbando di armi contro petrolio e all’inconsistenza di un esercito irakeno a maggioranza sunnita che, sfaldandosi già alla prima offensiva dell’Is a Mosul, aveva lasciato nelle mani degli assalitori armamenti moderni e sofisticati di fabbricazione americana. Come quei colossali blindati Humvee, imbottiti di tritolo e lanciati a tutta velocità sui bersagli, per seminare il terrore nelle città sotto assedio e uccidere quante più persone possibili, senza alcuna distinzione tra civili e militari. Per renderli inoffensivi, soldati e soldatesse curde sono scivolati sotto le enormi ruote, facendosi esplodere, pur di arrestarne la corsa a distanza di sicurezza.

“Il falso nemico” è un indice costantemente puntato sulle enormi responsabilità dell’Occidente e, soprattutto, dell’America che invase l’Iraq nel 2003, mentendo al mondo a proposito della presenza delle armi di distruzione di massa in possesso del regime di Saddam. Il governatore americano dell’Iraq, Bremer, fece poi ancora peggio smantellando il Partito Baath e regalando al terrorismo sunnita di Al-Qaeda e dell’Isis i migliori quadri militari dell’esercito irakeno, mandati a casa senza stipendio e futuro. Loro, che erano a conoscenza di tutti gli immensi depositi segreti di armi ed esplosivi nascosti in ogni dove da Saddam. Loro che sapevano dove erano stati murati miliardi di valuta pregiata, accumulati grazie al mercato nero del petrolio. Da lì in poi nasce e prospera l’Idra fondamentalista degli odiatori giurati dell’Occidente. Al-Baghdadi ha tratto la sua forza di convincimento e persuasione mediando e dominando i gruppi di irriducibili che, per la follia concentrazionista dei militari Usa, furono messi tutti assieme appassionatamente all’interno del campo di Bucca, che ha fatto da humus, nutrimento e sorgente per migliaia di adepti, feroci e sanguinari, del futuro Stato Islamico.

Formigli si rivela un analista fine nello sviscerare le divisioni profonde dei supposti nemici dell’Is: siriani, turchi, americani e un numero imprecisato di sigle fondamentaliste contrapposte le une alle altre, tanto da rendere difficile (grazie ad alleanze continuamente mutevoli sul campo) dire chi stia combattendo contro chi. Ma, soprattutto, in questo gioco perverso di ombre e di specchi di finti alleati e veri nemici, spicca il ruolo ambiguo della Turchia di Erdogan che, almeno inizialmente, ha favorito in ogni modo le milizie del Califfo, chiudendo entrambi gli occhi sui movimenti dei fondamentalisti e sui rifornimenti di armi e viveri a loro destinati, transitati attraverso i suoi confini, porosi per i terroristi, ma invalicabili per i curdi, considerati la bestia nera del regime turco.

E l’Occidente ha fatto di tutto per perdere la sua battaglia contro l’Is, finanziato dagli Stati fondamentalisti arabi, facendo arrivare con il contagocce rifornimenti di beni necessari e di armi alle milizie curde che, se sostenute fin dall’inizio, avrebbero impedito il dilagare della “peste nera” all’interno dei territori di Siria e Iraq. Formigli narra anche, in presa diretta, il martirio e il genocidio degli Yazidi, passato sotto il colpevole silenzio dell’Occidente, che ha fatto finta di non vedere lo stato di schiavitù al quale sono state condannate molte migliaia di giovani e giovinette, vendute queste ultime come schiave sessuali o, se troppo mature, avendo superato i quaranta anni, trucidate in massa nelle fosse comuni. I loro figli piccoli, divenuti i “leoncini del Califfato” hanno visto uccidere e massacrare i propri cari e compatrioti: separati dalle loro famiglie hanno imparato a vivisezionare in tenera età i prigionieri dell’Is e ora, finalmente liberati, rappresentano un problema insolubile per le comunità di accoglienza. Tutto questo e molto altro ancora è scolpito con un marchio indelebile d’infamia ne “Il falso nemico”. Perché quello vero, in fondo, nasce proprio nel nostro seno.