“Mi sono fatto autoschifo”. Parola di Paolo Vidoz, oggi ristoratore con un passato sul ring, tra una semifinale (e una medaglia di bronzo) alle Olimpiadi di Sidney 2000 e un finale di carriera sconsolato “ho imboccato la via del tramonto”. Essere un pugile, alla fine, “è un mestiere difficile, pochi possono farlo. E anche tra gli eletti, trovi chi gode e chi impreca”. Dario Torromeo, firma storica del Corriere dello Sport, in un libro racconta le storie di atleti, tra solitudine e sogni. Un percorso appassionato, che l’autore definisce così: “La boxe non è uno sport, è un virus che entra nel sangue e non se ne va più via. Basta un cerchio nella polvere per risvegliare la voglia di combattere. È un lampo che invita a ricominciare. L’età non ha importanza alcuna, il fuoco resta comunque acceso. Chi è pugile per un giorno, lo rimarrà per sempre”. E poi: “Per diventare pugile non è indispensabile salire su un ring. La boxe è uno stato mentale, una filosofia. Per questo anche tra quelli che sono riusciti a combattere, si può trovare chi pugile non lo è mai stato e mai lo sarà”.

Un’opera che parla, tra gli altri, di Francisco Guilledo, peso mosca detto Pancho Villa, nato nelle Filippine nel 1901 e morto nel 1925, poche ore prima di diventare padre. Oppure Hector Camacho: dietro le sbarre per risse, droga, furto, viene salvato dal professore di inglese “che insegnava nella scuola per giovani difficili dove Macho studiava”. Poi la boxe: diventa campione nel mondo in tre categorie, “batteva i migliori”. Infine, il declino, “l’accusa più pesante: abuso di minori. Aveva violentemente picchiato il figlio”. Il processo non ci sarà: “Due uomini a bordo di un Suv avevano affiancato la macchina in cui, sul posto del passeggero, sedeva il portoricano. Avevano aperto il fuoco, accompagnando l’omicidio con urla assordanti quasi volessero coprire il rumore dei colpi”.

Ma è un’opera che fa una ampia panoramica su James Douglas, peso massimo, re per una notte: è il primo a mandare al tappeto Mike Tyson. Buster Douglas “ha da sempre la faccia di un clown triste, gli occhi parlano di una infinita malinconia. Anche quando un fotografo gli chiede di fare lo sguardo cattivo, proprio non ci riesce… la sua vita è un inferno. A tre settimane dal match è morta Lula, l’adorata mamma stroncata da un infarto. Ha perso il fratello nove anni prima, ucciso in strada. Ora la storia cambierà, forse. Di sicuro le tragedie non l’abbandoneranno”. Senza dimenticare Francesco Damiani e la sfida al Mito, quell’11 maggio 1982, e “la sera dei miracoli”. Davanti c’è Teofilo Stevenson, cubano, tre ori olimpici e due mondiali, 240 vittorie su 252 incontri, 1,97 di altezza per 96 chili, “sembrava una statua azteca”. Ma quella volta Damiani disputa “il match perfetto”. Tra i professionisti sarà campione europeo e mondiale dei pesi massimi per la Wbo, in bacheca colleziona pure una medaglia di argento alle Olimpiadi di Los Angeles (1984): “Non devi abituarti ai grandi guadagni, devi sempre pensare che prima o poi finiranno. Devi saperti accontentare. Io le vacanze non le faccio alle Hawaii, vado a Marina Romea. Non mi costruisco una villa da star a Hollywood, mi faccio la casa a Bagnacavallo. Amministrare quello che hai, non sprecare, restare nell’animo quello che eri prima di cominciare a boxare. E non pensare mai che tutti quegli amici che ti girano attorno, quando sei famoso, resteranno anche nel momento in cui le luci si spegneranno”.

Nel libro troveranno spazio pure Bruno Arcari, Danny Garcia, Al Brown, Jimmy Wilde ma anche uomini d’angolo come Geppino Silvestri, Ottavio Tazzi, Lou Duva, Yousaf Mack (“prima sfidante al titolo, poi protagonista su un set porno gay”), “la fame di boxe” di Frank Sinatra, “la passione è il tradimento di Bob Dylan”. “Un atto d’amore verso un sport che ruba l’anima” ricordando sempre che, come scrive Tiberio Mitri nella sua autobiografia, “tutto ciò che si crea con fatica in una vita, si può distruggere in dieci secondi”.

(*) Dario Torromeo, “Pugili. Arcari, Duran, Rosi, Benitez, Camacho… Il fantasma di Londra. Dal ring al set porno. E poi Dylan, Sinatra”, Absolutely Free, 352 pagine, 18 euro.