Lettera aperta alla Fondazione Feltrinelli

Gentile presidente della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Gentili membri del Comitato scientifico, scrivo a voi perché a voi in una lettera aperta, il 2 febbraio scorso, alcuni studiosi, italiani e non, hanno contestato la scelta di invitare, all’interno di un ciclo di conferenze promosso dalla Fondazione sulla Destra e la Sinistra, “due noti rappresentanti dell’estrema destra francese, quali Alain de Benoist e Florian Philippot”.

Perché la Fondazione Feltrinelli non avrebbe dovuto dare la parola a questi relatori? Perché sarebbero esponenti del logoro “nativismo”, antidemocratico e antipluralista, e non di una “destra nuova”. Di più, de Benoist sarebbe teorico e ideologo dei fascismi “pan-europei” e del “razzismo culturalista”.

Da qui l’accusa mossavi di legittimare le “posizioni politiche dei vostri due invitati”. Quale avrebbe dovuto essere a mio avviso la risposta della Fondazione? Che fa cultura e non il cane da guardia di questa o quella concezione del mondo. Avrebbe dovuto tener fede al titolo della manifestazione, Stagione Ribelle, in cui l’incontro con de Benoist programmato per il 13 febbraio si sarebbe dovuto inserire; avrebbe dovuto stringere i denti e non abbandonare la postazione, la trincea mentre gli schizzi di fango e il fuoco “amico” la bersagliavano. La Fondazione ha invece scelto, per ora, la via più facile, quella di piegarsi alla fatwa dei custodi dell’ortodossia, la via più facile ma anche quella più disonorevole.

Ma non tutto è perduto; c’è ancora tempo per uno scatto d’orgoglio, per rifiutare, con Vittorini, di “suonare il piffero per la rivoluzione” e di partecipare all’omologazione narcotizzante dei cervelli all’ammasso. C’è ancora tempo, da qui al 13 febbraio.