Ritorna anche questa settimana la consueta rubrica con la quale “L’Opinione delle Libertà” dà voce e spazio ai nuovi volti della letteratura italiana. Questa settimana vi consigliamo la raccolta poetica “La terra di tutti” di Massimo Pacetti (Edilazio Letteraria). L’autore è nato a Sesto Fiorentino e vive a Roma. Giornalista, è stato direttore e fondatore della rivista “Dimensione Agricoltura” e direttore delle riviste “Humus” e “Nuovo Diritto Agrario”. È stato consigliere provinciale per la provincia di Firenze per tre legislature, presidente nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) e del Consorzio Nazionale Olivicoltori (Cno), nonché consigliere del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel).

La Storia

Una raccolta lirica in costante tensione tra concreto ed utopico. Un viaggio in versi che traccia il confine del possibile per poi superarlo ed approdare nell’ignoto.

“Si tratta prima di tutto di una esperienza sensoriale delle cose concrete come i quattro elementi primordiali: la terra, l’acqua, il fuoco, l’aria, nelle loro manifestazioni secondarie di pietre, sabbia, pioggia, vento, fiumi, laghi, alberi, animali e ovviamente esseri umani. Ed è, subito, anche un’esperienza interiore di appartenenza non al mondo delle cose, ma a quella specie umana che dal pensiero delle cose tanto si fa condizionare da determinare apparenti diversità, che sono poi cause di contrasto tra culture, etnie, religioni, usanze”.

Astratto e reale si nutrono vicendevolmente fino ad amalgamarsi armoniosamente nella poesia d’azione di Massimo Pacetti. Dalla penna di un uomo pubblico qual è l’autore in questione nasce un verso essenziale e al contempo sognante, che si pone sin da subito al servizio della collettività. Crollano così le barriere immaginarie tra elemento poetico e pragmatico. Un percorso trasversale attraverso le mille sfumature del nostro pianeta, con la consapevolezza che la mancanza di equità sia sempre di più la causa delle nostre ingiustizie materiali.

La “Voce” dello Scrittore

“Il male non è difficile da incontrare, da riconoscere, da valutare, da descrivere. Ma dove si nasconde il bene? Questa sembra la domanda più attuale dei nostri giorni”.

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