La magnifica storia dei burattini di Ernesto Rossi

A vederne le foto, con il suo pizzetto e i suoi baffi, lo si potrebbe prendere - sott’occhi - per un moschettiere d’altri tempi, pronto a sfoggiare cappa e spada in soccorso della giustizia. Un bastonatore di ribaldi, un vindice delle storture del mondo. E bene o male, al Nostro, ad Ernesto Rossi, forse con un po’ meno di romanticheria, la descrizione calzerebbe a pennello. Ecco allora che quasi non sorprende scoprire, tra le tante, straordinarie e tragiche storie che il nome di Rossi accomuna, non pare strano - dicevo - trovarne una fatta di burattini, un teatrino del fantastico, che evocando personaggi del mito e dell’immaginazione, racconta la realtà ed ammonisce, sprona, consola.

È una storia davvero curiosa. Rossi in persona, con la madre Elide, disegna, modella, abbiglia le marionette in un periodo agitato e convulso della sua adolescenza. Gli danno conforto ed allegria negli anni difficili che seguono, quando la guerra e il primo dopoguerra montano le nubi della crisi sull’Italia intera e sulla sua scena familiare in particolare.

Già Ernesto in clandestinità, il teatrino viene venduto e si ritrova - casi dell’esistenza - a divenire oggetto dei desideri dell’allora bambino Franco Calamandrei, figlio di Piero, che se ne innamora alla prima scorsa nella vetrina di un giocattolaio di Firenze. Sarà proprio la generosità di Calamandrei senior a fare in modo che teatrino e marionette ritornino alla famiglia di Rossi negli anni Trenta, per poi passare a quella di Lorenzo Ferrero (cognato di Rossi, il cui nipotino, Mario, ebbe in sorte il prezioso dono). Trascorsi gli anni, l’ultima tappa dei burattini fu il comune di Vicchio nel Mugello cui Luciana Ferrero, sorella di Mario, decise di donarli alla propria morte.

Oggi, dopo tante peripezie, che sole ne potrebbero animare una scena, ecco però che le marionette tornano a vivere, grazie alla Fondazione Rossi-Salvemini e al burattinaio Mauro Sarzi (nella foto). In uno spettacolo itinerante, che vedrà insieme vignette dello stesso Rossi dei tempi del carcere, introduzioni di esperti rossiani come Antonella Braga e Mimmo Franzinelli, e ovviamente le avventure dei burattini stessi, si avrà la possibilità di rivivere una pagina di storia d’Italia e d’Europa, con la spensieratezza e la diretta semplicità di una fiaba che tutto spiega senza grandi complicazioni. Le lotte di Ernesto per i diritti degli ultimi (una delle maschere è “Fagiolino”, umiliato che non rinuncia a far ramazza degli oppressori), per la libertà, un mondo più aperto, prendono corpo in questo caravanserraglio di immagini e pupazzi, colpendo l’immaginazione e forse la mente più di tante righe scritte per complicare più che per chiarire. Nei giorni scorsi c’è stata l’inaugurazione a Ventotene. Presto si avranno le altre tappe delle quali darà sicuramente notizia il sito della Fondazione Rossi-Salvemini. Per chi può e chi vuole, un’occasione da non perdere.

(*) Centro di studi storici, politici e sociali “Gaetano Salvemini