Virginia Verasis di Castiglione raccontata da Benedetta Craveri

Benedetta Craveri, scrittrice e docente universitaria autorevole, è autrice di un libro singolare, da poco approdato nelle librerie con il titolo La Contessa, Virginia Verasis di Castiglione, edito dalla casa editrice Adelphi. Il libro è singolare poiché non è solo il racconto biografico di una donna libera, la Contessa di Castiglione, bella e insofferente alle convenzioni dominanti nella società aristocratica ottocentesca, ma anche un saggio e un testo letterario di pregio che, in modo straordinario ed emozionante, descrive gli avvenimenti storici che resero possibile prima il Risorgimento e, in seguito, il processo di unificazione del nostro Paese nell’anno 1861. Il vero talento della Contessa fu quello di coltivare il culto della propria personalità, in nome di un desiderio di libertà contro le regole imposte dall’etica familiare durante il secolo borghese, quali il pudore, la sottomissione, la rispettabilità falsa e ipocrita. La sua ribellione contro queste regole spiega la forza incendiaria della sua personalità che ancora, a distanza di tanti anni, sorprende e lascia stupefatti.

Nel libro, e questa è la parte letteraria del testo di maggiore bellezza, con rigore storiografico Benedetta Craveri rappresenta il clima politico ed intellettuale in cui visse a Firenze i suoi prima anni di vita la Contessa Castiglione, città nella quale, dopo la parentesi napoleonica, tra il 1818 e il 1848, secondo il giudizio di Massimo d’Azeglio, vi era una tolleranza e una quiete del vivere riassunta dalla formula lasciar correre, con la quale ogni aspetto della vita sociale e civile, nella Firenze di quegli anni, non suscitava né opposizione né critica di sorta. Nata nella famiglia del marchese Oldoini, diplomatico di grande valore, Virginia andò sposa, ancora giovane, al conte Francesco Verasis di Castiglione. Il matrimonio durò quattro anni, ebbero un figlio, Giorgio, e come risulta dal suo diario, Virginia, prima della separazione, si mostra anaffettiva verso il marito e con distacco non lascia emergere ed affiorare le sua emozioni e i suoi sentimenti, quando parla del marito e della sua famiglia.

A Torino, la città in cui visse dopo il matrimonio con il conte Francesco Verasis di Castiglione, la contessa comprese che la dominazione napoleonica aveva lasciato una impronta incancellabile sulla vita politica, sulla organizzazione militare e sulla società civile piemontese, fatti che spiegano il legame che l’aristocrazia sabauda ebbe sempre con le élite francesi. Vittorio Emanuele II in quegli anni avviò una politica di riforme volte a mitigare il potere della chiesa, a laicizzare lo stato e a ridurre i privilegi della nobiltà. Fu Cavour, divenuto presidente del consiglio dopo Massimo d’Azeglio, a instillare in Vittorio Emanuele II la convinzione che per liberarsi dal giogo austriaco ed estendere i confini del regno piemontese fosse necessario ottenere il sostegno della Francia e della Inghilterra. La guerra di Crimea del 1853, durante la quale la Francia e l’Inghilterra andarono in soccorso dell’impero ottomano contro le mire espansionistiche russe, diede a Cavour la possibilità di inserire il Piemonte nel contesto Europeo dominato dalle grandi potenze. Sia Vittorio Emanuele II sia Cavour, contando sulla disinvoltura erotica della Contessa di Castiglione, non esitarono a chiederle di agire in una missione diplomatica parallela rispetto a quella condotta sul piano istituzionale ed internazionale.

La Parigi che accolse nel 1856 i coniugi Castiglione era la perfetta rappresentazione del cesarismo democratico, essenza di un regime politico, populista e autoritario, il secondo impero di Luigi Napoleone III, sorto in seguito ad un colpo di stato, avvenuto il 2 dicembre del 1851. Parigi, durante il secondo Impero, era l’immagine stessa della modernità con la rete dei trasporti, la illuminazione a gas, i grandi magazzini, i teatri e i luoghi di ritrovo pubblici. Ostentando con alterigia e algido distacco la sua bellezza, e rivendicando la sua supremazia intellettuale, Virginia di Castiglione, grazie alla amicizia con la Principessa Matilde, cugina di Napoleone III, riuscì ad imporsi negli ambienti aristocratici e a conquistare con il sua fascino irresistibile il cuore dell’Imperatore. Virginia di Castiglione, indossando abiti raffinati ed eleganti, alle Tuileries, il palazzo simbolo del terzo impero, con la sua apparizione, famosa come la bella italiana, prendeva parte ai grandi e ai piccoli balli, incantando la corte e i suoi principali esponenti.

Da grande studiosa Benedetta Craveri osserva che la Francia, per la prima volta, con l’avvicendarsi dei diversi regimi politici, il primo impero, la restaurazione, la monarchia di Luigi Filippo, il secondo impero, rinunciava a darsi un proprio stile, e faceva ricorso a quelli che avevano segnato le grandi epoche della storia. In questi anni, il 1830, Honoré de Balzac scrisse un trattato sulla bellezza, rimasto incompiuto. Cavour affidò alla Contessa un compito specifico in una difficile trattativa diplomatica, come emerge da alcuni documenti, le lettere di Nigra, segretario del grande statista, visto che Virginia era riuscita a conquistare il cuore dell’imperatore francese e possedeva sia audacia intellettuale sia intuito politico. Nella notte del 1857, uscendo da una abitazione situata in Avenue Montaigne, dove viveva a Parigi la Contessa di Castiglione, Napoleone III per puro caso riuscì a sfuggire ad un attentato.

Napoleone III, a cui pure stava a cuore la questione italiana, non rispettò gli accordi di Plombieres, quando a Villafranca accettò di sottoscrivere un trattato con Francesco Giuseppe che lasciava il veneto sotto il dominio austrico. Per Benedetta Craveri, la Contessa di Castiglione, che ebbe un ruolo di primo piano mentre maturavano le condizioni politiche in Europa che avrebbero reso possibile l’unità dell’Italia, sarebbe rimasta un enigma, se non fosse per le lettere che scrisse al suo amico aristocratico Giuseppe Poniatowski. Entrambi individualisti ed insofferenti alle regole, amavano il successo, il potere, il denaro, il lusso e l’agiatezza. Dopo la sconfitta di Sedan, si ebbe la capitolazione del secondo impero, il periodo della Comune, la guerra civile che divise i francesi, e la nascita della terza repubblica. Virginia Verasis di Castiglione, durante la Terza Repubblica, in virtù del suo talento politico e diplomatico riuscì ad avere un rapporto stretto e di amicizia e di collaborazione con Adolphe Thiers, una delle grandi personalità politiche della Franca di quel tempo.

Era una donna moderna e audace, che giocava in borsa e sapeva coltivare le relazioni con uomini influenti e eminenti della finanza e delle banche, come i Rothschild e i Lafitte. Virginia di Castiglione si innamorò nella sua vita, si chiede ad un certo punto Benedetta Craveri in questo libro. Non credeva nell’amore la contessa e aveva la concezione dell’amore come patologia, in base a quanto aveva capito frequentando uomini di ogni specie e condizione sociale. Pur avendo la religione del proprio corpo, la contessa se ne serviva in base ad una attenta strategia di calcolo e scambio, offrendolo e negandolo agli uomini, a volte anche per puro capriccio. Gli ultimi anni della sua vita, oramai sola e abbandonata da tutti, Virginia li trascorse in una casa a Parigi, situata in Place de Vendome, con le persiane sempre chiuse, in stanze in cui aveva raccolto i suoi ricordi, ed in cui a dominare era il colore nero della malinconia e della disperazione. Il libro di Benedetta Craveri racconta la vita di una donna libera e di una antesignana del femminismo, e l’epoca del secondo impero ed il suo fasto, destinati ad estinguersi nel volgere di pochi decenni. Un libro bello e coltissimo.

La contessa,Virginia Verasis di Castiglione di Benedetta Craveri, Adelphi, 2021, 452 pagine, 22,80 euro