La prigionia di Miglieruolo

“Ci fu il tempo dell’innocenza e quello della desolazione, e la furia e il pentimento e altre cose vennero e si dissolsero, tutto si consumò in fretta. Le stagioni svoltarono più volte e alla fine ci trovammo poveri, soli con noi stessi e senza più innocenza. Si erano conclusi i nostri giorni lieti”.

È così che inizia “Memorie di Massima Sicurezza”, ultima opera di Mario Antonio Miglieruolo, scrittore di origine calabrese classe 1942, ormai affermato nell’ambito della fantascienza e autore, tra gli altri, di “Assurdo Virtuale”.

Quest’ultima opera è forse il suo romanzo più duro, più difficile da digerire, di forte impatto emotivo. Un libro che si ama o si odia, ma al quale è impossibile rimanere indifferenti. 

In un futuro e in un luogo non definito un uomo viene arrestato e condannato. Non se ne conosce la ragione, l’accusa che gli viene mossa è nebulosa. Si ritrova in isolamento. I giorni diventano settimane e le settimane si trasformano in mesi. Ormai sull’orlo della follia – il racconto è intervallato da riflessioni a cavallo tra realtà e delirio – viene mandato in un campo di detenzione. Sembra un passo avanti, ma il campo si mostra subito come una prigionia altrettanto mostruosa, fatta di soprusi, violenza arbitraria, stenti. Quando aveva ormai abbandonato ogni speranza, ecco che giunge inattesa la grazia. Rimandato nella Metropoli si ritrova in un ambiente dove un regime di polizia reprime ogni tentativo di rivolta, dove esistono regole stringenti e limitanti. Ma il desiderio di libertà del soggetto, così a lungo represso, si spinge a tal punto da incitarlo un giorno allo zoo a liberare dalla gabbia una tigre (che poi sbrana alcuni passanti).

Il prigioniero è sempre a cavallo tra realtà e immaginazione, tra allucinazione e delirio. Il risultato è un libro che non ti lascia respiro, specchio di un presente angoscioso e di un futuro in cui non si ravvisano sprazzi di luce. Rinvenibili i richiami ai grandi romanzi del secolo scorso: “Il Processo” di Kafka, “Arcipelago Gulag” di Solženicyn e finanche “1984” di Orwell.

Violento, irriverente, anticonformista nel contenuto e nella forma, e dopotutto, specchio di una società in cui si ravvisa il fallimento della democrazia, dove la libertà è svanita lasciando spazio a violenza e repressione. I livelli di lettura sono molteplici, da quello intimistico/psicologico a quello più sociologico e politico. Certamente emerge con forza una pesante accusa ad una democrazia fallita.

Un testo estremamente contemporaneo, anche se la sua prima stesura risale alla fine degli anni Settanta. Per Miglieruolo, Memorie di Massima Sicurezza rappresenta il libro di una vita. Scritto sull’onda del rigetto per il sostanziale fallimento del 1968, l’opera è stata soggetta a continue revisioni e rielaborazioni fino al 2000. Poi ripetuti problemi con gli editori e ritardi ci hanno consegnato Memorie di Massima Sicurezza (Elara, 27 euro) solo pochi mesi fa dopo una prima edizione in e-book passata sotto silenzio, a fine 2013. Un libro apparentemente senza trama, capace però di coinvolgere, stravolgere e far riflettere.