Jessica Chastain è la stella indiscussa della serata inaugurale della sedicesima Festa del Cinema di Roma. La bellissima attrice americana sfila sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica. L’emozione viene condivisa dagli spettatori, finalmente tornati in sala. Nel cast del film d’apertura della kermesse capitolina, The eyes of Tammy Faye di Michael Showalter oltre alla Chastaian, spicca il kubrickiano Vincent D’Onofrio. Ospite d’eccezione è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo dello Stato, accolto da un’ovazione, ringrazia. Chastain, interprete e produttrice del film, è a suo agio nel ruolo di star. Il direttore artistico Antonio Monda, insieme alla giornalista Laura Delli Colli, presidente della Fondazione Cinema per Roma danno il via alla proiezione nella gremita Sala Sinopoli.

The eyes of Tammy Faye racconta la storia di una coppia di telepredicatori che tra gli anni Settanta e Ottanta fonda il più importante network televisivo religioso statunitense. Il duo Tammy Faye (interpretata dalla Chastaian) e Jim Bakker (interpretato da un imbambolato Andrew Garfield) diventa una leggenda. La donna è la Betty Boop della predicazione evangelica in tivù. Canta, commuove e usa accenti melò, da “televisione del dolore” Super Kitsch. Ma gli scandali sessuali e finanziari rovesciano le fortune dell’impero multimilionario costruito dagli sposi. Oltre al petulante rapporto con il marito e qualche “fuga d’amore”, Tammy vive un ondivago rapporto con la madre terragna e poco incline all’ipocrisia (una convincente Cherry Jones).

“Credo che Tammy – afferma Jessica Chastain – avesse una grande fede, credesse veramente in qualcosa di più grande: Io non giudico, ma penso fosse sincera. La fede era la sua ossessione e voleva che tutti credessero. Era cresciuta in una Chiesa pentecostale molto conservatrice, sapeva cosa si provasse a non essere amata e voleva che tutti provassero amore. Di Tammy ho amato la sua apertura, la risata che era vicina al pianto, riusciva a creare un legame con le persone, creava connessione. È stato difficile interpretare una persona senza confini. Lei credeva che tutti fossero uguali, voleva che le persone venissero amate nello stesso modo. Pensava che il modo migliore per servire Dio fosse combattere le disuguaglianze a favore di giustizia e parità”.

Dopo il successo per la serie bergmaniana Scene da un matrimonio di Hagai Levi, Jessica Chastain, nel disegnare il profilo di una donna querula, vacua e narcisista, fornisce una prova di sicuro mimetismo. D’altro canto, il lungometraggio insegue fedelmente la cronologia degli eventi, già al centro del documentario del 2000 diretto da Fenton Bailey e Randy Barbato. The eyes of Tammy Faye è una lunga sequenza di montaggio intervallata da canzoni ingenuamente religiose. Il film non c’è. Resta solo l’interpretazione, volutamente sopra le righe, di Jessica Chastain. Che punta dichiaratamente all’Oscar. Chissà se l’Academy Award abboccherà.