Le vere “Rivoluzioni”? Quelle dell’universo, raccontate dal famoso astrofisico italiano, recentemente scomparso, Giovanni F. Bignami nel suo libro omonimo, “Le Rivoluzioni dell’Universo” (ed. Giunti 2017). Il libro, a carattere essenzialmente divulgativo (anche se alcune chiavi di lettura restano ultraspecialistiche), pone domande fondamentali, del tipo: “Quanta vita resta ancora al nostro sistema solare” e, quindi, a noi? Scopriamo così che il Sole, la nostra vitale pila nucleare cosmica, ha all’incirca 4,5 miliardi di anni ancora da... bruciare, prima di diventare una gigante rossa ed espandersi in tutto l’attuale sistema solare. A quel punto, ovviamente, la Terra diventerebbe una sfera arroventata e sterile non più adatta alla vita. Già: ma in quale lingua speciale ci parla l’Universo e chi sono i suoi messaggeri? Come facciamo a capire se si tratta di una stella di neutroni, di un buco nero o del pianeta di un altro sistema solare? Cinque sono oggi gli strumenti per studiare lo spazio cosmico: le onde elettromagnetiche; i meteoriti; le particelle e i nuclei dei raggi cosmici; i neutrini (quasi inafferrabili); le onde gravitazionali di cui solo da pochissimo tempo (grazie allo scontro di due stelle ai neutroni) abbiamo accertato l’esistenza.

Al contrario dei tempi pionieristici di Galileo, oggi solo “l’Invisibile”, ovvero la Radiazione in tutte le sue forme, è quella che ci porta notizie dalla fine del mondo, narrandoci di oggetti lontani anche parecchi milioni di anni luce. Il Fotone (in tutte le sue scale di energia) è il vero Mercurio dell’universo, anche se il volto di oggi che ci mostra quest’ultimo non è mai quello di ieri, dato che la velocità della luce è una costante universale e vale circa 300mila km/sec. Quindi ad es., la radiazione attuale proveniente da una stella lontana 10mila anni luce ci dà informazioni sullo suo stato risalente a diecimila anni fa! Poiché i fotoni ultravioletti X e gamma (pericolosi per la vita sulla Terra ma, fortunatamente, bloccati dalla nostra atmosfera) costituiscono la gran parte dello spettro elettromagnetico del cielo sopra la nostra testa, dagli anni Settanta in poi, grazie ai telescopi spaziali orbitali, si è potuto capire meglio come funzionano oggetti compatti, quali stelle di neutroni, buchi neri e nuovi tipi di galassie nel cielo profondo.

Dobbiamo però ai raggi cosmici (che non sono fotoni di luce ma particelle di materia elementare, come i protoni o nuclei atomici accelerati a velocità relativistiche, vicine cioè a quella della luce) l’essenza della nostra attuale conoscenza dell’universo. Non ci dicono la loro provenienza, deviati come sono dal nostro campo magnetico, ma ci suggeriscono graziosamente qualcosa del “laboratorio” cosmico che li ha prodotti e accelerati a energie davvero incredibili. Poi, dato che, scontrandosi con la materia interstellare nel corso del loro viaggio, i protoni ultra-energetici producono raggi gamma e questi conservano l’informazione fondamentale sulla loro direzione, riusciamo a capire perfino da dove provengono. La parte più intrigante, però, è rappresentata dai neutrini: ce ne sono miliardi di miliardi che ci attraversano in soli tre secondi, ma noi non ce ne accorgiamo grazie al fatto che la loro interazione con la materia è pressoché nulla. E poi moltissimo altro ancora, come il mistero della Materia Oscura e la radiazione di fondo; la vita aliena; la conquista umana di altri pianeti e sistemi solari, etc.. Lettura preziosa, da non perdere.