Di Omar Favoriti, il non addetto ai lavori del settore letterario conosce fondamentalmente due cose della sua pur nutrita biografia: fu lo scrittore più giovane nel 2014 a svelare i segreti del Papa venuto dall’altra parte del mondo - il gesuita Jorge Bergoglio - compresi quelli sentimentali, ed è stato candidato sindaco l’anno scorso di quello stesso paese, Lecce nei Marsi, da cui partì da giovane per andare a laurearsi e a cercare la propria strada altrove. Una storia che insieme è molto nuova e molto antica. Nuova perché in Italia è una novità recente che tanti giovani siano costretti a cercare fortuna all’estero o comunque lontano dal proprio posto di nascita. Antica perché è quella stessa strada che 50 e passa anni orsono fu percorsa dai nostri nonni quando l’Italia era una terra da cui si emigrava più che un approdo di immigrati africani.

Omar Favoriti in quella biografia più o meno non autorizzata di Bergoglio ha svelato i segreti personali di questo Pontefice. Il libro si chiama “Francesco il rivoluzionario” e ha venduto oltre 50mila copie a suo tempo. E il più triste degli aneddoti svelati è quello che concerne il perché della passione papale di cucinarsi da solo. Che rispetto ai miti neri del Vaticano avrebbe potuto anche essere spiegato in ben altro modo.

Papa Bergoglio ha appreso l’arte di cucinare per un ‘triste gioco’ che la vita gli ha imposto: la mamma, ancora giovane, subì una paresi che le impedì di prendersi pienamente cura della casa e dei figli. L’incidente in cui la donna incorse avvenne a seguito ed a causa dell’ultimo parto da lei affrontato. L’invalidità della madre costrinse i fratelli Bergoglio a farsi carico di diverse responsabilità familiari. Il Papa stesso ha dichiarato: quando tornavamo dalla scuola, io e i miei fratelli la trovavamo seduta vicino ai fornelli con tutti gli ingredienti per il pranzo, ci diceva come fare e noi cucinavamo come se fosse un gioco.

Altro aneddoto o segreto che dir si voglia concerne la circostanza del lavoro minorile svolto a suo tempo dallo stesso Bergoglio, che infatti, se da una parte se ne mostra quasi orgoglioso, dall’altra nelle proprie omelie non manca mai di sottolinearne le implicazioni sociali.

A 13anni Papa Francesco andava regolarmente a scuola, dopo le lezioni però si recava a lavoro. Nella stessa fabbrica di calzini, dove in principio fu addetto alle pulizie, Bergoglio divenne un contabile addetto all’amministrazione, col tempo infatti si fece apprezzare e quando fu più grande i dirigenti gli affidarono la responsabilità di un incarico amministrativo”.

Poi c’è l’episodio dell’operazione avuta al polmone da adolescente: “A 16 anni Bergoglio ha subito l’asportazione di una parte di un polmone. L’intervento chirurgico è stato coraggiosamente deciso e tentato da un lungimirante chirurgo e certamente fu quella un’operazione che ha salvato la vita del futuro Papa. Quello che i giornali non hanno raccontato, rispetto all’operazione subita dl giovane Bergoglio, riguarda Suor Dolores, la madre spirituale dell’allora piccolo futuro Papa, questa suora, già vicina al giovane perché lo aveva istruito per la prima comunione, lo assistette durante tutta la convalescenza e fu per l’odierno pontefice come la carezza della Madonna e come il conforto di Dio.

Infine la storia d’amore - non a lieto fine - con Amalia, la ragazza per cui Papa Francesco ha rischiato di non diventare tale. Nel libro di Favoriti si riporta la dichiarazione autentica in materia di Bergoglio: “Quando tornai in seminario non riuscii più a pregare per un’intera settimana perché, quando mi accingevo a farlo, mi appariva l’immagine di quella ragazza. Dovetti ripensare a ciò che stavo facendo. Ero ancora libero perché ero seminarista, potevo tornare a casa e tanti saluti. Dovetti ripensare da principio la mia scelta. E tornai a scegliere il cammino religioso o farmi scegliere.

Un pontefice molto umanizzato quello dipinto da Omar Favoriti. Così come prediletto nel tipo di scrittura e nella narrazione dello stesso autore. Quasi una sorta di idem sentire tra il giovane Papa che inizia a lavorare a tredici anni e lo stesso autore del libro su di lui. Che per essere stato uno dei tanti giovani emigrati per laurearsi (o in cerca di lavoro) dal proprio paese natale, a poco più di 26 anni sembra essere anche una delle rare promesse mantenute nel panorama politico e letterario nostrano.