Fernando Aramburu è l’autore di un libro, intitolato “Patria”, edito dalla casa editrice Guanda, con il quale ha vinto il “Premio Strega europeo”, che è divenuto un caso internazionale, sia per l’accoglienza favorevole della critica sia per la grande maestria letteraria con cui ha rappresentato l’epoca in cui, tra gli anni Settanta e parte degli anni Ottanta, la Spagna è stata terrorizzata dagli attentati compiuti dall’Eta. All’inizio del libro una signora elegante, Nerea, la figlia di un imprenditore ucciso dai terroristi Baschi, lascia la casa di sua madre, la vedova Bittori, per recarsi in viaggio in Inghilterra. Prima di allontanarsi da casa, dopo lunghi anni di dolore e sofferenza, Nerea afferma che è arrivato il momento in cui i terroristi devono cessare di fare soffrire le persone innocenti con le loro violente e brutali azioni.

Nel libro i piani temporali della narrazione si sovrappongono e si confondono, sicché dal presente i personaggi risalgono al passato. Al centro della narrazione vi sono due famiglie. Quella del Txato, futura vittima dei terroristi, un imprenditore facoltoso, e quella di Joxian, un umile operaio delle fonderie, che con il suo amico coltivava la passione per il ciclismo. A dividere in futuro i due amici fino alla incrinatura e alla separazione, sarà l’odio diffuso ed alimentato dal nazionalismo basco. Infatti uno dei figli di Joxian, Joxe Mari, aderisce all’organizzazione terroristica basca e partecipa in prima persona sia alla preparazione del delitto sia alla uccisione del migliore amico di suo padre.

La vicenda, raccontata in modo straordinario, per la capacità dell’autore di mostrare in quale misura l’ideologia basca può influenzare il comportamento e la vita delle persone, è ambientata in un piccolo paese della Spagna, situato vicino alla città di San Sebastian. Subito dopo l’uccisione di suo padre, Xabier, medico e figlio della vittima, con le lacrime confessa a sua madre, nelle stanze desolate della loro casa, il pensiero per il quale bisogna evitare che l’odio ci renda meschini e arrivi ad avvelenarci la vita. I destini individuali dei membri delle due famiglie sono descritti nel libro in modo preciso e puntuale. Mentre Joxe Mari diviene un terrorista e aspira  e vagheggia di liberare il suo popolo dalla oppressione, suo fratello Gorka si dedica alla lettura, accumula cultura, nella consapevolezza che la conoscenza sia l’unico antidoto per non cadere nell’abisso della lotta armata. Nerea, quando apprende che suo padre è stato ucciso dai terroristi, rimane   nella città di Saragoza in cui studia, adducendo la motivazione di non volere partecipare ai funerali per evitare di esporsi mediaticamente.

Ma se da un lato è sorprendente la capacità di Aramburo di rappresentare il modo con cui si formò la mentalità e l’inclinazione alla violenza in quanti decisero in quel tempo di aderire all’Eta, dall’altro lato non meno significativo è il modo in  cui viene descritto il lento processo con cui la vittima, in questo caso Txato, prima di cadere sotto il fuoco della armi, subisce una lenta e spietata persecuzione, mediante scritte offensive, lettere minatorie, richieste continue di denaro per finanziare la lotta armata. Bittori, amica di Miren, la madre del terrorista, dopo l’uccisione del marito, abbandona il paese di origine e si trasferisce a San Sebastian. Infatti nel piccolo paese i parenti delle vittime del terrorismo basco vengono isolate e guardate con disprezzo e diffidenza.

La sofferenza di Bittori, che continua a recarsi al cimitero per dialogare con il marito, inumato nella tomba, è narrata con immagini indimenticabili. La morte violenta non è riuscita a recidere il legame affettivo con il marito. Xabier, medico e figlio della vittima, nel suo studio in modo metaforico pensa alla ragnatela in cui sono racchiusi i ricordi struggenti dei momenti felici vissuti con suo padre, strappato alla vita da un atto politico violento e insensato. Nel carcere in cui si trova rinchiuso, dopo avere subito torture e interrogatori, Joxe Mari steso sulla branda pensa che un uomo può essere simile ad una nave con lo scafo di acciaio. Poi, con il trascorrere del tempo, iniziano a prodursi delle incrinature.

Da queste penetra l’acqua della nostalgia e chi sta espiando per le proprie colpe, diviene consapevole di avere sbagliato e che non è più possibile porre rimedio per gli errori commessi, a causa dei quali cittadini innocenti sono stati privati ingiustamente del diritto alla vita. Bittori, ritornata dopo molti anni nel piccolo paese, nel quale era avvenuta l’uccisione di suo marito, constata che il clima è mutato, non vi sono sulle pareti scritte di odio e  offensive  verso i cittadini e il processo di pace è in atto, tanto da favorire la riconciliazione tra gli ex terroristi e lo Stato spagnolo. Bittori diviene amica di Arantxa, sorella del terrorista Joxe Maria, colpita da un ictus e ridotta a vivere su di una sedia a rotelle. Una sera Xabier, uscito dall’ospedale in cui lavora, si reca ad una conferenza nel corso della quale un noto intellettuale e scrittore, quando l’Eta è oramai sconfitta, dichiara di avere scritto contro la sofferenza inflitta da alcuni uomini ad altri, cercando di rappresentare gli effetti sulla vita delle persone di questa sofferenza.

Ho scritto anche, dichiara lo scrittore, contro il delitto perpetrato con un semplice pretesto politico, in nome di una patria immaginaria, dove una minoranza decide chi debba appartenervi e chi è destinato a scomparire e a essere eliminato. Lo scrittore sostiene di essere stato animato dalla volontà di tracciare un panorama di una società sottoposta, durante un determinato periodo storico, alla brutale legge del terrore. La conclusione di questo libro, bello e profondo, susciterà nell’animo del lettore commozione ed emozione.