La fabbrica dei geni? È lì, “Dove nasce il vento”, dal titolo del saggio biografico di Nicola Attadio (Bompiani 2018). E questa corrente impetuosa, nelle sembianze di una giovane ragazza di nemmeno vent’anni, si fa filiforme per passare sotto la soglia delle porte sbarrate e ottenere incredibili successi professionali che hanno fatto storia nel giornalismo di tutto il mondo. Un vento impetuoso che sosta per qualche tempo nella redazione del “Dispatch”, un noto quotidiano di Pittsburgh, dove violando ogni conformismo la nostra protagonista ha modo di sperimentare la sua spietata, lucida e oltremodo dissacrante rappresentazione dell’America industriale e urbana del suo secolo.

Il libro di Attadio è un’appassionata biografia di Nellie Bly, al secolo Elizabeth Cochran, la prima giornalista d’inchiesta, mestiere quest’ultimo assolutamente precluso alle donne negli anni Ottanta del XIX secolo, che diventerà nientemeno la beniamina del grande Pulitzer. Nellie dedicherà tutta la sua vita alla giustizia sociale e alla causa dei diritti delle donne, con particolare riferimento alla parità per la conquista di un lavoro e per l’equi-trattamento salariale rispetto agli uomini.

Alla donna americana e occidentale di fine Ottocento era severamente vietato come giornalista mettere in piedi uno “stunt” (ovvero uno “scoop” che può comportare seri rischi per il corrispondente responsabile), facendo emergere da infiltrata e sotto copertura gravissimi episodi di corruzione politica, di malversamenti e maltrattamenti sanitari in istituti di cura come quelli per il disagio mentale, di sfruttamento del lavoro femminile nelle fabbriche svolto in condizioni degradanti e umilianti.

Il giornalismo a effetto di Nellie, attentissima a registrare ogni minimo particolare descrivendo fatti e null’altro che fatti, costituisce a suo modo una rappresentazione fotografica della realtà disumanizzante del mondo delle macchine nelle nuove industrie di produzione di massa, comparabile soltanto all’analogo ragionamento cinematografico, in immagini e suoni laceranti, che ne fece Charlie Chaplin nel suo memorabile “Tempi moderni”. Ma sarà sempre lei, appena trentenne, sposata a un anziano e ricco industriale, a gestire da manager le acciaierie del marito introducendo innovazioni straordinarie per la socializzazione dei suoi operai e operaie, come asili nido e spazi di relax all’interno delle sue fabbriche! Straordinarie, poi, sono le pagine che riguardano la sua storia e le attività di corrispondente da Vienna per raccontare la Grande Guerra.

Nellie nasce borghese, figlia di un giudice stimato e padre adorabile che scompare però molto presto. La Bly rompe i canoni della dipendenza femminile dall’uomo, rivendicando in ogni momento la sua piena autonomia di donna lavoratrice e libera che decide di restare sola. All’epoca, una donna vedova come la madre di Nellie con quattro figli a carico non aveva potuto fare altro che cercare la protezione virile di un maschio e marito che le rendesse, almeno economicamente, meno tormentata l’esistenza di dover tirare avanti svolgendo lavori umilianti. Questo perché per una donna borghese cercare un vero lavoro autonomo era considerato un fatto increscioso e indecoroso per il pensiero mainstream dell’epoca. Così, sua madre era caduta vittima di un secondo marito violento e alcolizzato e Nellie, a soli 14 anni, era stata costretta a testimoniare le violenze del patrigno in tribunale nella causa di divorzio intentata da sua madre. Poi, la fortissima volontà avrebbe portato il suo genio a successi mondiali, come il mitico giro del mondo in meno di 80 giorni, incontrando nel tragitto nientemeno che Jules Verne e sua moglie.