Fabiana Roscioli, fascino e arte

Circa due anni orsono, su queste stesse pagine, scrivevo che la fotografia aveva in parte tolto alla pittura il suo fondamentale ruolo storico di trasmissione del ricordo, lasciandole quello non tanto di riprodurre la realtà, quanto di interpretarla secondo la personale sensibilità dell’autore, oppure addirittura di mettere su tela i suoi sogni i suoi pensieri, le sue emozioni, i suoi incubi.

Contemporaneamente notavo come le moderne tecnologie avessero allontanato molti naturali talenti artistici dalla pittura tradizionale, in favore di nuove forme da considerare anch’esse arte, come il design industriale o il cinema. Lamentavo però che la pittura si fosse così, molto spesso, trasformata in qualcosa di talmente lontano da ogni rapporto con la realtà, da contraddire la classica definizione di Croce dell’arte come “espressione compiuta di un sentimento”, dove compiuta vuole soprattutto significare definita in maniera comprensibile da altri e, dunque, trasmissibile. Fabiana Roscioli ha scelto un’altra strada, pittrice certo, ma anche fotografa e creatrice di filmati: il suo intero mondo sulla tela e la realtà, seppure vista attraverso la sua personale esperienza (e scelta), attraverso l’obiettivo.

Mica male come modo di procedere, puoi spaziare da Alice in wonderland con l’occhio e l’ingenuità di una bambina a Helmut Newton e alla sua iperrealistica rappresentazione del corpo femminile, secondo l’ispirazione o il semplice estro del momento. E lei così fa, dipinge un colossale coccodrillo (una tela 3x4) in un mondo tutto verde, naif e con espressione un po’ sardonica e poi fotografa con crudo realismo corpi femminili soli o avvinghiati, statuari e bellissimi alla Newton, però più dolci e sfumati, femmine non gladiatrici. Fiori, farfalle, simboli esoterici nella sua pittura, sempre con tinte pastello, tenui, luminose, ignorando la prospettiva e privilegiando l’impressione, con una capacità, oggi rara, di preservare gli occhi dell’infanzia nella maturità, e poi invece donne nude e assorte, talvolta velate, nelle foto, come nel suo catalogo edito per la Giorgio Mondadori.

I filmati sono diversi, basati sul ritmo, rapide sequenze intervallate, che si inseguono e si ripetono, amplessi mimati che sembrano più una danza, come in “Impossible Love”, con luci e contorni molto netti, in una sorta di photokina in movimento. Non è mai facile parlare di arte, senza parlare dell’artista, ma in questo caso è addirittura impossibile, tanto Fabiana interseca la sua vita con la sua scelta professionale. Erede di una famiglia di famosi albergatori, da ragazza dopo essersi diplomata al liceo artistico, segue il corso di Storia dell’Arte all’Università “La Sapienza” di Roma, la città dove vive e lavora. Poi frequenta la Scuola di Scenografia dell’Accademia delle Belle Arti di Roma e lavora come disegnatrice presso lo Studio di Architettura Fiorentino, studia pittura figurativa con Vittorio Polidori e realizza un trompe l’oeil nel ristorante dell’Hotel Royal Santina a Roma. In seguito segue il corso di decorazione dell’Accademia del Superfluo e frequenta lo studio di design dell’architetto Jeremy King. Una passione di sempre dunque, ma è dell’essere umano Fabiana che è ancor più interessante parlare, perché vive la sua vita quasi senza schemi e programmi, come se ogni giorno fosse una singola opera artistica che inizia la mattina e finisce la sera tardi, passando in mezzo a tutto e a tutti leggera, naturalmente elegante e un po’ incosciente, riservando a tutti attenzione e, se può, anche sostegno, per una sua visione incrollabilmente ottimista del mondo e dei suoi abitanti, che le deriva dall’essere nata bella, ricca e probabilmente molto amata dai suoi genitori. Non è così naturalmente, non siamo tutti buoni e Fabiana, che buona lo è programmaticamente, ogni tanto va a sbattere, ma la salva la levità che le impedisce di farsi veramente male (ma anche di porre rimedio) e cambiare la sua visione del mondo.

Si definisce buddista, di destra e ammiratrice di Nelson Mandela: curioso miscuglio, che non mi ricordo di aver sentito prima, forse una sorta di astrattismo ideale, ma lo dice con tale convinzione e fascino che si è portati a crederle. Insomma un personaggio vero, perfino pericoloso con il suo ingenuo candore che la butta nelle più incredibili avventure, che ti intriga e ti spiazza con i suoi cambiamenti d’umore repentini come il tempo in aprile, ma di cui non puoi non notare, nonostante la bellezza che abbaglia, il fondo buono e gentile. In una sua celebre fotografia, che apre la rassegna “quattro elementi (i classici) intorno al corpo “c’è lei che sbuca da una fenditura del terreno, come a nascere dalla Terra, troppo terrestre – come tutti noi – per raggiungere il cielo, ma abbastanza matta per volerci provare. Viva Fabiana, insomma.