È da poco uscito “Due lune sono troppe”, il terzo romanzo di Vittorio Nessi, ex procuratore aggiunto a Torino. Il prossimo 12 ottobre (ore 18 presso la ”Casa di tutti i colori” a Pino Torinese) l’autore presenterà il suo libro con un relatore di eccezione, Paolo Borgna, procuratore della Repubblica vicario presso il Tribunale di Torino. Successivamente il testo di Nessi verrà presentato l’8 novembre (ore 21) presso il “Circolo dei lettori” con l’avvocato Giampaolo Zancan.

Al centro della narrazione c’è il Pubblico ministero Bruno Ferretti, già protagonista dei due precedenti romanzi: “Strani amori: amore e morte in Corte di Assise” e ”In fuga dalla legge”. Il magistrato indaga a Torino sull’omicidio rituale di un pachistano. Una catena inesorabile di tradizioni, di costumi e di miti lontani si abbattono su Ferretti, che diventa testimone di un terribile scenario, dove vacilla l’idea stessa della legge e del diritto, quando mondi lontani s’incontrano e si scontrano coinvolgendo anche la moglie della vittima e il suo giovanissimo figlio. Accanto a questa vicenda c’è quella umana di Ferretti, la sua storia sentimentale con Paula, una donna misteriosa, indipendente e dal passato oscuro che compare all’improvviso nella sua vita dettando i tempi degli incontri e degli abbandoni. Altre certezze vacillano nel protagonista, ma sono terremoti interni, questa volta, che squassano i ritmi di una vita ordinata, tranquilla e scoprono nervi sensibili, producono gioia e generano dolore, ma alludono alla felicità.

Amore e morte si inseguono nella narrazione generando una suspense che si chiarirà solo alla fine del libro, quando lo Stato dovrà arrendersi alla vendetta e una lettera spiegherà al protagonista il senso del suo incontro con una donna libera e indipendente. “Nessuno può toglierti quello che hai ballato”, mormora Paula all’orecchio del protagonista durante un ballo, e la frase segna il perimetro del libro dove la memoria trasforma i ricordi in qualcosa di profondo e vitale. Sopra tutta la narrazione scende la neve, la bianca amnesia del mondo che, con la voce di Boris Pasternak ci dice che quando cade “ogni cosa è in subbuglio”.

Il commento del procuratore Borgna invita alla lettura: “La neve accompagna ogni passo del romanzo. In un certo senso ne è la protagonista e, insieme al padre, cui sono dedicate le pagine più intense e toccanti, il ricorso che pungentemente ti rimane dopo aver chiuso il libro. C’è la neve nel parco ai bordi della città in cui Ferretti ama andare a correre quando lascia le stanze dell’ufficio. C’è la neve sulle fronde degli olmi quando lui, per la prima volta, intravede la donna misteriosa che nutrirà le sue inquietudini sino all’ultima pagina del romanzo. C’è la neve che cade sul fiume, la notte del delitto. È in questo contorno magico che il Pubblico ministero affronta un nuovo caso di omicidio: annunciato ed eseguito con macabri rituali di vendetta. Un caso all’apparenza subito risolto, perché l’omicida è immediatamente confesso. Ma i cui contorni e moventi si fanno tanto più oscuri e sfuggenti (assumendo, a volte, tratti quasi onirici) quanto più Ferretti si ostina a voler ricondurre a verità processuale la verità storia che ha intuito. E qui, ancora una volta, come in precedenti pagine del libro, si fa prepotente il contrasto fra legge scritta e mores, tra diritto e valori. E il procuratore Ferretti ci lascia con una mesta meditazione finale su quella cosa terribilmente necessaria ma maledettamente difficile a farsi, e a volte quasi impossibile: la giustizia amministrata dagli uomini”.