“Due giorni a settimana”, ultima esilarante commedia di Marzocca e Sarcinelli

Non solo nei grandi e famosi teatri ma spesso anche in quelli più piccoli e meno noti è possibile assistere a spettacoli di buona qualità, come nel caso di Due giorni a settimana, commedia che sarà in scena al Teatro Manzoni di Roma fino al prossimo 15 maggio. Commedia scritta e diretta da Marco Marzocca e Stefano Sarcinelli che sono anche attori protagonisti, quasi sempre al centro della scena, alternandosi con Leonardo Fiaschi nel ruolo di un trasformista: aspirante imitatore, cantante, pubblico ufficiale e altri ruoli ancora. Gli attori in scena si esibiscono dando vita ad un susseguirsi di personaggi che si esprimono con battute comiche dall’inizio alla fine, interagendo spesso con gli spettatori come in un unicum tra palcoscenico e platea.

I personaggi sono caratterizzati in modo tale da evidenziarne le contraddizioni che suscitano ilarità. La complessa trama della commedia si svolge interamente in un unico ambiente, lo studio di un impresario, dove entrano ed escono aspiranti artisti. E qui tutto si sviluppa a partire da una prima scena dove uno psicanalista ascolta il monologo del paziente e apre bocca solo per chiedere un’esosa parcella: è l’incipit dal quale prende origine un susseguirsi di continue gag inserite in vicende bizzarre. “Be yourself” è il filo conduttore della pièce: il figlio, dentro di sé, sente una voce lontana che lo chiama, di cui però non riesce ad intuire l’origine e, soprattutto, la motivazione. Inoltre, nella storia si intreccia il rapporto conflittuale tra il padre notaio (Marco Marzocca) e suo figlio (Stefano Sarcinelli), sedicente produttore, ingenuo fino all’inverosimile, credulone e davvero poco capace. Le situazioni, rappresentate con tratti paradossali, non sono però poi così lontane dalle reali relazioni familiari di molti figli irrisolti.

Esilarante è la recitazione di Marco Marzocca, di volta in volta nei panni, del domestico filippino Ariel, del portiere, della madre oltre che in quella del padre. È una commedia all’italiana ben scritta e ben recitata, dove si ride di cuore dall’inizio alla fine: ironica, piena di umorismo, intensa, semplice e, al tempo stesso, mai banale seppur originata da uno scontato linguaggio fatto di doppi sensi e parole sbagliate. Gli avvenimenti sembrano travolgere i protagonisti in modo irreparabile quando, finalmente, Stefano capisce la provenienza delle voci misteriose che lo chiamavano grazie all’imprevedibile e surreale apparizione della madre che gli indica la via da seguire: un happy end nel quale, alla fine di tutto il percorso, il figlio riesce, a sorpresa, a trovare la sua vocazione nella vita.