Ritorna anche in questo week-end di metà ottobre la rubrica con la quale “L’Opinione delle Libertà” dà voce e spazio ai volti noti e meno noti della letteratura italiana. Questa settimana vi consigliamo “Due secondi di troppo” di Andrea Mauri (Il Seme Bianco). Andrea Mauri vive a Roma, dove lavora per l’archivio storico di Rai Teche. Dopo aver pubblicato numerosi racconti con diverse case editrici, nel 2016 pubblica il suo romanzo d’esordio, “mickeymouse03”, per Alter Ego Edizioni. Vincitore del premio nazionale Autori Italiani 2017, ha ottenuto anche una menzione di merito al premio Gustavo Pece 2017. “Due secondi di troppo” è il suo terzo libro.

La Storia

Quando nulla sussiste all’oblio del tempo e alla distruzione delle cose materiali, gli odori, così come i sapori, perdurano al di sopra di tutto, come anime impalpabili intente a conservare gelosamente i ricordi. Così, in una suggestione quasi Proustiana, apriamo le pagine del libro di Andrea Mauri e ne respiriamo l’essenza, e subito ci pervade quella fragranza decisa di Poison, capace di unire il passato al presente. “Il gioco. Facciamo il gioco.Devi chiudere gli occhi, mamma. Altrimenti non puoi ascoltarli, i ricordi.

Beatrice e Antonello, madre e figlio, colorano il grigiore della malattia riempiendo la stanza della clinica di ricordi felici. Lui, figlio devoto, cerca di ingannare l’inesorabile avanzata della demenza senile della madre con ogni mezzo a sua disposizione, mettendo letteralmente in scena un passato comune che possa riaccendere la scintilla del ricordo. A fare da fil rouge tra le due dimensioni temporali il Poison tanto amato dalla donna, in cui è solita ancora immergersi quotidianamente. Momenti che appaiono tanto intimi quanto anticonvenzionali, ritenuti bizzarri dall’occhio più superficiale, ma non da quello di Gabriele, medico neurologo che si lascia avvolgere da quel rapporto così profondo, conquistato dalla devozione di Antonello.

Tra continui rimandi tra ciò che fu e il presente, Antonello cerca di stimolare la madre a non perdere il contatto con la se stessa del mercoledì dei tarocchi, aiutato in questo anche dalla cugina Silvia, cui l’anziana signora ha promesso di trasmettere i poteri di veggenza. Ogni giorno per lui è dunque un nuovo palcoscenico, dove improvvisarsi attore, mettere in piedi scenette di un lontano passato o giocando a fare l’annunciatrice di una televisione in bianco e nero. Sebbene forse il suo essere veggente le abbia già svelato tutti i segreti del figlio, Antonello è deciso non solo a non far dimenticare alla madre ciò che è stata, ma anche a svelarle quale sia stata la sua, di vita, mostrandosi finalmente per l’omosessuale che è, non vergognandosi più di arrossire e infervorarsi guardando un Massimo Ranieri ventenne e cantore dell’amore e della passione”.

Andrea Mauri con estrema sensibilità e delicatezza affronta temi spinosi come la malattia e l’omosessualità senza scadere nel cliché. La sua è una narrazione pacata, priva di sensazionalismi, che si muove sul binario del realismo senza disdegnare però qualche incursione nel surreale. Così il lettore si ritrova a fantasticare insieme ai due protagonisti, a fingere insieme a loro che il prato primaverile della clinica sia il mare e che, proprio lì davanti, ci sia la loro barca ormeggiata nella banchina.

“Due secondi di troppo” parla di amore, di legami indissolubili che si annodano all’anima e al cuore sfidando gli attacchi del tempo e dell’oblio.