La tempesta: Un Prospero di mondo

Qual è il mondo del Prospero shakespeariano, protagonista oscuro de La Tempesta? Ma, ovvio: quello reinventato teatralmente dal genio di Alessandro Serra! Il regista (per l’occasione anche scenografo, costumista, ideatore delle luci e dei suoni) sarà in scena al Teatro Argentina a Roma, fino al 15 maggio, con uno spettacolo entusiasmante dal titolo omonimo. Una straordinaria riduzione del capolavoro shakespeariano, mai ferma come farebbe l’aria in tempesta, in cui si alternano ai venti e alle forze spontanee e incontrollabili della natura i sussulti e i conati di sentimenti ora rigettati, ora digeriti di nuovo, inalandone le disgustose esalazioni in modo da creare continue inversioni nei ruoli di dominato e di dominante. Scenario e racconto si identificano con i resti lignei di un naufragio anonimo, senza diario di bordo a scriverne la storia, materializzati con le assi stesse del palcoscenico e con un rozzo, stretto e lungo pezzo di legno maltagliato, che serve da elevatore di figure umane e da supporto per la tavola imbandita dai servi magici.

Una sorta di “palanca” ante litteram, utilizzata per impalcare intelaiature provvisorie e fare da passerella tra piani e livelli diversi di una determinata struttura (in questo caso narrativa) in divenire. Il racconto, puramente fantastico, è il luogo fantasmatico della vendetta e del suo claudicante perdono. Un Giano bifronte del Dio dell’Umanità barbaro e onnisciente, che lancia nella macina del tempo intere civiltà, perché siano ridotte in polvere e le loro ceneri diventino nutrimento per altre più dominanti, spietate e refrattarie alla ricerca degli equilibri tra diversi. Vale solo nel regno di Marte il binomio schiavo-padrone, sia che il primo sia sostanza angelica come lo spirito Ariel, o come Caliban l’uomo-fango partorito da una strega, prima figlioccio e poi suddito senza diritti di Prospero, con quest’ultimo che arriva nell’isola in cui quel personaggio primitivo era l’unico abitante e padrone.

Un dominatore spietato a sua volta esule, messo in mare dai suoi nemici su di una nave malconcia assieme alla sua unica figlia Miranda e ai suoi testi esoterici, sopravvissuto grazie all’aiuto del Buon Samaritano Gonzalo, dopo che suo fratello Antonio ne aveva usurpato il Ducato di Mantova con la complicità del Re napoletano Alonso. E saranno le potenze oscure evocate dagli studi e dalle incessanti pratiche esoteriche di Prospero, a dare fantasia alla vendetta, scatenando una terribile tempesta che investirà in tutta sua forza inaudita la flotta reale di Alonso, facendo naufragare la nave reale ammiraglia e disperdendo il suo equipaggio e il figlio del Re, Ferdinando, su punti diversi di approdo dell’isola.

Ad esprimere il peggio della natura umana, sarà da un lato la coppia “seria” e fratricida composta da Antonio (fratello usurpatore di Prospero) e Sebastiano, fratello del Re Alonso, e quella “cialtrona”, dall’altro, che vedrà protagonisti due guitti marinai ubriaconi. Il primo, Trinculo (goffo, debole e vigliacco) e Stefano, il secondo, un cantiniere arrogante arrivato sull’isola a cavalcioni di una botte di vino, divorato dalla sete barbara e primitiva di potere per cui, drogato di liquore e asservito il povero Caliban, ne accetterà l’unica condizione di uccidere in sua vece un Prospero dormiente. Tutti, in base al disegno semidivino di quest’ultimo, sono arrivati indenni con gli abiti perfettamente asciutti e non un solo capello fuoriposto.

Sarà lo spirito Ariel, interpretato dalla bravissima Chiara Michelini, a organizzare su ordine del suo padrone e di sua libera iniziativa (dato che un essere privo di materia non lo si può legare al guinzaglio) le scene dell’inganno, della perdizione-redenzione e della follia dei personaggi umani. Con la sola eccezione però della coppia di innamorati Ferdinando-Miranda, che si guadagnerà l’autoimmunità dal sortilegio, grazie all’amore puro e sincero dei due giovani amanti, dando così a Prospero un lignaggio di rango consono alla “civiltà” da cui proviene, anziché un genero deforme figlio della strega, unico maschio presente nell’isola fino all’arrivo dei naufraghi.

E poiché “noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, allora è coerente dire che il sogno “è” la vita stessa. Così, ladri e derubati; spodestati e usurpatori si scambiano i ruoli, in funzione del mutare delle condizioni relative, per cui un peccatore può divenire un santo viceversa. Infine, non c’è piacere supremo come quello di lasciare il potere quando si è al culmine della propria potenza! Eppure, lo schiavo liberato soffre dell’abbandono del proprio padrone, come il piede che porta i segni indelebili della catena che lo ha stretto per decenni! Perché, poi, tutta l’umana esperienza terrena è dipendenza, da qualcuno o da qualcosa. Ma, pare dire Shakespeare, i regni della Terra vanno e vengono e mai nessuno di essi varrà il sacrificio di una lacrima o di un solo sospiro! Spettacolo imperdibile.