La saggistica di cultura aiuta a capire l’origine dei mali radicali che rischiano di compromettere il cammino della nostra specie verso la libertà, la tolleranza, il progresso e la modernizzazione delle società umane. Questo è il caso del libro di cui è autore lo scrittore e intellettuale di origini libanesi, accademico di Francia, Amin Maalouf, intitolato “Il naufragio delle civiltà" ed edito dalla Nave di Teseo. Nella prima parte di questo vasto saggio, l’autore con tono elegiaco e un rimpianto dolente ricorda l’ideale del Levente, quando nella sua terra di origine, nel Libano, convivevano nel rispetto reciproco e in un clima di tolleranza diverse comunità religiose ed etniche. Per l’autore di questo magistrale saggio, vi sono nel nostro tempo derive identitarie dovute alla radicalizzazione della fede religiosa che rischiano di annientare tutto ciò che la nostra specie ha creato e costruito finora.

L’ideale levantino richiede, ricorda l’autore, che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e, in circostanze straordinarie, anche quelle altrui. Il braccio di ferro iniziato in Egitto tra l’Islam radicale, di cui i Fratelli Musulmani sono stati una espressione politica e l’autorità politica del Cairo, segnerà la storia del mondo arabo. Infatti nel 1952, in seguito alla abrogazione di un trattato sottoscritto nel lontano 1937 che consentiva agli inglesi di mantenere le proprie forze militari sul Canale di Suez, per l’atteggiamento di contrarietà assunto dal governo inglese guidato da Winston Churchill, in Egitto si ebbero incendi, scontri violenti e un lungo periodo di instabilità. In seguito a questi eventi l’Egitto perse la sua natura di Paese laico e cadde sotto il giogo dei Fratelli Musulmani, sostenitori dell’Islam radicale e dell’esercito.

L’arroganza occidentale provocò l’ascesa di Gamal Abd el-Nasser, che nel 1956 annunciò ad Alessandria la nazionalizzazione del canale di Suez e diede inizio alla politica tesa a realizzare il sogno del Panarabismo, volto a riunire le nazioni arabe. In Egitto, con la affermazione del nazionalismo arabo di Nasser, vennero limitate la libertà di stampa, d’impresa e di associazione. Si infranse il modello che fino a quel momento aveva consentito la coesistenza pacifica tra culture diverse, in un clima in cui a prevalere al Cairo e nell’intero Egitto era il cosmopolitismo internazionale. Per questo il nonno dell’autore del libro, un imprenditore, dovette abbandonare il Paese e trasferirsi in Libano, la cui capitale, Beirut divenne la nuova città cosmopolita del mondo arabo.

Per Maalouf all’origine della esplosione della rabbia araba, vi sono fatti specifici che nel libro vengono analizzati e descritti con ammirevole puntigliosità. Il primo di questi fatti fu il privilegio della extraterritorialità accordato nel 1964 ai cittadini americani dal regime dell’Iran, in base alla quale i medesimi cittadini non potevano essere giudicati dai tribunali di questo Paese. In più, ad esasperare l’animo e a distruggere l’orgoglio del mondo arabo vi fu nel 1967 la guerra dei sei giorni, durante la quale nel volgere di poche giornate l’esercito israeliano annientò quello della Siria e dell’Egitto, di fatto provocando la perdita di credibilità e la capitolazione politica di Nasser. In seguito, quando la Giordania oppose un rifiuto ad ospitare sul proprio territorio le truppe della organizzazione della Palestina, dopo che venne raggiunto al Cairo un accordo tra le nazioni arabe, queste vennero accolte sul territorio del Libano.

Questo fatto politico ha provocato sia le iniziative militari di Israele che l’attività militare della Olp, sicché il modello del levante è entrato in una crisi radicale per effetto degli scontri reiterati tra americani e russi, tra ebrei e palestinesi, tra iracheni e siriani. A questo proposito, e questo spiega il naufragio delle civiltà e il prevalere della radicalizzazione identitaria che sta avvelenando il mondo contemporaneo, l’autore osserva che nel nostro tempo da nessuna parte si riesce a far convivere in modo equilibrato ed armonioso popolazioni cristiane, musulmane ed ebraiche. Per l’autore del libro la crisi del mondo arabo è aggravata dal radicalismo violento ed ottuso, dai rapporti ambigui tra politica e religione, dal jihadismo fondamentalista. Con la vittoria della guerra dei sei giorni nel 1967, Israele ha acquisito una statura completamente diversa e di grande preminenza nell’area del Medio Oriente.

Lo shock petrolifero derivò dalla decisione dei Paesi arabi produttori di petrolio di imporre l’embargo agli Stati Uniti per il sostegno che questo Paese aveva assicurato ad Israele durante la guerra dei sei giorni. Nella seconda parte di questo saggio, esemplare per la sua chiarezza e profondità di analisi, l’autore del libro si sofferma sugli eventi politici che in base alla sua personale interpretazione hanno capovolto e mutato le idee prevalenti e gli atteggiamenti nella cultura internazionale. La rivoluzione neoconservatrice avvenuta nel 1979 in Inghilterra con la elezione di Margaret Thatcher ha prodotto la crisi del progressismo ed inaugurato una fase politica dominata dalla fiducia illimitata nella mano invisibile del libero mercato. Da qui la politica neoconservatrice che implica la riduzione della sfera pubblica nella economia, la limitazione della spesa sociale, la concessione di maggiore flessibilità alle imprese, il netto ridimensionamento dell’influenza dei sindacati.

In seguito alla capitolazione della Unione Sovietica, il dirigismo economico è stato ripudiato a favore del libero mercato. Questo in occidente ha generato la crisi dello stato sociale e l’aumento spropositato delle diseguaglianze. Sempre nel 1979 la rivoluzione islamica in Iran ha dato vita ad un regime teocratico che ha accentuato le divisioni laceranti nel mondo arabo. Riflettendo intorno alla crisi del sogno della Unione europea, l’autore del libro nota che nel nostro tempo si sprigionano in opposizione ai valori occidentali spinte verso la frammentazione e la disgregazione all’origine delle quali vi è la radicalizzazione identitaria di singole culture e Paesi. Un libro di sorprendente attualità.