“Spallata” teatrale

Come fare il becchino sfuggendo alla morte. Non per sempre, certo, dato che non si tratta di un mito bensì di uno spettacolo teatrale (fino al 31 dicembre al Teatro della Cometa) dove l’immortalità, semmai, è il frutto delle sue possibili infinite repliche di cui nessuna è mai davvero uguale all’altra.

“La Spallata” è il gesto caratteristico che fanno gli addetti alle onoranze funebri quando caricano la bara del defunto sulle spalle, prima e dopo le esequie: da quel rito antico deriva la narrazione in rosa e rosso della storia di una famiglia operaia che vive in borgata nei primi anni Sessanta. All’epoca, tutti sentivano il bisogno di migliorare la propria condizione economica per “farsi una posizione”, inventandosi mestieri finanziati con le liquidazioni da infortunio e con la cessione del quinto dello stipendio. Così, tentano la loro piccola scalata sociale i tre fratelli Ruzzichetti, figli di Lucia e nipoti di sua sorella Assunta, battezzati da un padre nostalgico con i nomi di Benito detto Tito, Littorio detto Vittorio ed Edda. I primi due, sono soci di un’Agenzia scalcagnata di pompe funebri, assieme al cugino Romolo carabiniere e suonatore di piatti della banda musicale dell’Arma. Edda, invece, insegue con scarsa o nulla fortuna il sogno delle sale di posa cinematografiche.

Lucia e Assunta (Elisabetta De Vito e Gabriella Silvestri, davvero bravissime) sono vedove di due operai morti in un incidente sul lavoro e tutti assieme, le due sorelle con i loro figli, vivono nello stesso minuscolo appartamento di periferia, da cui è stato miracolosamente ricavato un bagno con vasca, sacrificando così un paio di posti letto. Con il bel risultato che i tre maschi di casa sono costretti a dormire “fronte-piedi” in un unico letto matrimoniale. Assunta, però, non insegue nessun sogno di affrancamento proletario: tramortita da quel doppio lutto e rimosso perfino il ricordo del suo mestiere di sarta esperta, recita il ruolo di prefica perpetua che passa intere giornate seduta di fronte a una mensola accostata a una parete della sala comune, in cui sono collocati i ritratti dei due uomini con tanto di corredo di lumini e crisantemi. Lucia, con il suo lavoro precario di donna delle pulizie e con l’aiuto domestico di Edda, è invece il motore di casa e con la sua carica di energia riesce con grande fatica, anche avvalendosi dell’aiuto del parroco, a rimediare ai guai seriali che le procurano i suoi due figli maschi.

Soprattutto Vittorio, scamiciato attivista e agitatore del Partito Comunista che svolge azioni anche violente di propaganda operaia e anticapitalista indossando un inconfondibile maglione giallo, regalo della zia Assunta. Finirebbe in tragedia, se non fosse che proprio il fatto di essersi un po’ troppo “arrangiati”, attrezzando mezzi di trasporto funebre del tutto inadatti alla funzione, concorre a salvare i tre giovani sprovveduti e il loro mentore, un becchino a riposo del cimitero monumentale di Roma. Insomma, una storia proletaria su testo di Gianni Clementi, costellato di gag, situazioni comico-paradossali e di un dramma finale, che inverte i poli positivo-negativo della sorellanza, spostando perfino il cursore dell’amore maturo dall’una all’altra, in un’eterna, inesorabile eterogenesi dei fini. In itinere, lo scorrere della Storia vera, con il viaggio di Jack e Jacqueline Kennedy in Italia, la tragedia di Longarone e del Vajont, la guerra curiale della Chiesa di Roma contro gli scomunicati del Partito Comunista, un Don Camillo e Peppone sempre dietro le quinte, ma mai assenti del tutto dalla scena.

(*) Per info e biglietti: Teatro della Cometa