Quello che non ti dicono, ma che dovresti sapere

Il terrorismo (rosso) è endemico? Si tratta, cioè, di un virus erpetico e, quindi, permanente, che se ne sta silente anche per lungo tempo e poi, all’improvviso, in seguito all’abbassamento delle difese immunitarie collettive, il suo gene torna a esprimersi anche attraverso mutazioni imprevedibili? Mario Calabresi, il figlio del commissario Luigi, colpito da una sentenza capitale emessa ed eseguita nel 1972 dall’ala militare lottacontinuista, ha scritto sugli Anni di Piombo un racconto-verità che ricostruisce un minuscolo segmento della realtà dell’epoca, attraverso la ricognizione documentale e testimoniale dei fatti relativi al sequestro e all’uccisione (fortuita?) di Carlo Saronio, rampollo di una delle più ricche famiglie industriali lombarde, e la cui memoria è stata letteralmente sepolta nell’oblio e dalla vergogna dei familiari che ne furono testimoni e vittime. La ricostruzione è il risultato di un carteggio e di vari incontri-interviste che l’autore ha avuto sia con la compagna dell’epoca, Silvia Latini (rimasta incinta poco prima del sequestro di Carlo che, quindi, non ha mai saputo dell’esistenza di sua figlia), sia con vari personaggi che, in quel periodo, si muovevano nell’orbita dell’Istituto Mario Negri per interessi politico-professionali e di volontariato attivo (laico e sacerdotale) nei quartieri diseredati e marginalizzati della periferia milanese, con particolare riferimento a Quarto Oggiaro. A far recedere Mario Calabresi dal solenne impegno, autodeterminato, di non volere mai più riaprire la pagina dolorosa degli anni del terrore, che videro protagonista la galassia insurrezionale extraparlamentare, di cui suo padre Luigi fu una delle vittime più illustri tra i servitori dello Stato, è proprio la quarantenne figlia di Carlo Saronio, Marta, che ne porta il cognome grazie alla prova del Dna, a seguito di una improvvida battaglia legale che le era stata mossa dalle sorelle e dal cognato notaio di suo padre, per una becera questione di eredità. Lei, che non aveva mai accettato i silenzi della madre Silvia (di fatto allineata con la scelta di fondo dello stesso autore), si fa viva per persona interposta, attraverso il figlio di una sorella di Carlo, Piero Masolo, sacerdote missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere) in Algeria che, dopo uno scambio di mail, ha un incontro diretto con Calabresi. Da lì muove i primi passi un viaggio acuto del dolore e l’anatomia di un tradimento, culminato con il sequestro a scopo ricattatorio e ideato dal migliore amico di Saronio, Carlo Fioroni, oggi vivo e vegeto e residente a Parigi assieme ad altri personaggi del calibro di Oreste Scalzone e Toni Negri, tornato libero di muoversi tra Venezia e la Ville Lumière.

Fioroni, che fa da cerniera tra varie espressioni della galassia della lotta armata di sinistra (sua è la copertura assicurativa del furgoncino utilizzato da Gian Giacomo Feltrinelli per trasportare l’esplosivo sotto il traliccio in cui fu ritrovato dilaniato), è l’uomo nero che si muove a suo agio in ambienti eterogenei e apparentemente contrapposti, come l’Istituto Mario Negri e le case di campagna (in una di questa si svolse un famoso summit tra Renato Curcio e Alberto Franceschini!) e di Milano, a disposizione della famiglia Saronio, che lo vedranno ospite con la sua compagna proprio di Carlo durante la latitanza. Nella ricostruzione di quanto precedette il suo sequestro (probabilmente, un maldestro tentativo finito male di autofinanziamento del gruppo armato, di cui Carlo stesso era un fiancheggiatore e un finanziatore) e la sua scomparsa, emerge un quadro a tutto tondo della capacità di alcuni personaggi di stare con il piede in più staffe, come il crimine organizzato e i servizi deviati sospettati aver favorito oscuri disegni, per strumentalizzare i gruppi di fuoco di destra, come di sinistra, al fine di generare situazioni emergenziali tali da produrre in Italia (e non solo) una svolta autoritaria, tipo il regime dei colonnelli in Grecia.

Nella cornice del dramma, vengono messe in risalto due figure femminili del tutto contrapposte tra di loro, come Angela Boselli, madre di Carlo, e Silvia Latini, la sua fedelissima compagna che, ancora minorenne, violerà tutte le convenzioni e i tabù creando scompiglio nella sua famiglia, con la sua fuga in America per stare vicino a Carlo, all’epoca destinatario di una borsa di studio per ricerche in campo chimico. Sullo sfondo, la storia parallela di suo padre, Piero Saronio, fondatore dell’industria chimica omonima che aveva fatto affari d’oro all’epoca dell’autarchia fascista, inquinando un vasto territorio con prodotti chimici e con lavorazioni pericolosi che non tennero alcun conto del disastro ambientale procurato, né della sicurezza dei lavoratori, di cui molti decedettero prematuramente di cancro alla vescica. A oggi, quei terreni inquinati sono ancora protetti da segreto militare!

La ricchezza, quando si ha un animo introverso e ipersensibile come quello di Carlo, è una condanna a priori, per cui si prova una grandissima vergogna a essere accompagnati a scuola dall’autista in livrea, a bordo di una Rolls Royce! Allora, il riscatto non può che avvenire sul campo, adoperandosi per portare sollievo e un po’ di formazione scolare a chi, per ragioni di ceto e di censo opposte alle tue, vive nella marginalità e nella povertà, come i bambini e gli adulti di quartieri milanesi disagiati come Quarto Oggiaro. Ma, questa operazione ideologica comporta l’obbligo di una scissione, una letterale schizofrenia e cesura sociale tra la sua famiglia, le sue origini, e la collusione di fatto, durante riunioni carbonare, con discorsi di ribellione di varie formazioni terroriste della galassia extraparlamentare di sinistra, che scelsero deliberatamente l’attacco militare al cuore dello Stato. Ernesto Galli della Loggia interviene con una sua recensione del libro di Calabresi sul Corriere della Sera del 21 novembre (“Quella rimozione sui terroristi rossi”) che, però, appare come una forma di auto-assoluzione con la denuncia a posteriori della collusione intellettuale trasversale e estesa del terrorismo rosso, da parte di tutta l’intellighenzia colta e di sinistra dell’epoca, con particolare riferimento all’area universitaria.

Per dire: la spinta rivoluzionaria del Movimento studentesco venne neutralizzata dal sistema politico-istituzionale drogando letteralmente le masse giovanili, attraverso la demolizione della diga di contenimento dell’equilibrio dei conti pubblici, regalando tutto a tutti senza alcun merito e, soprattutto, tollerando la successiva, progressiva radicalizzazione delle frange più estremistiche che verranno solo molto successivamente criminalizzate e sconfitte, soprattutto attraverso la legislazione speciale e il pentitismo. Ecco: rimane sospesa la domanda inquietante sul perché non si siano tempestivamente attivate severe misure di repressione, con particolare riferimento all’infiltrazione, da parte delle forze di sicurezza, delle frange più estremiste. Sarebbe molto interessante, da questo punto di vista, rivedere tutti i rapporti riservati di polizia e servizi dell’epoca, antecedenti alla creazione del gruppo di contrasto del generale Carlo Alberto della Chiesa.

Mario Calabresi, “Quello che non ti dicono”, Mondadori, Strade blu, pagine 216