Lalla Esposito: il duende incarnato

Parte domani in grande stile la rassegna teatrale diretta dal regista Antonello De Rosa “Aspettando i Barbuti”. Otto serate dedicate al teatro, la prima delle quali è proprio con l’artista che andremo a conoscere più da vicino in questa intervista. Sto parlando di Lalla Esposito. Domani alle 21 si esibirà accompagnata al piano da Antonio Ottaviano, nello spettacolo “Concerto Blu” (omaggio a Domenico Modugno). Descrivere Lalla Esposito solo come una cantante-attrice vorrebbe dire banalizzare la sua voce, la sua prosa, le braccia, il corpo, la faccia. Un viso che già da solo riempirebbe di sé il palco, senza orpelli o sovrastrutture, nel silenzio scandito dai respiri di chi è andato ad ascoltarla e a vederla. No, non sto parlando di una bellezza statuaria, ma di un concentrato di donna. Lalla ha quel non so che, quella forza misteriosa, quella cosa che ogni artista vorrebbe per sé: Lalla Esposito incarna il famoso duende descritto meglio e prima di me da Goethe e Lorca. Quel folletto o spiritello (‘o monaciello, detto in dialetto) che “brucia il sangue come un topico di vetri”, che respinge tutta la dolce geometria appresa e rompe ogni stile. Il suo sopraggiungere presuppone sempre un cambiamento radicale di ogni forma rispetto a vecchi piani, per dare sensazioni di freschezza del tutto inedite. Ciò che in realtà avviene è un qualcosa di nuovo che nulla ha a che vedere con quanto esisteva prima.

Lei, Lalla, ammette di non avere il fuoco sacro e che non vorrebbe mai lavorare per una raccomandazione, ma bensì essere scelta sia da chi produce sia da chi la va a vederla a teatro: vuole essere la scelta, non l’imposizione. Tante sono le collaborazioni in vari spettacoli di successo: da Toni Servillo a Roberto De Simone, passando per i fortunati incontri sia con Giuseppe Patroni Griffi con il quale ha preso parte agli spettacoli “Napoli Milionaria” e “Sabato Domenica e Lunedi”; sia quello con Luca De Filippo, con il quale ha lavorato per tre anni nella sua compagnia. È Bernardina nel “Masaniello” di Porta-Pugliese e ha collaborato per anni con Maurizio Scaparro negli spettacoli “Amerika” e “Don Giovanni” con la musiche di Nicola Piovani. Ha fatto parte della compagnia di Enzo Moscato. I colleghi con i quali ha lavorato hanno nomi importanti, come Lina Sastri; Isa Danieli; Peppe Barra; Mariano Rigillo; Massimo Venturiello; Sal da Vinci e tanti altri ancora. Ancora diretta da Armando Pugliese, con cui si intuisce un feeling molto profondo, recita e canta anche in “Napoli chi resta e chi parte”, uno spettacolo tratto da “Caffè di notte e giorno” e “Scalo Marittimo” di Raffaele Viviani e “Teresa Sorrentino” scritto da Elvio Porta con le musiche e canzoni di Sergio Esposito.

Lalla non si è fermata un solo istante dalla base di Mergellina, sempre con una valigia in mano per fare quello che il papà di professione barbiere e poi bidello, le aveva fatto tanto amare fin da piccolissima, portandola a teatro, facendole amare la pittura, le poesie, l’arte in tutte le sue forme. Una famiglia molto unita capeggiata dalla mamma casalinga, la quale viene ricordata da Lalla con grande tenerezza sia per l’indicibile dolore che ha dovuto affrontare per la morte del primo figlio a soli dieci anni (e che inevitabilmente ha segnato tutto il nucleo familiare), sia per la forza con la quale si è saputa inventare mille mestieri per vivere e sopravvivere al dolore e alla vita che nonostante tutto nel bene e nel male deve continuare. Raggiungo Lalla telefonicamente a casa, a Mergellina, nel suo straordinario quartiere, uno dei più citati nei testi di canzoni e poesie di tutti i tempi. Un quartiere che già da solo è come un palcoscenico di teatro e Lalla Esposito non poteva fare altro da quello che fa. Un fiume in piena, un confine sottile tra ironia e sarcasmo. La voce di chi ha già fumato qualche sigaretta e la pacatezza che solo alcune persone hanno.

Ciao Lalla, come stai?

Bene, felice di chiacchierare con te, Giò.

Io più felice di te. Come hai trascorso questo tempo di “vacanza forzata” dovuta al lockdown?

Sai, io amo stare a casa nonostante il mio lavoro che mi porta spesso lontano. Certo è stato un riposo imposto, ma ho cercato e non so se ci sono riuscita, di mettere ordine fuori e dentro di me. Ho cercato di guardare la vita da un’angolazione diversa e dalle reazioni dei singoli individui ho capito molto di più di persone che credevo di conoscere bene.

Ricordi il tuo primo debutto?

E chi può scordarlo! Soprattutto perché il sipario fu chiuso dopo 10 minuti, in quanto uno degli attori protagonisti diede di matto durante lo spettacolo. Ed io che entravo in scena al secondo atto non ebbi la possibilità di debuttare. Pensai: gli Dei si oppongono. Poi si riprese qualche giorno dopo, ma quell’episodio fu veramente singolare e paradossale.

Sei stata fra i protagonisti di “Penzieri mieje”, uno spettacolo di Luca De Filippo in cui cantavi poesie di Eduardo musicate da Antonio Sinagra. Che esperienza è stata?

“Penzieri mieje” è stato uno spettacolo che ha segnato la mia vita. Avevo già incontrato la drammaturgia di Eduardo avendo avuto la fortuna di lavorare in due suoi lavori con la regia di Giuseppe Patroni Griffi, ma non avevo mai cantato Eduardo. Fu meraviglioso perché tutto era meraviglioso. Le musiche straordinarie di Antonio Sinagra, la fantastica band e l’incontro con Luca: un uomo di spettacolo diverso da tutti gli altri. Rispettoso ed esigente allo stesso tempo. Un vero capocomico!

Sempre all’interno dello spettacolo sopracitato interpretavi una straordinaria “Io vulesse truva’ pace”, dove trova la pace Lalla?

La pace non la trovo mai! Forse questa è la mia più grande forza. Non adagiarmi mai alla vita. Non faccio mai la scelta più comoda, non cerco scorciatoie. è faticoso e spesso chiedo a me stessa una tregua: vivo senza pelle, voglio sentire ogni gioia e dolore. Ormai non è più una scelta, la pace la trovo lottando per ogni cosa.

Quando Luca De Filippo è venuto a mancare sei stata chiamata per dargli l’ultimo saluto in musica. Cosa ha provato l’anima di Lalla in quel momento?

La morte di Luca è stata una stilettata nel cuore. Ho “dovuto” cantare al suo funerale perché ho capito fosse l’unico modo per salutarlo. Ci sono morti che anestetizzano l’anima. Incomprensibili per la loro rapidità. Provi a farci i conti tutti i giorni, ma i conti non tornano mai.

Che rapporto hai con la morte?

Costante, sin da piccola ho sentito la sua presenza, avendo perso in un un incidente il mio primo fratellino. Un episodio che ha determinato irrimediabilmente la vita della mia famiglia. Insegnandoci però che tutto va vissuto oggi, senza rimandare a domani un’azione, una parola, una decisione. La temo e l’accolgo, esattamente come faccio con la vita.

Riprendendo l’ultima frase: che rapporto hai con la vita, appunto?

La vita (sospirone), la vita ed io giochiamo a rimpiattino. Ci scansiamo per poi abbracciarci, sapendo che dopo un secondo ci manderemo a quel paese reciprocamente. Insomma, come tutti i grandi amori ci sfuggiamo!

E con Dio?

Dio, lo cerco ogni santo giorno. Capita che non riesca a trovarlo come un padre che si nega e questo mi dilania. Esiste il bene e il male. Libero arbitrio. Si sceglie, si cerca, bisogna cercarlo nella gente e in noi stessi! Ecco, a me pare di vederlo nelle persone che scelgono il bene, senza nessun secondo fine. 

E con gli uomini (per uomini intendo essere umani)?

Salterei alla prossima domanda... scherzo.

Credo tu sia single: di un uomo apprezzi più la sua essenza o la sua assenza?

Gli uomini sono pure simpatici, necessari ma avendone conosciuti diversi tra loro, sono arrivata all’assunto che li preferisco come amici. Per quanto mi riguarda si crea troppa conflittualità con il genere maschile. Antagonismo e incomprensioni. Per carità, questa è una mia problematica. Gli uomini sono fantastici, soprattutto quelli delle altre.

Ti manca essere madre?

Non ho figli, ma sono madre sempre, con chiunque. Inconsapevolmente leggo nei miei gesti un’attenzione per gli altri che solo una madre può avere. Sono madre dei miei amici, dei miei cari, degli animali, della natura. Ho un sacco di figli.

Con i social in qualche modo, se si è attenti, si riescono a mettere assieme molti pezzi di una persona. Un paio di anni fa ricordo un intenso post dedicato a tua madre. Che rapporto avevi con lei?

Mia madre... abbiamo avuto un rapporto d’amore molto conflittuale, ma sempre amore era! Ha avuto una vita difficile e questo ha segnato tutto. Ci volevamo bene a modo nostro. So solo che da quando è andata via, ritrovo in me ogni suo gesto e pensiero. Mi sto trasformando in lei.

Lalla sta per?

Lalla sta per Anna. La lallazione del suono dei bambini mi ha dato il nome. Sin da piccola ho abolito il mio vero nome imponendo Lalla. Se mi chiamavano Anna, non mi giravo. Semplice da gestire già da bambina.

Se Lalla fosse un fiore, quale sarebbe?

Una peonia: fiore di origine orientale. Di breve fioritura. 

Siamo in un momento di rinascita collettiva e il mondo dello spettacolo seppur con tante ristrettezze tenta di riaffacciarsi sulla scena, è il caso di dire. Sei pronta per il debutto di domani sera a Salerno e dare il via alla manifestazione “Aspettando i Barbuti”?

Il mio debutto a Salerno è simbolico. In quanto avviene in una rassegna curata da due persone come Antonello De Rosa e Pasquale Petrosino che fanno tantissimo per il teatro nel loro territorio ed oltre. Il teatro per rinascere ha bisogno di persone che trattino l’arte come una merce rara e non come una merce di scambio.

Sei molto somigliante a Liza Minnelli (te lo avranno detto ogni giorno della tua vita) e hai tutte le carte in regola sia vocalmente che fisicamente: hai mai pensato di portare in scena “Cabaret”?

“Cabaret”? Certo mi piacerebbe! La musica e il teatro per me hanno sempre viaggiato insieme, senza alcuna distinzione. Sally il personaggio di “Cabaret” poi, è un caleidoscopio di emozioni.

Il provino che vorresti superare?

Vorrei superare il provino con me stessa. Sono molto esigente, sono il giudice più severo di quello che faccio. Forse un giorno sarò indulgente con la povera Lalla... forse.

Il desiderio più profondo di Lalla?

Il mio desiderio più profondo è trovare quella pace di cui parlava Eduardo nella sua poesia. Aspetto che si apra quella porta in un mattino di primavera.

E quello di Lalla Esposito?

Lalla Esposito vorrebbe che gli fosse riconosciuto tutto il lavoro e la passione che ha messo nella sua professione. Ecco: l’ho detto! 

 

(*) Foto di Elisabetta Fernanda Cartiere

Per assistere allo spettacolo prenotare sul sito www.postoriservato.it