Yusuf Islam torna a fare il Cat Stevens (per vendere)

Anche i jihadisti islamici di ultima generazione, i foreign fighters, prima di compiere attentati in Europa, si rilassano con il rock. E non sentono le vecchie nenie islamiche magari riadattate in versione pop. Come quelle contenute negli ultimi dischi di Yusuf Islam. Già Cat Stevens prima della conversione.

Cat-Yusuf deve essersi accorto quanto il mercato gli chieda altro. E per questo, e forse per altri motivi, dal 6 ottobre tornerà a fare il Cat Stevens mandando nei negozi e su Apple music “The laughing apple”. Undici tracce, nove delle quali sono brani tirati fuori dalla propria ideale cantina musicale degli anni Settanta. Quando, per l’appunto, si chiamava Cat Stevens e vendeva come i Beatles e i Rolling Stones.

Anche le liriche e i titoli sono quelli dei bei tempi di “peace love and freedom”: Blackness of the night, See what love did to me, The laughing apple, canzone portante che dà il titolo all’album, e poi Olive Hill, Grandsons, Mighty peace, Mary and the little lamb, You can do (whateever), Northern Wind (death of Billy the kid), Don’t blame them, I’m so sleepy.

Un’operazione di mercato che se, come è probabile, riuscirà, potrebbe fargli valutare anche il ritorno al futuro con il vecchio nome d’arte. In pratica, dopo 35 e passa anni di dischi contenenti per lo più adattamenti rock di vecchie nenie islamiche come “Talah Al Badru Alayna“ (La luna veglia alta su di noi), musiche e parole della tradizione maomettana dell’epoca dell’Egira, il suo agente deve avergli dato l’aut aut: torna a dare alla gente quel che si aspetta da te. Perché qui sennò si chiude. Come a dire: “Più dell’Islam potè il digiuno”.

Anche se, a dire il vero, con i soldi dei diritti d’autore di dischi singoli come “Father and son” il vecchio Cat-Yusuf avrebbe potuto campare per i prossimi tre secoli.