Teatro Quirino, stagione 2019-2020

Quasi centocinquanta portati benissimo! Infatti, la Grande Arte non invecchia mai, come quella del Teatro Quirino che compirà 150 anni di attività nel 2021. Pertanto, fin dalla prossima stagione verrà avviato un mini-restyling nell’arredo di platea e balconate in modo da rendere gli spazi più accoglienti per la rappresentazione e la visibilità degli spettacoli in programma, mentre bistrot e biblioteca continueranno a svolgere la loro parte ricreativa per il prima e dopo teatro. Dalla fine della Gestione Eti, nel 2009, gli abbonamenti sono raddoppiati per arrivare lo scorso anno a quota 6000 facendo così del Quirino il primo teatro di Roma per abbonati e il secondo privato d’Italia. L’unico riferimento e obiettivo della gestione (di cui il direttore artistico Geppy Gleijeses rappresenta il garante storico) resta il pubblico e il suo gradimento, senza troppo indulgere alle tipologie easy o commerciale, come ci dice il co-presentatore del programma Guglielmo Ferro, figlio dell’indimenticabile Turi. I generi anche per il prossimo anno vanno dal classico, alla versione teatrale di film di successo, agli spettacoli di danza con il Balletto di Roma, a novità assolute per terminare con la riedizione di spettacoli di grande successo dell’anno precedente.

Tra i classici, risaltano “L’Anima Buona di Sezuan” di Brecht, in omaggio a Giorgio Strehler, per l’interpretazione e la regia di Monica Guerritore che mette in fila l’antropofagia degli affetti e dell’arrivismo a qualunque costo che ben rappresenta l’era moderna; nonché la rivisitazione di Francesco Bellomo per “Liolà” di Pirandello ambientata nei primi anni 40 in un borgo marinaro che fa del protagonista, come ebbe a dire Gramsci, l’uomo della vita pagana, pieno di robustezza morale . La riduzione teatrale dai grandi classici della letteratura comprende: “Mastro Don Gesualdo” di Giovanni Verga, per la regia di Guglielmo Ferro e l’interpretazione di Enrico Guarneri, in cui si opera la ri-contestualizzazione del concetto”ro(b)ba” in un mondo come quello contemporaneo iperdenso di interessi materiali che navigano in un vuoto di etica e di mancata solidarietà tra viventi; “Bartleby lo scrivano” per l’interpretazione di Leo Gullotta e la regia di Emanuele Gamba, liberamente ispirato al romanzo di Herman Melville che analizza l’animo prototipale della burocrazia e il mito del posto di lavoro sicuro, anonimo e ossessivamente ripetitivo e perciò stordente e tranquillizzante come il tempo ciclico e immutabile, Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché”. Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: “Avrei preferenza di no.

Anche la versione teatrale da film è particolarmente ricca di eventi, tra cui si citano: “Amadeus” per la coppia padre-figlio Gleijeses e con la regia di Andrei Konchalovsky, in cui la perfidia dell’originario Salieri del film di Milton Forman lascia spazio a un essere disperato per la sua mediocrità umiliata dal genio del suo rivale sfortunato, Amadeus Mozart; “Arsenico e vecchi merletti” di Joseph Kesselring, per la regia di Geppy Gleijeses (che si ispira allo spettacolo omonimo di Mario Monicelli) e la straordinaria partecipazione delle intramontabili attrici Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini (entrambe classe 1934!); “Un tram chiamato desiderio” di Tennessee Williams, per la regia, scene e costumi di Per Luigi Pizzi e l’interpretazione di Mariangela D’Abbraccio; “Piccoli Crimini coniugali” di Éric-Emmanuel Schmitt con Anna Bonaiuto e Michele Placido che firma anche la regia. La brillantissima Nancy Brilli torna al Quirino con “A che servono gli uomini?” di Iaia Fiastri con musiche di Giorgio Gaber, per la regia della sempreverde Lina Wertmüller. Infine, “Il silenzio grande” di Maurizio De Giovanni per la regia di Alessandro Gassmann dove le quattro mura domestiche registrano segreti, sussurri e grida della vita quotidiana dei loro ospiti. Infine, tra le riedizioni si cita il pluridecorato napoletanissimo “Così parlò Bellavista”.