Il difficile rapporto fra il numero dei lettori e il grado di difficoltà di un testo

Credo che tutti noi siamo concordi sulla necessità che la forma ortografica ed estetica di un testo vada curata, ma non basta. Non è un refuso o l’estetica editoriale spartana o poco attrattiva che blocca una lettura ritenuta interessante. La platea dei fruitori si crea con la loro attrazione individuale per il tema trattato. L’interesse è tuttavia un aspetto da non sottovalutare. In un saggio dal titolo curioso: Lector In Fabula stampato da Bompiani nel 1983, Umberto Eco individuava come fondamento della lettura la “cooperazione fra lo scrittore e il lettore” che ruota intorno all’entità dell’interesse per un tema trattato. Se l’argomento è tendenzialmente elitario e avulso dal bombardamento di notizie che il linguista e sociologo americano Noam Chomsky e i suoi epigoni consideravano irrilevanti per il 90 percento dei casi, la buona forma è condizione necessaria ma non sufficiente per la sua diffusione. Riguardo alla vastità della platea da raggiungere, non va dimenticata la relazione inversa esistente fra il numero dei riceventi e il livello di complessità dell’argomento da diffondere.

Questa riflessione non mia, solleva una domanda: quanti destinatari potrà raggiungere un argomento quale la controversia teologica sull’Usus Pauperis di Michele da Cesena riguardante la proprietà o meno dei vestiti del Cristo, una tesi poi dibattuta da pochi cardinali nell’abazia di Neustift (Novalesa); l’analisi testuale dei sessantaseimila versi del Mahabharatta editi in scadenti edizioni di Bombay e di Nuova Delhi; la Gelassenheit di Heidegger; la Vexata quaestio delle logiche di Gottlob Frege e le logiche assiomatiche di Wittgenstein; le analisi di psicologia esistenziale di Binswanger; gli insiemi infiniti di Abel; la Gematria di Rav Baal Shem Tov o gli universi concentrici di Tlon Uqbar descritti dal babelico Borges?

Alcuni apprezzeranno tuttora la prestigiosa collana filosofica degli anni Cinquanta e Sessanta edita dalla casa editrice La Nuova Italia che non esiste più. Avevano una copertina opaca e simile alla carta da pane. Grafica spartana, fogli da tagliare ai margini, rilegatura fragile, carta di qualità scarsa, prosa complessa e spesso non intuitiva. Ma tutto questo non mi ha impedito affatto di leggere con grande piacere e con stupore i libri di Mario Untersteiner, di Pohlenz, di Jaeger, di Mondolfo di Heidegger sulla immensa e vertiginosa sapienza greco antica. Non mi ha respinto nemmeno la prosa visionaria e difficile dello scrittore Philip K. Dick che espose le sue ermeneutiche eterodosse nel testo “Esegesi 2-3-74” di oltre milleduecento pagine. Quegli argomenti li avrei letti anche scolpiti su una pietra perché catturavano la mia attenzione!

Quanto ho appena detto ha l’intento di evidenziare che il problema non è la forma, sebbene importante, ma è quello di stabilire a priori qual è il tipo di platea che si vuole raggiungere quando si scrive o si diffondono informazioni con contenuti sempre più complessi. La platea vasta si conquista con argomenti “potabili” espressi con “grado zero” della scrittura. Diversamente, a misura dell’accrescersi della difficoltà dell’argomento trattato, si avrà un restringimento più che proporzionale del numero di lettori raccolti in un’area sempre più elitaria. Non c’è forma che tenga, purtroppo! Non rimarranno che pochissimi tenaci esploratori della Conoscenza che non si fermeranno mai di fronte alle apparenze. Ho scritto volutamente un testo quasi lungo e particolare che sarà letto da poche persone. Gli altri sorvoleranno pungolati da una ossessione autistico-festinante di urgenza spesso immotivata, ma oramai compulsiva. Buona lettura a coloro che non si fermeranno…

P.S. La parola festinante denota una persona che è vittima di una fretta incontrollata legata spesso a patologie parkinsoniane. Per analogia, la utilizzo per definire la attuale fretta ossessiva e spesso immotivata degli umani.