“La Ragazza Con La Leica” di Helena Janeczek

La grande letteratura rende possibile l’incontro, grazie alla forza della immaginazione e della poesia, del lettore con le grandi figure del passato, ingiustamente dimenticate. Questo è il caso del libro intitolato “La Ragazza Con La Leica” di Helena Janeczek, edito dalla casa editrice Guanda, a cui questo anno è stato attribuito il premio Strega. Nella prima parte del libro vi è riprodotta una fotografia che ritrae una coppia di giovani, belli e felici, che sul terrazzo di un locale pubblico sorridono seduti sulle poltrone, mentre a Barcellona nel 27 luglio del 1936 stanno per arrivare in tanti, animati dal proposito di sostenere gli spagnoli che si oppongono all’affermazione del fascismo.

Le persone ritratte nella foto sono Gerda Taro e Robert Capa. A Robert Capa, destinato a diventare uno dei grandi maestri della fotografia del novecento, Barcellona ricorda la città dov’è nato, Budapest, nella quale non può ritornare poiché l’Ungheria è governata dalla amministrazione reazionaria di Horty. Gerda Taro è una tedesca libera ed emancipata, che non si è voluta sottomettere ad Hitler e per questo è finita in prigione, quale esponente di un sindacato rivoluzionario. In seguito si è rifugiata a Parigi insieme ad esponenti del mondo intellettuale del suo Paese, uniti dalla ostilità politica e morale contro il nazismo. Proprio a Brunete Gerda Taro, impegnata a fotografare le atrocità della guerra civile spagnola, ha perduto la vita, finendo schiacciata sotto un mezzo militare dei falangisti spagnoli.

L’autrice divide la narrazione in tre parti separate, in ognuna della quali la protagonista rivive nei ricordi di chi l’ha conosciuta, amata, ammirata per il coraggio e il talento artistico e la sagacia intellettuale. Il Dottore Chardack, detto Willy, in una giornata di fine estate, divenuto un cardiochirurgo di fama mondiale, mentre attraversa le strade inondate di luce di North Buffalo, ricorda come a Parigi negli anni trenta fosse possibile incontrare gli studenti arrivati da ogni luogo.

In Francia dopo la vittoria del Fronte Popolare, i docenti nazionalisti e gli sciovinisti, esasperati, erano divenuti ancora più ostili verso gli studenti stranieri, che volevano espellere dalla Francia e dal sistema educativo del Paese. Il Dottore Chardack, mentre cammina per le strade della città americana, si domanda cosa sarebbe diventata Gerda Taro se non avesse incontrato André Friedmann, in arte Robert Capa. Con l’animo dominato da sentimenti inconsolabili di nostalgia e dolore, il chirurgo ricorda la prima volta che l’aveva incontrato su di un tram di Parigi.

Gerda Taro, prima di approdare a Parigi e divenire una fotografa, aveva frequentato i salotti intellettuali a Lipsia, in cui aveva conosciuto le idee di Willi Brandt, destinato a divenire un grande esponente della sinistra democratica tedesca nel secondo dopoguerra. Il ricordo di Gerda vista sul tram la prima volta tanti anni prima riaffiora nella mente del Dottore Chardack, poiché a distanza di molti anni gli è più facile comprendere quanto il suo fascino femminile, che pure lo aveva incantato e soggiogato, fosse sfuggente e inafferrabile.

Nella seconda parte della narrazione compare l’amica di Gerda, il cui nome è Ruth Cerf. Nello studio parigino di Robert Capa, Ruth cataloga e raccoglie le fotografie e i negativi con cui sono state immortalate le tremende scene della guerra civile spagnola, realizzate da Gerda Taro per scuotere la coscienza morale del mondo e testimoniare la solidarietà ad un popolo impegnato a difendere la propria libertà e il diritto a vivere in un Paese libero e democratico. Gerda aveva dato la sua vita per la causa che pensava appartenesse al futuro della umanità. Ruth ricorda il viaggio insieme a Robert Capo verso la città di Tolosa. Durante il viaggio, Robert Capa, consideratosi responsabile della morte di Taro, impegnata a fotografare ciò che andava salvato e mostrato al mondo intero, si abbandona inconsolabile al pianto, mentre il treno attraversa la campagna francese. Dopo la morte di Gerda Taro, il cui funerale a Parigi fu un evento cui prese parte il mondo progressista e di sinistra, nel mondo non era cambiato nulla: Madrid era ancora sotto assedio, Hitler si preparava alla guerra totale, la Cina era stata invasa dal Giappone.

Nella terza e ultima parte del libro a ricordare Gerda è il Dottore George Kuritzkes. Divenuto esponente della Unesco, lavora a Roma. Con disillusione constata che le Nazioni Unite nel nuovo ordine mondiale non riescono ad esercitare il ruolo imparziale di arbitro. Nel ricordo di Gerda Taro, che aveva amato da giovane, George Kuritkes compie delle ricerche con il suo amico Mario Bernardo, dalle quali discende la convinzione che al di fuori del circuito tra l’occhio e il cervello non si dà nessuna cosa. La luce è fondamentale per dare consistenza e il giusto colore alle immagini che ritraggono il reale attraverso le fotografie. Per tale motivo la fotografia è un’arte che rende possibile la conoscenza della realtà. Un libro bello e molto coinvolgente.