Penetrare nella parte profonda dell’anima umana e capire l’origine delle emozioni e delle passioni è una sfida conoscitiva molto affascinante.

Giulio Guidorizzi, cattedratico e studioso di letteratura greca, nel suo ultimo libro intitolato I Colori Dell’Anima, edito da Raffaello Cortina Editore, analizza le grandi opere che hanno dato origine al genere letterario dell’Epica classica e delle Tragedia per decifrare la natura delle passioni, che sono in grado di agitare in un tumulto costante la parte interiore degli esseri umani.

Per i Greci, secondo questo studioso, le passioni, l’ira, la paura, il pianto e la pietà, rappresentavano un fenomeno capace di suscitare spavento e terrore.
La letteratura occidentale inizia con una passione che domina, nell’Iliade di Omero, l’animo di Achille: l’ira. Il carattere dell’ira, in cui Achille è avviluppato, è dato dalla sua ostinazione, oscurità e capacità distruttiva. 

Come ha scritto Simone Weil, l’Iliade è il Poema della forza e l’ira ne costituisce una parte essenziale. I personaggi di Omero, sono privi di un carattere psicologico, perché il conflitto e la sfida sono le cause primigenie delle passioni in cui sono imprigionati e racchiusi. La notizia della morte di Patroclo fa precipitare nel dolore Achille.

Achille, Ettore, Patroclo, Priamo, sono grandi uomini, e per questo comprendono che il mondo è destinato a soggiacere alla dura legge del fato e della necessità. Fin dall’epoca in cui si diffusero le idee di Socrate e Platone, siamo abituati a pensare che l’anima sia la sede naturale delle passioni. In realtà in Omero, nel primo e nel secondo Omero, quello dell’Odissea, non è delineato in modo chiaro il discrimine tra la dimensione emotiva e la parte razionale e consapevole dell’Io.

Secondo la nota definizione dello studioso Eric Dodds il mondo Omerico ha al suo centro il sentimento della vergogna, vale a dire si tratta di una società in cui assume valore il giudizio su di una persona, a seconda che sia lodata e stimata oppure disprezzata e vilipesa. Per questo al centro della società antica si poneva una emozione, quella della vergogna.

Per Guidorizzi il pensiero occidentale nasce dal rifiuto delle passioni negative, poiché nella democrazia ateniese valeva il principio della parità dinanzi alle leggi e dell’eguale diritto di parola nell’assemblea, la famosa Isonomia e la isegoria. Per gli studiosi della letteratura greca e antica non è pensabile la tragedia senza tenere presente le passioni, l’ira, il pianto, l’odio e l’amore, che possono sconvolgere e turbare l’animo umano. 

Si deve a pensatori come Aristotele e Nietzsche l’individuazione di un nuovo modello universale il cui fondamento è dato dal pensiero tragico, che è ha tratto origine da questo genere letterario. Le Eumenidi di Eschilo, che fanno parte dell’Orestea, mostrano come il senso di colpa assale Oreste, dopo avere per vendetta ucciso sua madre, il quale viene circondato dalle Erinni.
Questo episodio di una grande tragedia, dimostra che con la tragedia greca fu possibile disvelare il mondo interiore dei personaggi e questo fu il merito fondamentale che spetta a questo genere letterario.

L’eroe tragico, che si tratti di Medea, Edipo, Clitemestra, Antigone, matura nel suo intimo le emozioni da cui derivano le passioni. Grazie alla tragedia, i personaggi, appartenenti al mito, si distaccano dalla tradizione e sono portati ad agire in modo autonomo sulla scena drammaturgica. Infatti l’azione drammatica e scenica offre la possibilità di rappresentare i moti interiori dell’animo umano, le contraddizioni umane e la parte oscura della mente. Per questo la tragedia è stata definita il teatro dell’anima, poiché rende conoscibile le emozioni umane.

Guidorizzi, da grande studioso, nel descrivere il passaggio dal genere letterario epico a quello della tragedia, ricorda che il concetto di psiche-anima si è sviluppato nel corso del tempo sia grazie alle correnti religiose, quali l’orfismo e il pitagorismo, sia per effetto dello sviluppo della cultura laica legata alla filosofia e alla medicina.

Omero conosceva solo la psiche-vita, poiché il concetto di psiche-anima si è sviluppato in seguito a partire dall’epoca arcaica. La tragedia mostra che le passioni non sono sempre governabili, poiché possiedono, in alcune circostanze, un carattere ineluttabile e invincibile.

Fedra, nella tragedia di Euripide intitolata l’Ippolito, prova una passione amorosa che l’avvinghia verso questa figura maschile, che però rimane indifferente al cospetto di Afrodite, giacché segue la fascinazione che sul suo animo esercita Artemide.

Secondo il giudizio del grande studioso di letteratura George Steiner la tragedia deve essere considerata lontana e distante dalla cultura ebraico cristiana, poiché i greci non conoscevano alcuna forma di redenzione e non ammettevano un giudizio basato sulla concessione di premi e castighi oltre la esistenza fisica dell’individuo.
Nel libro straordinarie sono le pagine sulla dialettica tra mancanza e ricerca di pienezza che connota la passione d’amore secondo il mito dell’androgino, raccontato da Platone nel dialogo Il Simposio

Le manifestazioni emotive implicano la distinzione tra l’impulso, che si ha con la reazione ad uno stimolo esterno, la emozione, che si produce quando il soggetto ha la percezione di questo stimolo, la passione che invece si determina quando l’emozione prende possesso di una vasta zona dei comportamenti umani e modifica l’atteggiamento di un individuo verso l’ambiente esterno e la società.

Un libro di rara raffinatezza intellettuale, di cui è autore un grande studioso.