Il re del pop si mostra

Il 29 agosto di quest’anno Michael Jackson avrebbe compiuto 60 anni. Li avrebbe compiuti se il 25 giugno di 9 anni fa non avesse trovato la morte dopo un malore in un’abitazione di Los Angeles in seguito a una dose letale di Propofol, un farmaco anestetico somministratogli dal suo medico personale, Conrad Murray, in seguito condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo. L’artista si trovava a Los Angeles in quel periodo per partecipare alle prove del suo ultimo tour “This is it” che si sarebbe dovuto aprire a Londra l’8 luglio del 2009 alla O2 Arena con il primo di una serie di concerti-evento.

E proprio nella capitale britannica è stata inaugurata a giugno la mostra “Michael Jackson: on the wall”, la prima rassegna dedicata all’influenza della celebre pop star sull’arte contemporanea che sarà visitabile fino al 21 ottobre prossimo e che presenta opere provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

Il successo planetario e la schiera di innumerevoli fan di questo straordinario e talentuoso artista sono ben noti: la vendita di tutti i suoi album, dischi e singoli sfiora complessivamente il miliardo di unità in tutto il mondo e non accenna a fermarsi. Un caso su tutti quello dell’album “Thriller”: pubblicato il 30 novembre del 1982, con oltre 100 milioni di copie vendute, si attesta tutt’oggi come il successo discografico di tutti i tempi. Ma non solo perché contiene alcune delle canzoni più celebri ed amate, ma perché si è rivelato un vero e proprio fenomeno di costume e di cultura che è andato ben oltre i confini della musica, attraversando molti ambiti artistici, dalla danza alla moda, dal cinema all’arte.

E alla base della scelta di Nicholas Cullinan, direttore della National Portrait Gallery, di allestire questa mostra evento è proprio questa: raccontare Jackson al di là del fenomeno musicale, come icona assoluta di tantissimi artisti contemporanei che si sono ispirati a lui ed al suo stile per realizzare le loro opere. Una storia fino ad ora poco raccontata. A partire da Andy Warhol, che per primo lo ritrasse nel 1984, all’apice della carriera di entrambi, sorridente con la giacca di pelle rossa indossata per il video di Thriller: tra tutte forse l’opera più emblematica, sintesi della celebrazione di due talenti della cultura globale dell’epoca. E anche David la Chapelle, celebre artista e fotografo che aveva una vera e propria ammirazione per “Jacko”, che lo ha ritratto e fotografato innumerevoli volte. “An illuminating path” è la sua opera contenuta in questa rassegna. Oppure Kehinde Wiley, che ha ritratto il re del pop in sella ad un destriero, con la maestria e la gloria dei dipinti dei monarchi antichi. E ancora Mark Ryden, Gary Hume, Keith Haring e tanti altri per un totale di quaranta artisti, affermati ed emergenti.

Un appuntamento da non perdere insomma, per conoscere altri aspetti ancora poco noti del re del pop, così eclettico e camaleontico da divenire una indiscussa fonte di ispirazione per gli artisti di ieri e di oggi. E in questo contesto, le sue parole risuonano ancora più emblematiche: “La grande musica è come una grandiosa scultura o un fantastico dipinto: resta in eterno.