Recentemente è approdata in libreria una nuova edizione di un grande classico della letteratura del Novecento, “La cognizione del dolore”, il romanzo incompiuto di Carlo Emilio Gadda. Il testo è curato filologicamente per l’editore Adelphi dagli studiosi Paola Italia, Giorgio Pinotti e Claudio Vela. Il libro, uno dei vertici della letteratura europea, è celebre per come Gadda sia riuscito a rappresentare la nevrosi e il male oscuro.

La narrazione si apre con immagini poeticamente sublimi, che mostrano il luogo in cui la vicenda è ambientata. Si tratta di un luogo immaginario, il Maradagál situato in Sud America, simile per molti aspetti alla Brianza in cui Gadda ha vissuto da giovane. Nella città di Lukones, situata nel Maradagál, esiste un istituto, ironicamente designato con la espressione Nistitúo provincial de vigilancia para la noche, che si occupa di assicurare un servizio di vigilanza a difesa dei ricchi proprietari delle ville, esistenti in questo posto. La vicenda è storicamente collocata nel periodo successivo al 1925, dopo che si era conclusa la guerra tra il Maradagal e il Parapagal. Questa è una chiara allusione alla Prima guerra mondiale e alle violenze perpetrate nel dopo guerra dalle squadre fasciste. Uno dei vigilantes è Pedro Manganones, la cui vera identità è quella di Gaetano Palumbo, a cui, essendosi finto sordo, dopo la conclusione della guerra, come a tanti altri mutilati, è stata concessa una pensione di invalidità.

In questa prima parte del romanzo, la vicenda di Palumbo, tutta basata sul registro tragicomico, mostra il carattere del sistema dei favori elettorali concessi con eccessiva indulgenza agli inetti e le storture del nostro Paese. Nel secondo capitolo compare il personaggio principale del romanzo, don Gonzalo Pirobutirro, marchese di Lukones. Jones, un dipendente della villa del marchese, constatato lo stato di agitazione in cui è precipitato il suo padrone don Gonzalo, si reca dal dottor Felipe Higueróa. Mentre sale la strada piena di ciottoli che conduce verso la sontuosa e aristocratica dimora, il dottore ricorda che a Lukones don Gonzalo è considerato un uomo avaro, crudele, misantropo e ancora scapolo, malgrado abbia varcato la soglia dei quaranta anni. Don Gonzalo appare al medico, che sta per visitarlo, un uomo escluso dalla vita.

Nel libro, il dialogo tra il medico Higueróa e don Gonzalo è fondamentale, poiché mostra la natura oscura della nevrosi. Don Gonzalo è un uomo che sembra prigioniero di un accoramento inspiegabile. Nel suo animo, tormentato e disperato, si alternano stati d’animo opposti, ora saturnini, in altri momenti dionisiaci e, in altri ancora, di cupa malinconia. Conversando con il medico, don Gonzalo formula pensieri dolorosi sulla vita, sulla natura oscura del dolore e la sofferenza, sulla vanità e megalomania degli uomini, che proclamando il primato del proprio Io e valore individuale si compiacciono di ostentare i propri titoli. Il medico, comprende, in questo memorabile dialogo, bello per la sua profondità, che don Gonzalo è in preda ad un delirio interpretativo del reale, su cui si sono interrogati cervelli come Sérieux e Capgras. Il dottor Higueróa, mentre ascolta le parole disperate e intrise di odio e risentimento pronunciate da don Gonzalo, lo invita a considerare il valore del civismo e della solidarietà, per migliorare la società umana.

La seconda parte di questo libro è memorabile. La madre di don Gonzalo vaga da sola nella sua casa elegante e sontuosa, pensando al triste destino dell’altro suo figlio, morto in guerra in giovanissima età. Sono pagine in cui la prosa espressionista di Carlo Emilio Gadda, famosa per la forbita stratificazione stilistica, raggiunge vette di lirismo ineguagliato, come in un suo saggio riconobbe lo studioso di letteratura Contini. La madre identifica il rapporto difficile con il figlio don Gonzalo, prigioniero della nevrosi, con quello altrettanto complicato tra la guerra, la morte dell’altro figlio e la sofferenza irrimediabile. La madre di don Gonzalo è una signora dall’animo gentile e mite, che gronda bontà verso il prossimo. Don Gonzalo prova un odio irragionevole e incomprensibile verso le persone umili, ospiti della madre, che affollano le stanze della casa in alcuni momenti della vita quotidiana. Nella parte finale del libro, don Gonzalo è sempre più risucchiato in un vortice di sofferenza e solitudine, mentre con impegno tenta di comprendere alcuni celebri dialoghi di Platone, come il Simposio e il Parmenide.

In preda alla inquietudine, don Gonzalo, una sera si allontana dalla casa patrizia di Lukones, per intraprendere un viaggio, separandosi per sempre dalla madre. Il libro ha una conclusione tragica e terribile. Nel testo sono due i temi trattati da Gadda, grazie alla forza espressiva della sua prosa colta: il rapporto irrisolto tra la madre e il figlio, e la nevrosi individuale, che evoca il male oscuro su cui tanto si è scritto e riflettuto. “La cognizione del dolore” è un capolavoro letterario.