Mektoub, l'ultimo capolavoro di Abdellatif Kechiche

Se al cinema non vi è mai capitato di commuovervi per il parto di una pecora, allora dovete andarvi a vedere Mektoub, il destino, ciò che è scritto (questo significa la radice “kataba”), forse il film più bello di Abdelatif Kechiche, già osannato a Venezia lo scorso settembre.

La pellicola che dura 2 ore e 54 minuti e che uscirà nelle sale italiane il 24 maggio, è un affresco di una gioventù araba e francese amalgamata insieme in un posto di vacanza, dove si consumano amori e tradimenti e riti adolescenziali di iniziazione erotica. Il posto è Seth, villaggio di pescatori del Sud della Francia.

La sceneggiatura di questo “Canto uno” – se ne prevede quindi almeno un altro – è liberamente tratta dal libro La ferita, quella vera, di Francois Begaudeau. Il personaggio amato più di tutti da donne e uomini, tornato al paese natio da Parigi per le vacanze, è questo Amin. Bellissimo, appassionato di fotografia e regia cinematografica, idolatrato dalle ragazze in fiore del paese e dalle turiste che vengono a passarci le estati passando da un amorazzo all’altro.
Il suo ideale antagonista è Toni, tombeur de femmes e infrangi cuori  seriale. Quanto Amin è spirituale tanto Toni è carnale. Forse per questo si recano sempre in tandem a rimorchiare nella spiaggia del paese. In tutto questo, a parte una citazione iniziale dal Corano, il fatto bello è la mancanza totale della ossessione religiosa islamica. Almeno a quei tempi, cioè il 1987.

Amin però, invece di stazionare nel ristorante della zia e della madre o nelle discoteche adiacenti, dove tutti si mischiano anche carnalmente in un’orgia di buoni sentimenti, con ubriacature mai aggressive, chiede di essere rinchiuso nella stalla delle pecore per fotografare un parto. E ci resta ore finchè questa cosa non avviene. E questa è una scena che sarà difficile non trovare commovente.

Poi in tutto il resto del film la bontà d’animo di questo “amato”, il cui destino verrà probabilmente svelato nel secondo film già in preparazione, si estrinseca nell’aiutare un’intera compilation  di giovani ragazze dai cuori infranti tra tradimenti estivi e illusioni ambientate nella seconda metà degli anni ’80. Il tutto condito con una colonna sonora che alterna musiche di Khaled, Supertramp e tanta bella roba degli anni ’70.

Correte a vedere questo film e a commuovervi per il parto di una pecora che mentre sta per sgravare contrae ripetutamente le labbra in una specie di sorriso.