“Hairspray”, musical prorompente al Brancaccio

Chi traccia il solco rivoluzionario ante ’68? Una lacca per capelli Hairspray (titolo del music-hall in scena al Teatro Brancaccio fino al 4 marzo), sponsor di uno spettacolo per teenager del 1962, il Corny Collins Show, prodotto da Velma Von Tussle, una splendida quarantenne assai navigata (interpretata dalla bravissima Floriana Monici, esuberante fonte di vitalità e simpatia) che nella vita, per piazzarsi al livello in cui si trova come produttrice di spettacoli televisivi per ragazzi, l’unico serio pericolo in cui sia mai incorsa in vita sua è stato di contrarre... malattie veneree! Tutti perfetti e davvero molto bravi nei loro ruoli gli attori giovani, come lo showman Gianluca Sticotti, che interpreta Corny Collins, e Riccardo Sinisi, l’affascinante Link Larkin (nome perfetto “link” per un rimorchione seriale), che si destreggia come “tombeur des femmes” del gruppo tra la protagonista più in carne che ossa,  Tracy Turnblad (e, anche qui, il “turn” ci sta perfettamente!), impersonata dalla sorprendente esordiente Mary La Targia, e la sua perfida, bellissima rivale, Amber Von Tussel  (Beatrice Baldaccini) figlia di Velma. La storia è semplice: il sogno di un’adolescente di ballare e cantare in tivù al Collins Show ed essere incoronata con voto popolare reginetta dello spettacolo.

Una ragazza “sferoidale” contro un’altra da rivista patinata e proprio tanto raccomandata. Oggi, quest’ultima l’avrebbe spuntata alla grande.. Ma allora, stavano accadendo durante la presidenza di J.F. Kennedy delle cose davvero inaudite per l’America puritana, conservatrice e razzista dell’epoca. La sceneggiatura ne prende una tra tutte, forse la più pesante: neri e bianchi giovani, bambini e anziani separati perfino nella danza. Ma se il propellente è la gioventù che non si fa addomesticare e si coalizza sulle passioni comuni, come canto e ballo, allora il gradino è rapidamente scalato. Non solo negli affetti e negli amori giovanili, con la creazione scandalosa di coppie miste. Altro ostacolo superato: la rottura estetica provocata da una grassa e bruttina Tracy che fa innamorare di se l’Apollo efebico Link. Così come la sua fracchissima compagna di liceo Penny Pingleton (Giulia Sol) che, grazie a Tracy, abbandonerà la sua ridicola crisalide per divenire una splendida ragazza fuori dagli schemi e dagli stereotipi. C’è molto altro, di profondo e colto nello spettacolo: un confronto generazionale spietato e il conflitto insanabile tra Apparenza e Sostanza delle cose.

La prima, incarnata dal ruolo materno, dai suoi mandati e imperativi e dall’obbligo naturale di dare continuità alle tradizioni, non importa quanto inattuali e anacronistiche. Questa prepotente invadenza e immanenza del femmineo fa sì che gli uomini contino quasi nulla facendo figure ridicole, salvo come al solito riscattarsi nel finale! Anche il magistrale Giampiero Ingrassia con la sua mole monumentale, aumentata a dismisura da protesi ingrassanti, da il volto al personaggio femminile di Edna, madre di Tracy, ovviamente controbilanciata da un marito magrissimo Wilbur (Roberto Colombo) oppresso e addomesticato, eppur innamoratissimo della sua consorte gigantessa. Il conflitto profondo, ideologico e razziale, la sfida vera ed epocale, è rappresentata dal duello incessante tra la biondissima Velma e la sua rivale, la stupenda attrice di colore di The Dynamites (Helen Tesfazghi), che alla fine prevarrà. Ma i veri vincitori, come al solito, sono gli sponsor e il capitalismo americano, ai quali i politici debbono il loro potere formale!

(*) Per info, biglietti e prenotazioni: Teatro Brancaccio