“Better Call Saul 6”, il terzo entusiasmante episodio

Un uomo braccato riesce a fuggire, si nasconde e resiste. La strada della vendetta è il nucleo centrale del terzo entusiasmante episodio della sesta stagione di Better Call Saul, dal titolo emblematico: “Tra l’incudine e il martello”. In Italia, la serie tivù è in programma su Netflix, con un episodio ogni settimana, a partire dal giorno successivo alla messa in onda americana su Amc. Il fuggitivo è Nacho Varga (Michael Mando). Ha svolto il ruolo del “complice”, nel fallito attentato ordito dal freddo Gustavo Fring (Giancarlo Esposito) ai danni di Lalo Salamanca (Tony Dalton). Nacho è disperato. È lui l’uomo in fuga. I suoi nemici sono spietati: da una parte, la famiglia Salamanca, che fa parte del cartello messicano di Juárez; dall’altra, il temibile Fring.

Frattanto, Jimmy McGill-Saul Goodman (Bob Odenkirk) continua a curare i dettagli, insieme alla moglie, Kim Wexler (Rhea Seehorn), di un piano per screditare l’avvocato Howard Hamlin (Patrick Fabian). Allo stesso tempo, Jimmy è accusato di coprire Lalo. Il criminale, ora dato per morto, si è presentato in tribunale sotto falso nome, dopo aver saldato l’eccezionale cauzione da sette milioni di dollari in contanti.

Questa terza puntata si pone in linea con la “serie tivù madre” Breaking Bad. L’ineluttabilità del male pervade ogni sequenza dell’episodio. Si respira una tensione emotiva di straordinaria intensità. Il merito va ascritto agli ideatori Vince Gilligan e Peter Gould. La loro storia affascina lo spettatore. Una messa in scena acuta accompagna gli attori-personaggi verso una fine inevitabile. Di cui si intuisce l’approdo. Ma di cui non si conoscono le tappe e le difficoltà del viaggio. La forza narrativa si sviluppa in maniera quasi silenziosa. Un incedere calmo e risoluto che conferisce al racconto una potenza espressiva di altissimo livello drammaturgico. Non c’è alcun dubbio, Better Call Saul è un capolavoro della serialità internazionale.