Vi sono libri che hanno la capacità di rappresentare e mostrare quanto siano dense di sfumature e significati le differenze culturali tra le religioni all’interno di una grande nazione.

Arundhati Roy, scrittrice tra le più importanti del panorama culturale internazionale, nel suo ultimo libro intitolato “Il ministero della suprema felicità”, edito in Italia da Guanda, rivela aspetti profondi della civiltà indiana. Protagonista del libro, diviso in due parti distinte, è un personaggio indimenticabile; Aftab è il figlio maschio di una famiglia indiana, atteso dai suoi genitori dopo la nascita delle sue tre sorelle. Aftab nei primi anni di vita rivela un grande interesse per la musica e il canto. Presto, però, ripudia la sua identità maschile, scoprendo di essere un ermafrodito, categoria di persone in India designati con la espressione mitologica di Hijra, che significa un corpo abitato da un’anima santa.

Dopo la nascita, suo padre Begun aveva portato suo figlio Aftab nel tempio dedicato alla figura di un armeno di nome Hazrat Sarmad Shameed, il quale aveva ripudiato il cristianesimo per abbracciare l’Islam. In seguito questa figura aveva rinnegato la fede islamica perché credeva nella supremazia della spiritualità. Per questo motivo Shameed era stato condannato dalla corte riunitasi nel Forte Rosso, in cui aveva sede il potere imperiale dei Moghul. L’uomo, accusato di blasfemia, venne decapitato. Questa storia è narrata nelle prime pagine del libro e dimostra quanta importanza veniva attribuita in India nel passato alla fede religiosa. Aftab, dopo aver scoperto la sua vera identità di ermafrodito e Hijra, abbandona la sua famiglia di origine e si trasferisce a vivere con gli Hijra nella casa dei sogni, un luogo paradisiaco separato dal mondo reale. In questo luogo conversando con una compagna, anche lei appartenente agli Hijra, Aftab, che oramai è diventata Anium assumendo una nuova identità, ascolta un pensiero profondo pronunciato da Nimmo Gorakhpur: il conflitto tra India e Pakistan, tra induisti e musulmani è irrisolvibile poiché la guerra è dentro di noi, sedimentata e radicata nelle nostre rispettive anime. Infatti dopo la fine del colonialismo inglese, l’India si separò dal Pakistan e dal Bangladesh.

La vicenda tragica avvenuta nella regione del Gujrat, dove il treno su cui viaggiano i pellegrini indù venne dato alle fiamme, provocando la morte di oltre settanta persone, le quali si erano recate in quel luogo per fondare un tempio nel posto dove sorgeva una moschea islamica abbattuta, dimostra la verità storica di questo giudizio. Questo attentato provocò la violenta reazione da parte delle autorità politiche indiane contro i musulmani del Pakistan. Questi racconti sono disseminati nel libro e precedono una immagine tremenda con Anium che assiste in televisione, in preda all’angoscia, alle torri gemelle annientate dai terroristi a New York nel 2001. In seguito, Anium trova una bambina casualmente su di un marciapiede e la adotta. Il suo nome è Zainab, e sarà l’unico amore autentico della sua vita. Anium, dopo avere vissuto la esperienza nella casa dei sogni, decide di andare a vivere in un’altra ricavata all’interno di un cimitero. Conversando con un uomo che condivide questa casa, e che si fa chiamare Saddam Hussein ed è di religione islamica, Anium afferma che quella casa è il posto destinato ad accogliere le persone che cadono e non hanno nessuno a cui chiedere aiuto. Vi è un riferimento nella narrazione alla nube tossica sprigionata da una fabbrica esplosa a Bhopal nel 1984, critica non troppo velata della Roy al modello di sviluppo indiano, e all’assassinio di Indira Gandhi avvenuto nel 1984, di cui furono autori le sue guardie del corpo Sikh. Infatti nel libro un personaggio afferma che è l’inquietudine per la violenza e il ricordo dei suoi passati travagli a rendere necessaria la presenza di regole e principi inderogabili, che rendono possibile a popoli variegati di coesistere e convivere, malgrado in India le differenze culturali e religiose siano profonde e abissali.

Nella seconda parte del libro i protagonisti sono un una donna bellissima, una architetta animata dalla aspirazione verso la giustizia, il cui nome è Tilo e gli uomini che ne sono innamorati, Musa, patriota del Kashmir, e Naga, un giornalista inviato di guerra. Nel libro questa storia è fondamentale, poiché oltre a narrare la guerra di occupazione dell’esercito indiano in Kashmir, dimostra che la intrinseca idea idiota della Jihad si è insinuata e diffusa in questa valle, contesa dall’india e dal Pakistan, dopo aver attecchito in Afghanistan e in altre parti del mondo. Tilo diviene l’amante del guerriero Musa, che lotta per liberare il Kashmir dalla occupazione indiana. Un libro profondo.